Crescita Pil Italia 2019 (diciamo grazie a Savona ma anche a Mario Draghi)

Lo so che siete rimasti colpiti dal titolo ma al termine della lettura del pezzo vi sarà tutto più chiaro. Come ben sapete, il DEF gialloverde prevede un deficit su Pil al 2.4%, mentre ad oggi tale valore è pari a 2.0, e una crescita dell’1,5%.

Immediatamente Bankitalia fa presente che, a suo avviso, le stime di crescita del governo sono troppo ottimistiche, contenendo la previsione in un prudenziale 1,1%.

Più ottimistica Fitch, società di rating che mira a contendere fette di mercato al duopolio Moody’s e S&P, che stima un buon 1,2%.

Decisamente peggiori sono invece le previsioni del Fondo Monetario Internazionale: 1% secco.

Invece noi, che siamo più precisi e meglio sul pezzo di questi inutili enti, possiamo raccontarvi con maggior precisione ciò che avverrà.

 

PRIMO DRIVER DI CRESCITA: L’EXTRA-DEFICIT DI BILANCIO

Già solo il valore sopra riportato, quello 0,4% che nasce come differenziale tra i valori 2018 (ex post) e 2019 (ex ante), consente una crescita del PIL nella misura minima di 0,4%.  A tale valore possiamo poi aggiungere un piccolo extra che nasce per la riattivazione del mercato interno da spese anticicliche (grazie ai ben noti moltiplicatori Keynesiani). Considerando un valore minimo per gli indicatori pari a 1.2, il primo driver di crescita aggiuntiva diventa quindi 0,48%!

 

SECONDO DRIVER DI CRESCITA: CIR E INVESTIMENTI FUORI DEFICIT

Ora veniamo al secondo driver di crescita, quello dove ritroviamo la mano di Mario Draghi  in funzione di co-autore assieme a Savona.

Qualche giorno fa il mitico Carlo Cottarelli, il pensionato di lusso che, con i potenti mezzi dell’Osservatorio Nazionale sui conti pubblici (un pc con Excel) ci arringa con i suoi sermoni da sacerdote del NeoRicardianesimo, nell’analizzare i dati del DEF di Tria riscontra delle anomalie:

il debito pubblico cresce di più di quanto spieghi il Deficit!

Come mai?

Derivati? Conti errati? Spese nascoste?

Il povero Cottarelli, sebbene abbia molto tempo da dedicare a tale attività, non riesce a dare una risposta.

E qui interviene il sottoscritto.

Non so se vi è chiaro che siamo nel bel mezzo di una riorganizzazione del mondo in aree geopolitiche. Per quanto concerne l’Italia, siamo nuovamente dentro la secolare guerra tra anglo-sfera e asse franco-tedesco (che da Napoleone in poi ha sempre cercato di unificare la UE).

Bene, secondo voi, da quale parte si sarà schierato Mario Draghi?

Ovviamente con quella da cui proviene.

In questo senso, egli alla fine risulta determinante per la futura crescita del PIL dell’Italia. Tutto risale ad alcuni mesi fa quando, nel più assoluto silenzio, il Prof. Savona incontra Draghi e gli illustra il suo piano: usare i 50 miliardi di surplus commerciale estero in ottica investimenti infrastrutturali per il paese lungo un arco temporale di 3 anni.

Rimane un problema. Mario Draghi dovrebbe anticipare questi soldi e/o comunque autorizzare tale   ambizioso piano che, in teoria, è perfettamente legalre/realizzabile secondo i principi dell’equivalenza ricardiana che sta dietro l’identità dell’Euro.

Dall’incontro fra i due nasce l’idea da seguire: utilizzare la strada (studiata da Armando Siri) dei Buoni del Tesoro Pluriennali, emessi in versione riservata (ossia destinati solo alle famiglie italiane), per la misura di 45 miliardi in 3 anni!

Capite?

I famosi 45 miliardi di debito pubblico aggiuntivi, trovati da Cottarelli e da questi non spiegabili in alcun modo, non sono altro che 15 miliardi di investimenti infrastrutturali l’anno per 3 anni, finanziati con i famosi CIR di “Siriana” memoria.

Ne consegue che, anche applicando anche a questi il famoso moltiplicatore minimo, questi ulteriori 15 miliardi di spesa pubblica consentiranno di avere un ulteriore delta di crescita di almeno altri 1.1-1.2 punti percentuali.

Ovviamente nel 2019 i valori saranno necessariamente inferiori, poiché non possiamo avere la certezza che le opere pianificate partano il primo di gennaio. Considerando, a puro titolo di esempio che partano a giugno 2019, avremmo comunque almeno un ulteriore 0.55-0.6% da aggiungere al precedente driver di crescita.

Capito amici?

La somma dei due driver di crescita determina un più 0,97-1,02 sul valore calcolato dagli enti internazionali all’oscuro del DEF e delle strategie studiate dai gialloverdi.

Non è un caso che il Prof. Savona l’8 ottobre 2018 abbia annunciato al mondo che la crescita, a suo avviso, sarà circa il 2% nel 2019 e il 3% nel 2020.

Non male direi, vero? Una volpe il nostro Savona.

Ma la Volpe a volte ha bisogno del Gatto no? Chi meglio di Mario Draghi?

Quando vi verrà da maledire il Sor Mario, per la recessione imposta ai paesi del Sud Europa (con la fuoriuscita dal programma Q.E.), considerate sempre che, nel momento della scelta schieramento da appoggiare, egli ha scelto quel mondo anglofono da cui proviene e, quindi, con quell’Italia derisa, impoverita e comprata a prezzi stracciati dall’asse franco-tedesco.

Se non ci fossi io! Come fareste senza di me?

Ad maiora.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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