I sovranisti non devono mollare. Solo così l’Italia smetterà di essere una colonia | di Gianni Alemanno

C’è da essere preoccupati. O da essere felici, non lo so. Ma da qualche tempo assistiamo ad una vera e propria escalation nello scontro politico. Da una parte c’è l’establishment, i vecchi e nuovi poteri della globalizzazione e i partiti tradizionali dello scenario italiano ed europeo, accomunati dalla retorica del politicamente corretto e dalla tutela degli interessi delle multinazionali. Dall’altro lato i sovranisti, tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, osano anteporre i valori della sovranità nazionale e popolare alle logiche della globalizzazione. Lo scontro è esploso da quando 5s e leghisti hanno creato il “Governo del cambiamento”, rimettendo in discussione, non dagli scranni dell’opposizione ma dalle poltrone ministeriali, tutti gli equilibri consolidati.

La cosa più sorprendente è che a provocare i salti di livello di questa escalation non sono tanto gli “estremisti” sovranisti quanto i “moderati” del fronte opposto. In fondo Salvini e Di Maio hanno fatto molti (e certe volte discutibili) passi indietro. Sull’Unione Europea sono passati dalla critica all’euro all’accettazione dei parametri di Maastricht e perfino degli ulteriori vincoli imposti dal Fiscal Compact. Anche sull’immigrazione i “populisti” sono passati dal blocco navale al largo delle coste libiche alla ben più mite richiesta di ripartire i migranti che sbarcano tra gli Stati europei. Ma niente. Dal Presidente Mattarella al Governatore Draghi, dai ministri degli interni europei ai membri della Commissione di Bruxelles, da Macron alla Merkel, è tutto un fioccare di provocazioni e chiusure, di minacce e di insulti.

Il punto di rottura è stato forse il voto del Parlamento europeo contro Victor Orban. Sembrava che Angela Merkel, con la scelta del Cristiano-sociale Manfred Weber come candidato per la presidenza della Commissione europea, volesse gettare un ponte di dialogo con i sovranisti europei. E invece, alla fine, ha prevalso il massimalismo ideologico e il Parlamento di Strasburgo ha “condannato” il premier ungherese, pur sapendo che, appena tra qualche mese, dopo le prossime elezioni europee i numeri non saranno più gli stessi.
Gli esponenti politici popolari e socialisti, gli intellettuali della cultura dominante, gli ideologi del neo-liberismo hanno perso il contatto con la realtà, sembrano non rendersi conto che i temi sollevati dal sovranismo non sono degli espedienti populistici per rimediare voti ma dei grandi e drammatici problemi posti dalla globalizzazione. A nulla sono serviti i moniti lanciati in questi giorni da Massimo Cacciari e da Ernesto Galli della Loggia. Nella storia, quando il potere costituito si contrappone in modo così ottuso al cambiamento in atto, i conflitti esplodono in modo imprevedibile e spesso drammatico.

È pronto il Polo Sovranista ad affrontare questa sfida, senza far pagare al popolo italiano il prezzo di difficili avventure? In realtà c’è molto lavoro da fare per costruire un’alternativa matura e responsabile, con cultura di governo, radicamento nella società civile e non solo movimentismo sulle piazze virtuali. Bisogna fare chiarezza sul legame fondamentale tra le antiche istanze della destra sociale e la rivendicazione di una vera sovranità nazionale e popolare, senza improvvisi cedimenti all’ideologia neo-liberista dominante. Il pericolo maggiore rimane quello di rassegnarsi a fare compromessi al ribasso, confondendo il senso di responsabilità con un moderatismo fine a se stesso. In fondo tutta l’escalation creata dai poteri forti serve proprio a spaventare e confondere, mentre i media di regime già dicono che i “populisti” non riusciranno a combinare nulla. Invece essere realisti significa comprendere che l’alternativa è praticabile solo se è coraggiosa e coerente. Insomma bisogna dimostrare nei fatti che l’Italia può smettere di essere una colonia e che le speranze degli italiani dipendono tutte da questa opportunità.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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