Finanziare la spesa senza fare debito, rilanciando la Moneta Fiscale

Riceviamo e pubblichiamo questo commento sulla moneta fiscale, a opera di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Massimo Costa e Stefano Sylos Labini, alla luce della bocciatura della manovra economica del Governo Italiano da parte della Commissione Europea.


La Commissione europea ha deciso di stroncare la manovra presentata dal governo italiano, nonostante si tratti di una manovra assolutamente moderata che prevede un deficit al 2,4% come quello raggiunto dal governo Gentiloni-Padoan nel 2017. Evidentemente non hanno giocato solo considerazioni strettamente economiche, ma ha avuto luogo una vera ritorsione politica verso un nuovo governo che sta tentando di ribellarsi all’ordine europeo costituito, come è accaduto nel caso dell’immigrazione.

Comunque, quello che conta non è tanto il giudizio della Commissione europea quanto le valutazioni dei mercati. Sono i mercati a dare i soldi ad un paese indebitato in una moneta che non emette. È vero che una reazione negativa dell’UE e della BCE non è certamente un buon segnale per noi, ma è altrettanto vero che i mercati sono molto più pragmatici dei fanatici dell’austerità europea.

Sta di fatto che, non appena sono trapelate le prime reazioni negative verso la linea del governo italiano, che si stava rifiutando di portare il rapporto deficit / Pil all’assurdo valore dell’1,6%, lo spread tra i titoli del debito italiano e i titoli del debito tedesco ha superato la barriera dei 300 punti. Un’occasione d’oro per le opposizioni, che è stata rilanciata con la massima virulenza su tutta l’informazione mainstream.

Il messaggio è stato: questo governo porta l’Italia al fallimento e distrugge il risparmio della popolazione (evidentemente di quella più ricca, visto che i poveri in continuo aumento non riescono neppure ad arrivare alla fine del mese). Dunque, lo spread è un’arma micidiale che viene usata in modo strumentale al fine di terrorizzare gli italiani.

La maggioranza degli Italiani non sa neanche perché, ma vuole tenersi l’euro, e forse la maggioranza vuole anche la UE. È normale che l’opinione pubblica, impreparata, sia un passo indietro rispetto ai fatti e alla storia. Ma ormai è come se l’Italia avesse ricevuto una dichiarazione di guerra. Se si capitola le condizioni saranno durissime, e andremo letteralmente a rovistare nella spazzatura.

Ma non dobbiamo soltanto resistere; è giunta l’ora di rilanciare con la Moneta Fiscale, che è stata pensata dai suoi autori come strumento complementare all’euro, per salvare l’euro, nato male, anche adattandolo da moneta unica a moneta comune. Con la Moneta Fiscale, da una parte è possibile dare garanzie ai mercati sul fatto che prendiamo l’impegno a non aumentare il debito pubblico in euro; dall’altra, abbiamo la possibilità di finanziare un grande piano di investimenti pubblici per promuovere la crescita del reddito e dell’occupazione. Questa dovrebbe essere la componente più importante della manovra, sia perché il moltiplicatore del reddito e l’acceleratore degli investimenti privati dispiegherebbero i loro massimi effetti, sia perché, trattandosi di una manovra mai fatta prima in un paese dell’eurozona, si potrebbero fornire le massime garanzie sul successo dell’operazione che è rivolta anche a mantenere in equilibrio il bilancio pubblico in euro e a ridurre il peso del debito sul reddito.

Ma la Moneta Fiscale ci può consentire anche di raggiungere un altro obiettivo, e cioè quello di essere preparati al “cigno nero”. Cioè di essere pronti ad affrontare con una valuta parallela un’eventuale uscita disordinata dall’euro. Cosa che nessuno vuole e che nessuno auspica nel breve periodo, ma che potrebbe di fatto avvenire, sol che i rapporti con questa UE peggiorassero un altro po’ e non vi fossero più margini per aspettare le prossime elezioni e il rinnovo della Commissione.

Per questi motivi la Moneta Fiscale va lanciata il prima possibile. È una questione di responsabilità, innanzitutto. Se ci si arrende, è la morte. Se non ci si arrende, sarà forse dura, ma la riscossa è possibile. Ed è anche questione di sfidare la parziale impopolarità dovuta alle campagne sfasciste di una stampa asservita a questa UE e a chi questa rappresenta.

Per il bene dei cittadini e dello Stato, bisogna avere una cabina di regia che gestisca adeguatamente questo passaggio. Bisogna passare subito all’azione e realizzare la Moneta Fiscale senza altro indugio. Forse Savona lo ha capito. Ma dobbiamo sperare che anche i due “consoli” del Governo lo capiscano. E al più presto.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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