Gilet gialli, la Francia non si placa

È un’onda che non si vuole fermare quella dei Gilet gialli, anche se su di essi si abbatte la repressione del “progressista” governo francese. Dopo la paralisi di ieri, nella notte 3.500 manifestanti sono rimasti in azione, tenendo acceso il fuoco della rivolta, che da questa mattina ha ripreso a bloccare il Paese. Ciò nonostante il grave bilancio della giornata di ieri, con un morto, 409 feriti di cui 14 gravi e ben 282 arresti.

Cifre che rendono meglio di tante parole il fallimento delle politiche del governo e dello stesso presidente Macron, accolto dai cori di giubilo della sinistra europea (con particolare riferimento a quella nostrana dei Renzi e dei Gentiloni) e velocemente finito nella polvere. Da Parigi però ci si ostina sulle posizioni pseudo-ecologiste, secondo la nouvelle vague dei radical chic continentali, a spese del ceto medio: all’indomani delle manifestazioni contro il caro-benzina, il titolare del ministero dal nome orwelliano “della Transizione ecologica”, François de Rugy, in un’intervista a Le Parisien, ha confermato l’entrata in vigore della tassa sul carburante dal 1 gennaio. «In tema di fiscalità ecologica, andiamo avanti sulla traiettoria prevista. Non farlo sarebbe incosciente», ha detto. Il solito “non c’è alternativa” col quale il centrosinistra al governo ovunque in Europa ha cercato di far passare politiche di austerità, quando non di vero e proprio esproprio. Politiche alle quali però i popoli hanno cominciato a ribellarsi con vigore.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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