Diamo un corpo al Fronte Sovranista perchè non si trasformi in un fuoco di paglia

Lo sbarco dei migranti a trapani dalla nave Diciotti, con l’interevento del presidente della Repubblica e “l’ostruzionismo” dei magistrati della procura trapanese, le dichiarazione del procuratore di Torino Spataro, sono la dimostrazione concreta che l’azione, seppure dirompente e mediaticamente efficace, del ministro Salvini non è sufficiente a frenare l’invasione di migranti della nostra Nazione. Nonostante sia innegabile che l’operato del leder leghista goda dei favori della maggioranza della popolazione, i poteri che continuano a lavorare per cancellare i confini, e permettere a masse di disperati di entrare in Italia, sono ancora molto forti e radicati negli apparati che nel concreto dovrebbero rendere efficaci le volontà del ministro degli interni; l’estrema farraginosità delle scale gerarchiche, il sovrapporsi di responsabilità, l’utilizzo “militare” del mainstream, rischiano di vanificare ottimi propositi, e delegittimare Salvini.

Quanto avvenuto in questi giorni con i 67 migranti raccolti in mare dalla nave civile Vos Thalassa, ne è la dimostrazione concreta. Comunque la si voglia giudicare, quanto è avvenuto è il prodotto di azioni contro legge, perché o siamo di fronte ad un atto di pirateria, con gli immigrati che hanno costretto con la forza l’equipaggio a modificare la rotta o ad un procurato all’arme da parte dell’equipaggio che ha finto un’aggressione, per scaricare sulle navi italiani profughi che dovevano ritornare in Libia. In entrambi i casi un atto grave, che andrebbe punito con celerità e severità, per evitare che questo tipo di azioni diventi abituale, vanificando di fatto la chiusura dei porti italiani. Nella realtà magistratura, Guardia Costiera e Presidenza della Repubblica hanno agito in modo da ridicolizzare le dichiarazioni di Salvini, fidando sulla “fragilità” dei cinque stelle, in equilibrio precario tra sovranismo e globalismo.

Proprio questo episodio dimostra l’importanza di creare un Fronte Sovranista, che accompagni l’azione dirompente di un leader che ha avuto il coraggio di sfidare i poteri forti, ed il pensiero unico, ma che se non sufficientemente supportato da una realtà politica organizzata e militante, rischia di rimanere bruciato nell’impossibilità di dare concretezza alle parole d’ordine, sfiduciando sul lungo periodo i tanti social ultrà, che con estrema facilità si entusiasmano ma altrettanto rapidamente si demoralizzano. Solo una presenza capillare sui territori, in grado di rappresentare e spiegare la realtà, di dimostrare che oltre le campagne elettorali una forza politica è radicata ed operativa nella quotidianità delle persone può essere capace di raccogliere le istanze popolari trasformandole in battaglie politiche, in poche parole solo tornando ad una politica militante ed organizzata, seppur 2.0, si potrà evitare che la primavera sovranista si trasformi in un fuoco di paglia.

La distanza tra territorio e palazzi è stata la malattia che ha ucciso il vecchio centro destra prima ed il PD renziano dopo, se Salvini, che è leader di razza e grande speranza dell’istanze identitarie, non vuole rischiare di commettere gli stessi errori, deve impegnarsi a dare corpo e struttura ad un’anima, che è maggioranza in Italia e in Europa, ma che deve alimentarsi di concretezza e radicamento per vincere una sfida, che non è contingente ma epocale.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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