Da Trump una spinta all’Italexit (geopolitica, filosofia e project fear)

Benvenuti al settimanale aggiornamento sull’operato del Governo di Liberazione Nazionale e sull’inqualificabile reazione dell’opposizione.

Questo lunedì l’analisi si arricchisce della componente più importante di tutte, la Geopolitica, a causa degli avvenimenti di questi ultimi 2 giorni.

Per capire dove siamo non possiamo prescindere da ciò che si muove intorno a noi.

Partiamo dalla citazione di uno dei filosofi più interessanti nella storia dell’umanità (Hegel):

“Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”.

Egli riteneva che la ragione umana fosse in cammino verso la verità secondo uno sviluppo logico (Lógos) e conseguenziale. Applicandola ai tempi attuali, possiamo dire che con tale filosofia Hegel abbia involontariamente descritto la Brexit poiché secondo questi il razionale si manifesta nella storia. Il 24 giugno 2016 Ansa riporta la notizia:

“Brexit, la notte del referendum che ha cambiato la Ue – Sondaggi capovolti in una notte drammatica, ore contate Cameron”

In cui si legge:

“…dopo che i primi poll avevano dato il remain al 52%…”. Le classi borghesi che hanno pianificato la globalizzazione pensavano che avrebbero vinto il referendum o quanto meno pagarono sondaggisti e giornalisti per diffondere questa certezza.

Ma essa è anche la filosofia del Trumpismo. Su Il Secolo XIX del 7 novembre 2016 Maurice Tamman annunciava sondaggi che consideravano sicura vincente la Clinton:

“Usa, ultimo sondaggio: Clinton batterà Trump al 90 per cento”

e sappiamo come è andata vero?

Alla fine, fu anche la filosofia del nostro Governo di Liberazione Nazionale,

Non era razionale immaginare che gli Italiani lasciassero al governo chi in 7 anni aveva:

  • Ridotto la produzione industriale del 25%;
  • Aumentato la disoccupazione a livelli greci;
  • Raddoppiato i poveri;
  • Fatto fallire un’infinità di banche e massacrato i risparmi della povera gente.

Razionalmente, quindi, così come prima gli inglesi e gli americani, gli italiani scrissero la storia eleggendo partiti che facessero altro, e questi organizzarono un governo che rispondesse a tali aspettative provando altre strade.

Divisi fra anti-euro e riformisti della UE, i gialloverdi seppero trovare in Savona l’uomo giusto per liberare dal soffocamento dell’Equivalenza Ricardiana, dell’austerità espansiva.

Tutto ciò che è razionale è reale, così anche in questo caso la ragione si è manifestata nella realtà e in essa dobbiamo ora cogliere la razionalità.

I gialloverdi, su spinta del Prof. Savona, fissarono un budget di spesa pubblica idoneo a sostenere la crescita del PIL, una percentuale 3 volte superiore al valore richiesto dalla UE: lo 0.8%.

A dire il vero, il Piano Savona era caratterizzato per i seguenti due elementi:

  • Impegnare il deficit di bilancio negli investimenti, che avrebbero spinto in alto il Pil Potenziale del paese (vedremo alla fine perché questo è importante)
  • Spingere la Germania a fungere da motore dell’Impero operando in deficit, sia di bilancio che commerciale.

Ma Salvini e Di Maio optarono per il rispetto delle proprie promesse elettorali e la Germania disse no al sostituirsi agli Usa degli ultimi 40 anni.

Scontato, pertanto, lo scontro fra le due impostazione e, da qui, la reazione della UE. Il 28 novembre TG LA7 riporta le dure parole di Dombrovskis pronunciate dopo una timida apertura di Salvini alla limatura di qualche decimale:

“Manovra, Dombrovskis avverte: ‘La correzione dei conti sia consistente’ ”

Il TG 5 delle ore 13 del primo dicembre annuncia che l’Ecofin avvierà in ogni caso la procedura d’infrazione contro l’Italia.

Ma la fortuna assiste i Dioscuri, entra in gioco la Geopolitica. Al G20 Trump afferma:

“o il sistema evolve verso un commercio equo, dal libero commercio attuale, o usciremo dal G20”

nel chiaro intento di giustificare il nazionalismo produttivo, teso a riequilibrare le partite correnti. Quindi Trump lancia un chiaro messaggio a chi si garantisce partite correnti positive grazie alla:

“….currency manipulation…” (tweet di Trump).

Così Trump al G20 incontra Xi Jinping per discutere di tali argomenti. Trump ha però avvertito anche la Germania, vero scopo di tali attacchi (come vedremo più avanti) chiedendole di non usare più l’Euro come arma di colonizzazione dei mercati mondiali. Sulla Faz di oggi (ieri per chi legge) viene pubblicato il pezzo dal titolo:

“Squilibrio commerciale, Trump avverte la Germania: lo cambieremo”

nel quale si riporta la promessa di Potus in merito ai dazi sulle auto tedesche avendo gli USA squilibri commerciali con la Germania grazie alla truffa dell’Euro!

Trump decreta la fine dell’Euro? Non possiamo saperlo, ma certo è che se mettesse dazi sulle auto europee COSTRINGEREBBE l’Italia ad andare all’eurobreak-up altrimenti l’Italia si vedrebbe distrutto l’intero comparto dell’Automotive:

“Trump minaccia i dazi sulle auto estere. Il Fmi: Barriere controproducenti”

(La Presse – 28 novembre 2018).

Ma le ragioni di questi attacchi alla Germania sono più profonde, vanno oltre l’economia. L’attacco a Merkel e Macròn è un attacco alla nascita dell’Impero Europeo. La Germania, come detto la settimana scorsa, ha rinunciato al progetto di Savona di Impero economico ma ambisce alla creazione di un esercito europeo. L’Impero che attacca Trump è quello militare, quello del disegno di Jean Monnet:

“le nazioni europee dovrebbero essere condotte verso un superstato senza che la gente capisca cosa stia accadendo. Questo lo si potrà ottenere adottando fasi successive, ciascuna mascherata come avente uno scopo economico.”

Ora, immaginate voi se gli USA lasceranno che la bomba atomica francese vada in mano ad un superstato a guida tedesca, perché di guida tedesca dobbiamo parlare.

A poche settimane dalla decisione di realizzare la Piccola Europa, quella senza Italia e UK, i tedeschi già avanzano pretese sul seggio che la Francia ha all’ONU. Su il Fatto Quotidiano del 28 novembre 2018 si legge:

“Onu, la proposta di Berlino: “Seggio della Francia diventi della Ue, che deve parlare con una voce sola”

Non passano 24 ore che sul sito di Maurizio Blondet si legge nel pezzo “Macron cede a Berlino anche il seggio francese al consiglio di sicurezza”:

“Macron sta aderendo a questo progetto. Con la incredibile sottomissione che ha dimostrato verso Berlino, e in segreto. Solo accidentalmente, in una conferenza ad Harvard il 6 ottobre, i francesi che vi partecipavano l’hanno saputo. Dall’ambasciatore tedesco alle Nazioni Unite, Christophe Heusegen, il quale ha reso noto che sono in corso discussioni per trasformare il seggio permanente della Francia in un seggio franco-tedesco; dal 2019, Berlino avrà il seggio permanente all’ONU, ha di fatto lasciato intendere”

Se i tedeschi si impossessassero di tale poltrona e della bomba atomica sarebbe rinato il Reich.

Trump sa che vi è una sola Europa che conta ed è la Germania. I posti chiave a Bruxelles sono occupati tutti da tedeschi, l’Europa degli uguali è diventata l’Europa del più forte. Bruxelles riconosce a Berlino il diritto di porre i propri interessi nazionali avanti a tutto pur chiamandoli “interessi d’Europa”. I paesi finlandizzati ne traggono vantaggio ma quelli che ambiscono a porsi sullo stesso piano vengono sistematicamente schiacciati.

Trump non può permettersi la nascita di un Impero così potente nel cuore dell’Europa e comincia ad avocare a se gli stati salvati da Hitler durante la WW2, in particolar modo la Francia.

Su l’Ansa del 13 novembre 2018 leggiamo i tweet di Trump:

“Emmanuel Macron suggerisce di costruire un loro esercito per proteggere l’Europa dagli Stati Uniti, Cina e Russia. Ma era la Germania nelle due guerre mondiali. Come è andata a finire per la Francia? Avevano iniziato ad imparare il tedesco a Parigi prima che arrivassero gli Stati Uniti. Paghi piuttosto per la Nato……Non c’è Paese più nazionalista della Francia, gente molto fiera e giustamente… FATE LA FRANCIA DI NUOVO GRANDE!…..Il problema è che Emmanuel ha un livello di approvazione molto basso in Francia, il 26%, e un tasso di disoccupazione a quasi il 10%”

Guarda caso, subito dopo abbiamo i seguenti 3 avvenimenti:

  • “Gilet gialli contro Macron in Francia” (da Omnibus La7 del 22 novembre)
  • L’arresto in Giappone di Carlos Ghosn, il a capo dell’alleanza franco-nipponica tra Renault, Nissan e Mitsubishi, che ha strappato a Toyota e Volkswagen la palma di maggior costruttore mondiale
  • Il più consistente riarmo della base USA di Ramstein, sito originariamente finalizzato alla prevenzione della formazione di un esercito tedesco-russo (vedi Diplomacy di H. Kissinger), degli ultimi 20 anni – fonte “Gli USA di Trump, l’EU della nuova Vichy, l’Italia in perenne declino” di Mitt Dolcino – www.scenarieconomici.it.

Pensate forse che dietro i Gilet gialli e l’arresto di Ghosn non ci sia l’esercito USA?

Mitsubishi Motors faceva parte in passato delle Mitsubishi Heavy Industries, il principale produttore militare del Giappone. L’arresto di Ghosn blocca la possibilità dei francesi di acquisire il completo controllo dell’alleanza motoristica Renault-Nissan-Mitsubishi e acquisire i segreti militari giapponesi e statunitensi. Trump si serve di queste operazioni perché la superpotenza economica tedesca non evolva in superpotenza militare.

La UE a trazione tedesca va smantellata, Trump si abbatterà su essa come un furioso Thor e l’Italia sarà il suo martello!

Il Partito dei Francesi, consapevole di queste cose, sa di aver poco tempo a disposizione, al massimo fino a quando Potus non prenderà possesso della FED, e si sta pertanto attivando per controbattere la maggioranza.

La via principalmente seguita è separare Salvini e Di Maio ricorrendo:

  • Allo scandalo del frigorifero (“Un bidone, una carriola, deicalcinacci, un telo di plexiglass e un vecchio frigorifero. Questo è stato trovato sulla terra dei Di Maio” – Libero 30 novembre);
  • Al morbo dei Presidenti della Camera (“Sicurezza e migranti Ficospara su Salvini ma l’obiettivo è Di Maio” – Il Giornale 01 dicembre 2018)

La seconda via intrapresa è far sparare al Policy Advisor Bankitalia tutte le cartucce in suo possesso, specialmente quella del Project Fear con lo spread:

“Il Dg di Bankitalia: “Con lo spread alto il rischio di default non è più nullo” “ (Huffington Post 27 novembre 2018)

Ma oramai il Project Fear non spaventa più nessuno, soprattutto alla luce di quanto accadde in Inghilterra con la Brexit.

Su MSN.com viene pubblicato oggi (ossia ieri per chi legge) un pezzo dal titolo:

“Costs of Brexit: nothing to fear from project fear?”

Nel quale si cita il rapporto dell’Economist for Free Trade (EFFT) secondo il quale i prezzi dei prodotti nei negozi inglesi calerebbero dell’8% e il PIL crescerebbe del 7% in 15 anni in caso di “no deal” con la UE.

Tutto questo nonostante quelli della BoE anche questa settimana abbiano fatto delle affermazioni che sembrano provenire da chi ha appena assunto sostanze pesanti:

“Brexit, stime choc della Banca d’Inghilterra: con no deal Pil giù dell’8%” (Il Sole 24 Ore).

In Inghilterra è forte la memoria circa le uscite di Mark Carney, governatore BoE, all’alba del referendum per la Brexit:

“Brexit could lead to recession, says Bank of England – Central bank issues unprecedented warning over EU vote, claiming exit could depress pound and raise unemployment” (The Guardian, 12 maggio 2016).

L’esperienza inglese ha lasciato il segno nei popoli, rinforzandone coraggio ed animo belligerante.

BdI e BoE sono superpagati dipendenti delle Banche Global impegnati a diffondere terrorismo. Oramai la loro attendibilità è pari a zero.

Nessun quotidiano fa poi notare la gaffe del Direttore Generale di Banca d’Italia (Rossi) che si lascia sfuggire una frase sulla probabile rottura dell’Euro. Finanza On Line riporta la frase incriminata:

“Bankitalia, l’ammissione di Rossi: Euro, incrinata convinzione che fosse un monolite”

Nessun quotidiano riporta poi che il Policy advisor si occupa dello spread mentre chiude gli occhi di fronte a quanto sta facendo il suo Policy Maker Unicredit.

Mustier, numero uno di Unicredit, sta effettuando una scissione tra Unicredit Italia e gli asset esteri. Il suo vertice sarà probabilmente spostato in Germania, perché una banca che si definisce “Paneuropea” preferisce sistemarsi nel paese in cui le regole vengono dettate. Se l’Italia dovesse ritornare alla Lira, è possibile che lascino morire la filiale italiana affinché il governo vada in difficoltà nel far uso della leva Politica Monetaria.

Che Mustier stia pianificando di bloccare o rallentare il governo sovrano?

Non possiamo affermarlo mentre possiamo con certezza dire che le banche tedesche e francesi stiano seriamente pensando alla Cacciatexit.

A gennaio la BCE farà partire una misura di finanziamento al sistema bancario europeo al solo fine di consentire alle suddette banche di recuperare i loro investimenti nel nostro sistema bancario.

Nei giorni scorsi su Faz.net, all’interno dell’articolo “Trotz Anti-Europa-Kurs: EZB bereitet Finanztspritze fur italiens Banken vor” si riportano le cifre delle esposizioni:

–        Banche francesi 350 miliardi;

–        Banche tedesche 70 miliardi.

Al termine del recupero di tali capitali il nostro sistema sarà lasciato in balia dei mercati, privo di una Banca Centrale che fissi i tassi, senza una BC che faccia da prestatore di ultima istanza.

Ma i gialloverdi, che non sono stupidi, hanno già studiato le contromosse. E queste stanno facendo impazzire il Partito dei Francesi, quelli che tifano per lo spread e per il crollo della nostra economia, quel Partito Democratico ad alta concentrazione di uomini con la Legion d’Onore francese.

Sui quotidiani leggiamo:

– “il giallo delle card per il reddito di cittadinanza” (Il Sole 24 Ore – 30 novembre 2018);

– “RDC Di Maio: A Poste la stampa delle tessere” (La Repubblica – 30 novembre 2018).

Quelli del Partito dei Francesi hanno capito che il Reddito di Cittadinanza verrà erogato tramite tessere (già in fase di stampa) e che le Poste gestiranno la misura garantendo quella capillarità territoriale che sarà tanto utile anche per gestire la futura Politica Monetaria del governo tornato alla lira. Sarei portato a pensare che il governo abbia rinunciato a rientrare in possesso di Banca d’Italia. Meglio così, lasciamo che essa faccia la fine che merita: fallire!

Non a caso, il buon Claudio Borghi ha già iniziato a mettere le mani avanti con Banca d’Italia circa l’oro da questa detenuto nei propri forzieri:

“L’oro alla Patria” titola Dagospia, “a chi l’oro di Bankitalia? A noi” pubblica il Giornale.

Tre mesi fa Borghi ha depositato una proposta di “chiarimento di legge già esistente” che a breve dovrebbe esser discussa a Montecitorio. Egli desidera specificare, a chiare lettere, che i lingotti d’oro detenuti da Bankitalia appartengono alla nazione.

Vi domanderete, difendere l’oro….da chi?

Numero uno, Banca d’Italia ha un azionariato privati in cui comincia a farsi forte il peso dei francesi. Numero due Banca d’Italia si è legata mani e piedi alla BCE (che di fatto è tedesca). Numero tre, in Germania (e quindi anche alla BCE) qualcuno ha iniziato a parlare di oro pubblico a garanzia e a compensazione dei saldi Target2.

Tutto si sta evolvendo con una impressionante rapidità. L’esistente è sì razionale ma non possiede la razionalità! La realtà è invece razionalità pura ed è in divenire. Si evolve. Un inside man che ha avuto modo di assistere all’assemblea di Poste Italiane con i Ministri, con il Premier e con importanti membri di alcune commissioni parlamentari, ha parlato di un clima di rinnovato entusiasmo, di grandissima motivazione, sia per la rinascita dell’ente, sia per quella della nazione.

Sulla Germania, che ha rinunciato all’evoluzione della UE verso l’Impero, limitandola all’applicazione scolastica del liberismo e del neocolonialismo, sappiamo di non poter contare (e questo oramai lo hanno capito tanto Savona quanto i Dioscuri) e del resto anche la Germania non conta più sull’Italia. Si è quindi chiusa un’epoca e il nostro divenire dovrà necessariamente essere altro da questa insostenibile attuale realtà.

Su Repubblica del 30 settembre 2018, nel pezzo “E’ una sciocchezza pensare che l’Italia possa crescere del 3%” Lars Feld (consigliere economico di Angela Merkel) ci informa che la diffidenza della Germania nei confronti di Roma è altissima e che il fondo comune per i depositi bancari è morto in quanto i paesi del nord Europa non lo vogliono affatto. Insomma, l’architettura base dell’euro non nascerà mai.

Quello che vogliono i tedeschi è che si continui sul versante dell’austerity per continuare a godere di una marco svalutato che agevoli il suo export. Poi se nel sud Europa crescono i populismi e sbocciano le rivoluzioni (come in Francia) poco importa, nel nord Europa in fondo queste cose non accadono.

Quale austerity fare e perché ce lo ha spiegato benissimo Luciano Barra Caracciolo, sottosegretario nel ministero di Savona in un suo intervento nel corso di un incontro organizzato a Roma da Qelsi. Tutto parte da un assunto:

“il nostro output gap nel 2019 si azzera, pertanto non è possibile fare politiche economiche espansive”.

Tanto per chiarire, l’output gap è la misura inventata per capire se un paese utilizza in modo efficace le sue risorse. Tanto più piccola è la sua misura, tanto più efficace è l’impiego delle risorse del paese. Un suo valore elevato significa non sfruttare a pieno le capacità produttive esistenti (una minore crescita rispetto al potenziale) o un impiego che genera pressione sui salari e, quindi, sui prezzi.

Secondo la Commissione UE, con l’azzeramento del nostro output gap nel 2019, quanto potevamo recuperare come crescita è stato recuperato. Da qui in poi, non è possibile distribuire denaro per creare domanda aggregata, né assumere disoccupati (mandando in pensione anticipatamente le persone), poiché un disoccupato in meno (a parità di stock di capitale) genererebbero solo pericolose spinte inflazionistiche al nostro sistema economico.

Anzi, secondo Barra Caracciolo per la Commissione UE non va nemmeno incrementato lo stock di capitale esistente, anche un ponte o un’autostrada in più genererebbero inflazione, è possibile solo reintegrare lo stock esistente in caso di eventuali eventi catastrofici.

Per la Commissione UE dobbiamo rimanere fermi al punto in cui siamo. Savona suggerisce di trasferire parte dei miliardi del Reddito di Cittadinanza e di Quota 100 agli investimenti perché ritiene che l’output gap non sia affatto colmato e perché vorrebbe reintegrare lo stock di capitale perso negli ultimi 15 anni. In ogni caso, tutto ciò va contro le promesse elettorali dei Dioscuri, cosa politicamente inaccettabile per dei Populisti.

Insomma, in questo periodo, l’Italia per i tedeschi è ben più del semplice mal di testa rappresentato dalla Brexit, è un vero e proprio “bloody nightmare”.

Su “The italian crisis” di Nicholas Burgess Farrell, pubblicato da Spectator.co.uk, possiamo leggere:

“il grande progetto di Macron è destinato a fallire per colpa dei tedeschi che come hanno deciso di punire UK per la sua rivolta, così hanno pensato di punire i populisti italiani. Ma non hanno fatto i conti con il fatto che, a differenza dei Greci, l’Italia può tornare alla propria moneta”.

Farrell razionalmente prende atto del fallimento del Piano Macron (i tedeschi non vogliono farsi carico dei debiti di tutti i paesi europei):

“il Piano di Macron costringerebbe la Germania a farsi carico dei debiti non solo dell’Italia ma anche di tutti gli altri paesi e ovviamente per la Germania non è possibile”

L’avarizia e la cecità dei tedeschi faranno crollare quell’Impero a cui essa stessa ha già da tempo rinunciato (vi ricordo che per fare un impero il paese core dovrebbe fare deficit di bilancio e accettare partite correnti negative):

“la Germania imporrà alla BCE di non salvare l’Italia e di lasciarla in balia dei mercati e questo rappresenterà per la UE un danno ben maggiore rispetto a quello che rappresenterà la Brexit”

Dunque come vedete abbiamo tutto quello che serve per garantirci l’Italexit:

1)     La mancata accettazione del Piano Savona di un Impero a trazione tedesca

2)     Il fallimento del Piano Macron di riforma della UE;

3)     Condizioni geopolitiche favorevolissime (Trump);

4)     La disponibilità di Poste Italiane a diventare la nuova Banca d’Italia e il sistema portante della nuova Politica Monetaria di un governo pienamente sovrano.

Tutto è pronto per l’Italexit, anche se la manovra dovesse esser parzialmente rivista per evitare litigi con i partner con i quali comunque le nostre aziende lavorano.

Tenetevi pronti, i Dioscuri avranno bisogno di tutto l’amore possibile da parte degli italiani per resistere alle pressioni che il Partito dei Francesi, infiltrato in ogni struttura del paese, cercherà di esercitare su essi. Peccato per loro che la filosofia li condanni ad una sconfitta certa: diviene reale solo ciò che è razionale!

 

Ad maiora

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi