Heidegger, Guardini e Otto: tre filosofie a confronto nel segno del sacro e dell’origine sacrale di Arte e Linguaggio

Un giovane studioso lucano, Domenico Burzo, è l’autore di quello che forse, nel panorama dell’editoria filosofica italiana, rappresenta l’unico saggio dedicato ad un confronto tra questi tre autori/filosofi che, solo ad uno sguardo superficiale e ad una conoscenza approssimata, potrebbero apparire “distinti e distanti”.

Il titolo del saggio, pubblicato nel settembre scorso per i tipi di “Aracne”,  è :<< Appello e Decisione. Arte, Linguaggio e Poesia tra Martin Heidegger, Romano Guardini e Walter Otto>>.

Cosa accomuna il pensiero del filosofo esistenzialista-spiritualista Heidegger a quello del cattolico Romano Guardini  e di questi a quello del “pagano” Walter Otto? E cosa ne segna le differenze e le distinzioni?

Il punto di incrocio tra le loro diverse speculazioni filosofiche è la concezione dell’arte, del linguaggio e della Poesia in quanto sintesi sublime di “arte” e “linguaggio”.

Il sostrato di base comune ai tre autori è che l’arte è  essenzialmente il modo (non il mezzo) in cui l’Essere, la Verità, Dio si manifestano nel mondo, nella natura, all’uomo. <<Guardata dal punto di vista della sua essenza l’arte è una consacrazione e un tesoro, in cui il reale ogni volta rivela all’uomo il  dono del proprio splendore fino ad allora nascosto, perché egli, in tale luce, possa vedere in modo più puro e udire in modo più distinto ciò che si rivolge e parla alla sua essenza>> dice Heidegger. Guardini gli fa eco asserendo:<< La bellezza è una qualità metafisica […] La bellezza è il modo in cui l’essere appare e parla al cuore con un volto e una voce>>. Walter Otto chiosa:<< …fu proprio dei Greci avvertire il legame che unisce la bellezza con la verità e il bene, con il bene non inteso come semplice valore morale, bensì   ̶ oggettivamente  ̶   come quello che si rivela nell’ordine eterno della natura e dell’esistenza.>>

Se questo è il punto di intersezione tra le diverse esperienze speculative dei tre pensatori del novecento, ovviamente con tutti i corollari che derivano da tali  omologhe impostazioni, qual è invece il punto di distanziamento o di differenziazione? Per voler rimanere nella metafora “topografica” non c’è un vero e proprio dipartirsi in tre direzioni diversificate e gradualmente sempre più distanti l’una dall’altra. Si tratta più di punti di “arretramento” (Walter Otto), di “sospensione” (Martin Heidegger), di “avanzamento” (Romano Guardini).

E’ chiaro che concepire l’arte come  il modo in cui l’Essere, la Verità, il Bene si manifestano e  si rivelano rimanda oggettivamente al concetto di “divinità”, della necessità e dell’esistenza o meno di un “Dio”. Otto, grande studioso della mitologia e della Teogonia greca, si ferma all’esperienza di un puro contemplare delle forme belle e perfette dei miti greci, del “divino pagano” che caratterizzava la “weltanschaung” greco-antica.

Heidegger, volendo evitare di “cadere” nella soluzione “cattolica”, a suo dire e pensare, non esente dal rischio di una metafisica astratta e distante dal mondo e dall’esistenza, evoca l’immagine vaga e opaca di un “Dio che solo può salvarci”. Il cattolico Guardini ovviamente pensa al Dio della Tradizione cristiano-cattolica facendo attenzione però ad evitare che tale Tradizione sia interpretata secondo gli stereotipi consunti e logori di un certo tomismo neoscolastico  essenzialmente formalistico; mirando a conservare l’intensità esperienziale ed esistenziale della relazione Uomo-Dio così come definita da questa Tradizione.

Il saggio è scritto con una costante tensione ad evitare il più possibile tecnicismi e forme espressive  troppo “specializzate” e poco “divulgative” pur conservando il rigore di ogni studio che vuole ed ambisce ad essere anche frammento di “scienza”.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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