Altro che regole di bilancio UE! Il Governo metta in sicurezza il paese

L’art. 81 Cost., benché sfregiato, prevede che “il ricorso all’indebitamento è consentito […], previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali“. Le calamità naturali accadute in mezza Italia, e tornando indietro, il crollo del ponte di Genova, sono eventi che per la loro natura di “eventi eccezionali” giustificano senza se e senza ma il diritto-dovere dello Stato di intervenire per mettere in sicurezza le zone colpite, ricostruire le infrastrutture distrutte ed eventualmente aiutare la cittadinanza a riprendere la loro normale vita quotiana.

Non ci si può affidare a numeri telefonici gratuiti, per raccattare qualche euro. Per uno Stato che si dica tale, è sconfortante doversi affidare al buon cuore dei cittadini, che per quanto possa rappresentare un aiuto gradito, non può sostituire in alcun modo la potenza economica di uno Stato sovrano. Soprattutto però è umiliante che la nazione italiana debba rinunciare ad agire, per paura di sforare la ridicola regola sul deficit e sul debito, la cui razionalità macroeconomica è tutta da dimostrare. E infatti – a titolo di cronaca – non è stata mai dimostrata, se non come regola “politica” per depotenziare la capacità economica del nostro paese, a tutto vantaggio della Germania.

Qui è necessario agire e lasciarsi alle spalle le regolette UE, e anzi, possibilmente la UE, e iniziare a pensare alle persone, alle loro difficoltà, ai loro drammi. E’ necessario che lo Stato torni a fare lo Stato: investa, spenda, intervenga per ricostruire un paese che sta crollando, che ogni giorno che passa diventa sempre più un paese del terzo mondo, con ponti che crollano, strade dissestate, pericoli idrogeologici in ogni angolo, disoccupazione, disfattismo, deindustrializzazione ed erosione dei diritti sociali. Non è possibile continuare così, piegandosi alle logiche illogiche euriste che sono evidentemente contrastanti con l’interesse nazionale, con la Costituzione e dunque con la tutela della dignità dei cittadini italiani.

Non è questa la nazione che i nostri padri fondatori sognavano per il nostro paese. Essi sognavano una nazione libera e indipendente, sovrana, e non in catene e assoggettata all’interesse straniero. Non una nazione costretta a indebitarsi come un privato e in una moneta straniera, per reperire risorse e tentare, non con pochi insuccessi, di creare benessere. Non certo uno Stato e un Governo umiliati e costretti a fare i compitini di bilancio, che poi vengono giudicati, votati e censurati dai burocrati europei privi, per questo delicato compito, del necessario mandato democratico conferitogli dal popolo italiano.

Il Governo si svegli e in fretta! Utilizzi tutti gli strumenti a sua disposizione per mettere in sicurezza il paese, compreso il deficit. Abbiamo una Carta fondamentale piuttosto chiara, la quale sancisce inequivocabilmente che la sovranità appartiene al popolo italiano. Non all’Unione Europea, non alla Commissione Europea, non alla burocrazia eurista, né a Berlino o Parigi e in generale a chi, dalle parti di Bruxelles, pretende, senza essere eletto dal popolo italiano, di farci arrogantemente i conti in tasca e di bacchettarci se non rispettiamo le regolette che ogni giorno defraudano il popolo italiano del suo diritto ad autodeterminarsi.

Riprendiamoci la sovranità!

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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