Gilet gialli: l’inizio di una nuova Europa?

Sabato 8 Dicembre, i portavoce del movimento popolare dei “Gilet gialli” ha annunciato che scenderanno nuovamente in piazza, manifestando a Parigi ed in numerose città della Francia.

Chi sono i “gilet gialli”? stando a quanto asserisce la stampa asservita al “Quarto Reich”, ossia l’Unione Europea, si tratta di manifestanti estremisti e violenti, nella realtà sono cittadini francesi, appartenenti a quasi tutti gli schieramenti politici, insegnanti, avvocati, commercialisti, ferrovieri, impiegati, piccoli imprenditori, operai, garzoni, casalinghe, pensionati, autisti di ambulanze, ecc.

Ecco chi sono i “gilet gialli”: sono il popolo francese e non manifestano solo per un aumento del costo del carburante, non manifestano per aiutare il controllo del business dell’immigrazione o contro una legge che renda la loro vita più sicura. Manifestano per tutte quelle cause per le quali anche noi italiani dovremmo scendere in piazza.

Ecco, cari lettori, le sacrosante rivendicazioni del popolo francese: Eliminazione del crescente fenomeno dei senzatetto con una lotta senza quartiere alla povertà, maggior progressività nelle imposte sul reddito, vale a dire più scaglioni, richiesta del salario minimo a 1.300 euro netti, promuovere le piccole imprese nei villaggi e nei centri urbani e fermare la costruzione di grandi aree commerciali intorno alle principali città che uccidono le piccole imprese, ampio piano di isolamento termico delle abitazioni per promuovere interventi ecologici facendo al contempo risparmiare le famiglie, aumento delle tasse per i grandi gruppi industriali e riduzione delle stesse per le piccole imprese ed il popolo delle partite IVA, mantenimento sistema pensionistico che deve rimanere solidale e quindi socializzato ed eliminare il pensionamento a punti (In Francia è stata introdotta una riforma del sistema pensionistico che prevede il calcolo in base a un sistema di punti. Ogni anno l’importo dei contributi versati in relazione ad uno stipendio o ad un reddito di riferimento viene convertito in punti, a seconda del valore di acquisto unitario del punto applicabile all’esercizio in questione). Chiedono inoltre: congelamento dell’aumento delle tasse sul carburante, pensione minima non inferiore a 1.200,00 €, che ogni rappresentante eletto avrà diritto al salario medio e monitoraggio delle spese di trasporto affinchè vengano rimborsate solo se giustificate, salari e pensioni indicizzate all’inflazione, protezione dell’industria francese, fine del lavoro distaccato poiché è anormale che una persona che lavora in territorio francese non benefici dello stesso stipendio e degli stessi diritti, pertanto i “gilet gialli” chiedono che chiunque sia autorizzato a lavorare in territorio francese deve essere alla pari con un cittadino francese e il suo datore di lavoro deve contribuire allo stesso livello di un datore di lavoro francese, per garantire una maggior sicurezza del lavoro, richiedono la  limitazione del numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende e incentivare i contratti a tempo indeterminato, abolizione del CICE (Credito d’imposta per la competitività e l’occupazione) usando questo denaro per il lancio di un’industria automobilistica francese a idrogeno, decretare la fine della politica di austerità imposta dall’Unione Europea, abolire il rimborso degli interessi sul debito dichiarati illegittimi e iniziare a rimborsare il debito senza salassare i redditi più bassi  ma perseguendo gli $80 miliardi di evasione fiscale.

Ma non è tutto, oltre a quanto sopra brevemente descritto, il popolo francese chiede che venga bloccata l’immigrazione selvaggia, nonché l’emigrazione forzata, e apertura di centri,nei vari Paesi da cui provengono i clandestini per verificare se sussistono le condizioni per essere ospitati in quanto profughi, e rinvio al Paese di origine coloro che, attualmente in territorio francese, non hanno diritto di asilo. Per gli immigrati che rimangono in Francia, invece, il popolo francese chiede con forza che sia attuata una vera politica di integrazione, poiché, come spiegano, vivere in Francia vuol dire essere francesi, quindi, attenersi alle leggi ed alle tradizioni francesi, creazione posti di lavoro per i disoccupati, aumento dei fondi per i portatori di disabilità, calmierare gli affitti, vietare la vendita delle infrastrutture francesi a gruppi stranieri, dare mezzi adeguati alle Forze dell’Ordine ed alle Forze Armate  e che gli straordinari di quest’ultimi vengano pagati o comunque recuperati, investire il denaro dei pedaggi autostradali nella manutenzione e nella sicurezza delle strade ed autostrade, congelamento delle tariffe di gas ed elettricità e fermare la liberalizzazioni di questi servizi tornando alla nazionalizzazione, evitare la chiusura di uffici postali, scuole, asili nido e linee di trasporto considerate “minori”, cessazione immediata della tassazione sulle pensioni, inserimento in Costituzione i referendum popolari, oltre alla creazione di un sito web sotto la supervisione di un organismo di controllo indipendente in cui il popolo possa presentare una proposte di legge e se le una proposta di legge ottenesse 700.000 firme, questa dovrà essere discussa, completata e modificata dall’Assemblea Nazionale, che avrà l’obbligo, un anno dopo il giorno in cui sono state ottenute le 700.000 firme,  di inviarlo al voto di tutti i francesi.

Ritorno al termine di mandato di  7 anni per il Presidente della Repubblica ed elezione dei deputati a due anni dall’elezione del Presidente della Repubblica che permetterà di inviare un segnale positivo o negativo al Presidente della Repubblica sulla sua politica, pensionamento a 60 anni e per tutti coloro che fanno un lavoro usurante applicare il diritto di pensionamento a 55 anni, promozione trasporto su rotaia, abrogare le indennità presidenziali che al momento sono vitalizie e abrogare la tassa per i commercianti sui pagamenti dei clienti con carta di credito.

Eccole le rivendicazioni del popolo francese, che, come avete potuto comprendere, non si limitano a dissentire per un balzello sulla benzina, ma vanno ben oltre: il popolo francese sta combattendo unito e compatto contro ciò che anche noi italiani vorremmo, il popolo francese sta manifestando per il futuro dei loro figli e nipoti, un futuro che anche in Italia dovremmo difendere dagli attacchi dell’UE e da una certa sinistra che nei confronti  del popolo di Francia, ovviamente, ha speso parole denigratorie (potevano mai stare dalla parte del popolo?).

E’ notizia recente che il prezzo dei carburanti, dell’energia elettrica e del gas non subiranno rialzi per tutto il 2019 e il Presidente Macron in queste ore è in crisi, vista la volontà di vari ministri di rassegnare le dimissioni.

Dopo la Francia, stesse manifestazioni, con simili rivendicazioni, si sono svolte in Belgio, Olanda, Germania e Bulgaria. In Italia, forse, aspettiamo il fischio di un rigore che “non c’era” o di un fuori gioco, eppure, rileggendo le rivendicazioni dei francesi, sono simili, se non uguali, alle nostre ma loro sono sempre stati un popolo unito e con senso di appartenenza ad una Patria, gli italiani, invece, hanno senso di appartenenza a club sportivi o politici che hanno sempre attuato l’antica politica romana del “dividi et impera” creando così un popolo frammentato, diviso da ideologie naziste dell’antifascismo e da competizioni tra squadre di calcio.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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