Chi pagherà (e chi verrà escluso) dalla patrimoniale voluta da Bundesbank per l’Italia

Abbiamo letto negli scorsi giorni che la Bundesbank a nome della Germania, per tenere Roma a tutti i costi dentro la moneta unica (la vera fonte del benessere e del potere geostrategico germanico del III millennio), vorrebbe imporre un’imposta patrimoniale a carico degli italiani pari al 20% della ricchezza finanziaria (!). Non è per altro la prima volta che istituzioni tedesche suggeriscono pubblicamente un’imposta simile all’Italia, quanto meno negli ultimi 7 anni.

Lasciamo perdere che ancora oggi circa metà del debito pubblico italiano in euro è di fatto ancora quello in lire pre 2001, poi convertito nella moneta unica.

Un’imposta monstre sul 20% della ricchezza a carico dei patrimoni di fatto famigliari implementata senza eliminare le cause del “distress” economico-finanziario sarebbe totalmente inutile, ossia fra qualche anno ci si troverebbe a dover imporre una nuova patrimoniale per correggere gli stessi problemi di oggi e via di seguito.

Rammento solo che il sottostante su cui dovrebbe incidere detta “patrimoniale Made in Germany” è precisamente lo stesso su cui vorrebbe fare leva Paolo Savona per far ripartire l’economia nazionale. Meglio detto, delle due l’una: o l’Italia va verso la stagnazione costante ma abbassando il debito come voluto da Berlino, o applica la ricetta di Savona cercando di far ripartire l’economia alzando il debito e sperando in una salita del Pil. Poi dipenderà da quanto salirà più un fattore (il Pil) o l’altro (il debito) se la ricetta di redenzione italica avrà successo.

Ma chi sono i soggetti che pagheranno detta imposta patrimoniale?

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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