I vicerè del Regno italico contro Savona e la (ri)nascita della Repubblica italiana

Il consueto bollettino di aggiornamento settimanale dal fronte di Guerra si apre con un titolo provocatorio che induce una seria riflessione. Tutto inizia con la notizia che il Presidente della Repubblica Mattarella, dall’alto del suo ruolo istituzionale, l’1 novembre 2018 scrive a Conte affinché limi la spigolosità dei gialloverdi e ritrovi il:

“Dialogo con l’UE”.

Il dialogo, per essere costruttivo, necessita della capacità di ascolto e le istituzioni europee, purtroppo, non hanno dimostrato di possedere tale attitudine. Sin dal giorno in cui venne fatto il nome di Savona, PD e UE condussero un livello di attacchi così veemente che la successiva fissazione di un Deficit al 2.4% del Pil assunse i toni di una sfida. Purtroppo per questi, come spiegato avvalendoci della teoria dei giochi nel nostro precedente articolo e come segnala lefigaro.fr, la Commissione UE si è messa in un gioco troppo pericoloso per lei

“Rejet du budget: la Commission joue un jeu dangeraux” (Fonte lefigaro.fr).

Sconfitti e relegati all’angolo gli artefici del disastro greco e il Partito Democratico, la “quinta colonna” italiana è dovuta scendere direttamente in campo onde opporsi allo stratega Savona. Il suo schierarsi dalla parte degli eurocrati è grave e potrebbe compromettere la nostra politica economica.

Piccolo inciso che ci servirà per il finale, nel precedente articolo, se ricordate bene, asserimmo che in presenza di una politica monetaria restrittiva, la politica fiscale espansiva avrà risultati inferiori rispetto a quanto pianificato dal Governo.

Vediamo le mosse fatte dai Savona’s boys e quali sono i loro obiettivi.

In Politica Economica i processi decisionali prevedono 3 soggetti:

–        un Decisore Politico,

–        il Policy Maker,

–        il Policy Advisor.

Il primo è colui che, in base alla propria ideologia, detta le linee di politica economica per il paese (ad es. i programmi elettorali dei Dioscuri Di Maio e Salvini). I secondi sono coloro che trasformano tali linee in obiettivi di governo (ad es., Ministri e Ministeri). I terzi, sono gli esperti di analisi e calcolo, tecnocrati e consulenti che predispongono i modelli.

Sulla base delle linee di politica economica, i decisori politici fissano degli obiettivi che intendono ottenere. In base al contratto di Governo, i “target”, definiti numericamente, dovrebbero essere:

–        Crescita del PIL 1,5%

–        Riduzione della disoccupazione sotto il 9% (e cancellazione della povertà)

–        Abbattimento delle tasse (Flat tax al 15%).

Definiti gli obiettivi, si scrive la manovra finanziaria e si prevede l’impiego delle “LEVE”, grandezze manovrabili che consentono a Policy Makers e Policy Advisor di conseguire i risultati voluti.

Qui nasce il problema, per il teorema di Tinbergen, in caso ci si proponga di raggiungere “3” obiettivi, come nel caso dei Gialloverdi, si deve poter disporre di “3” strumenti, altrimenti il sistema di equazioni non ha soluzione matematica.

Le leve macroeconomiche (gli strumenti) a disposizione di Decisori Politici e Policy Makers sono:

–        POLITICA FISCALE

–        POLITICA MONETARIA

–        POLITICA COMMERCIALE

Per attuare il loro progetto, Savona e i Dioscuri necessiterebbero di tutte queste leve.

Con la politica fiscale, deficit di bilancio al 2.4%, Savona gettò le basi per rilanciare, assieme ad altre operazioni, di mezzo punto il Pil. Nel frattempo, tale dato gli è stato molto utile per distruggere la UE. E’ bastato tenere duro su tale meta-obiettivo (deficit) e scommettere che i Mercati non avrebbero colpito l’Italia, per causare la fine di UE ed Euro.

Gli Eurocrati, oltre al muro gialloverde, si son così trovati di fronte il mancato affondo dello Spread nello stesso momento in cui la Merkel, causa voto in Assia e Baviera, ha perso potere politico.

Altro breve inciso. La Merkel raccoglie, politicamente, quanto nato dai semi della devastazione da lei stessa gettati:

1)     le prevaricazioni nella gestione della crisi dell’euro

2)     la follia migratoria a cui ha sottoposto anche la Germania;

3)     l’esporre i suoi stessi operai all’estremismo mercantilista Made in Germany dei Trattati UE.

La caduta di Angela Merkel nasce dal fallimento della democrazia liberale, liberismo ed Euro acuiscono i conflitti di classe e, alla fine, spingono i popoli a riappropriarsi della democrazia Costituzionale, quella nella quale i governi possono fare ricorso all’impiego delle variabili:

  1. a) “G”: spesa pubblica
  2. b) “TR”: trasferimenti (quota di denaro che lo Stato eroga gratuitamente a vario titolo alle famiglie)
  3. c) “T = tY”: variazione delle imposte riscosse (dato da una aliquota t calcolata sul reddito Y)

Quanto fatto dai Savona’s Boys, ha ovvi riflessi sul bilancio dello Stato (BS):

BS = T − (G + TR).

L’aumento della spesa pubblica, il Reddito di Cittadinanza e la flat tax genereranno un disavanzo nel bilancio dello Stato stimato ex ante in un 2.4, atto di volontà di un popolo intero.

In aggiunta alle Politiche Fiscali, le Politiche Commerciali sono il secondo strumento utile per influenzare la crescita economica e risolvere il sistema di equazioni che conduce agli obiettivi. Esse riguardano il commercio internazionale e influiscono nelle relazioni fra Paesi. Di norma vengono sottoscritti accordi bilaterali/multilaterali volti a stimolare il commercio, fissati dazi o Standard vari. Tale attività, in teoria, rientrerebbe nella sfera di competenza esclusiva della UE (articolo 133 del trattato che istituisce la Comunità europea), ma i precedenti accordi risultavano sempre esser conclusi ad esclusivo vantaggio dell’asse franco-tedesco (vedi accordi col Kenya), o da questo sistematicamente disattesi.

Prendiamo, ad esempio, le sanzioni economiche imposte dalla UE alla Russia o dagli Usa all’Iran. Il 2 febbraio 2018 su Formiche.net si legge:

“La Francia cerca di aggirare le sanzioni contro l’Iran. Il precedente dell’Italia”,

e il 27 marzo 2018 Italia Oggi afferma:

La Merkel se ne frega delle sanzioni alla Russia”.

E questo, nonostante a giugno la UE abbia confermato le sanzioni alla Russia:

Consiglio Ue conferma sanzioni a Russia per Crimea fino giugno 2019. Divieto a import-export e investimenti verso la penisola annessa” – Askanews 18 giugno 2018.

Adesso i Gialloverdi hanno messo uno stop e si sono riappropriati di tale strumento.

Conte e Salvini hanno provveduto a ristabilire i rapporti con la Russia:

“Putin mira a riportare gli scambi commerciali con l’Italia ai livelli del 2013” – L’Antidiplomatico (25 ottobre 2018).

Se i 7.1 miliardi di Export Italiano in Russia del 2013 divennero 3.7 due anni dopo, un buon accordo bilaterale Italia-Russia farebbe recuperare:

– 4 miliardi di Pil (uno 0,2% di Pil), solo riportando il nostro export ai vecchi valori,

– almeno 100.000 posti di lavoro,

– quel 25% di turisti viaggiatori Russi persi dal 2014.

 

Lo scorso 30 luglio (come riporta Il Fatto Quotidiano) Conte si era già mosso con Trump, volò a Washington per prevenire:

– i dazi doganali sui nostri prodotti agroalimentari e sull’Automotive, vero motore della nostra industria metalmeccanica,

– il divieto di acquisto di petrolio dall’Iran che ha colpito tantissimi altri paesi (vedi www.scenarieconomici.it):

“Incontro Trump-Conte: accordo sulla Libia e i dazi per le aziende agroalimentare. Presidente Usa loda politica immigrazione”.

I Gialloverdi sono stati molto attivi anche sul fronte Cina, il 19 settembre scorso AGI ci informa che

“Di Maio è andato in Cina a collegare l’Italia alla Via della Seta”.

Negli ultimi due giorni, poi, Salvini è andato in Qatar mentre Di Maio è volato in Tunisia.

Insomma, il nuovo Governo sta gestendo in prima persona gli accordi bilaterali. E questo è un bene.

Veniamo ora alle note dolenti, la Politica Monetaria, l’insieme di quegli strumenti che la Banca Centrale ha per raggiungere obiettivi: modificare e orientare moneta, credito e finanza.

La BCE ritiene di dover garantire solo la stabilità dei prezzi. Essa ovviamente non fissa i prezzi dei beni e dei servizi ma lavora tramite obiettivi intermedi:

–        alzando e abbassando i tassi di interesse,

–        aumentando o riducendo la circolazione monetaria,

–        agendo sulla riserva obbligatoria e sul tasso di sconto che, attraverso il meccanismo del rifinanziamento delle banche, regola il credito concesso dalle banche alla clientela.

Tali meta-obiettivi influenzano la domanda e l’offerta di beni e servizi e, quindi, i prezzi. Bene, la BCE è già partita da tempo con una Politica Monetaria restrittiva.

Si definisce restrittiva una politica monetaria fatta di aumento dei tassi di interesse (o della riserva obbligatoria) che riduca l’offerta di moneta. Essa ha l’obiettivo di ridurre l’inflazione e/o far calare il disavanzo pubblico, rallentando la crescita dell’economia.

Non è esattamente il contrario di quanto servirebbe al nostro governo?

Il 19 giugno 2018 Draghi annuncia la fine del QE e l’aumento graduale dei tassi. Dalle parole di Draghi si capisce che la BCE è un problema per la democrazia costituzionale, ne andrebbe riformato lo statuto, ma è praticamente impossibile.

Per i tedeschi, avremmo dovuto tagliare i salari (creando più PIL da export e più entrate fiscali) nell’era del QE, ora il tempo è scaduto, i tassi cresceranno e agli italiani non rimarrà che fare le manovre antidemocratiche: aumentare le tasse e tagliare la spesa (o uscire dall’euro!).

I nord-europei sono rigoristi, non cambieranno mai, hanno persino bloccato la proposta del ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz (SPD) di un Fondo europeo contro la disoccupazione (European Unemployment Stabilisation Fund), figurarsi il prolungamento del Q.E. o un twist tra titoli a breve e BTP decennali per il reinvestimento del Signoraggio BCE.

Ci vogliono proprio fuori dall’Euro!

Già da tempo Hans Werner Sinn, influente economista tedesco, lo sostiene: “Non auspico l’uscita dell’Italia, ma non possiamo sempre essere ricattati. Dunque, devono scegliere una politica di rigore finanziario e stabilità al posto di questa politica di spesa eterna. L’Italia deve decidere da sola cosa vuol fare”.

Gli fa eco il Governatore della Banca centrale austriaca, Ewald Nowotny:

“L’Italia è in una posizione migliore rispetto alla Grecia, ma il livello del debito è comunque preoccupante,…. Mi auguro che la Banca centrale europea velocizzi la procedura d’uscita da questo modello monetario adattato per un periodo di crisi (shouldn’t slow plans to end euro-area monetary stimulus and start raising interest rates”.

Dunque i rigoristi nord-europei hanno deciso: Politica Monetaria restrittiva e Italia fuori dall’Euro.

Sconfitti PD, Commissione UE, BCE, con Merkel e Macròn indeboliti sul fronte interno, e con i tedeschi decisi a spingere sul rigore nei conti pubblici e a cacciarci dall’Euro, i veri oppositori del governo Gialloverde sono costretti ad uscire allo scoperto e ad esporsi in prima persona.

Nel corso della 94esima Giornata mondiale del risparmio accade qualcosa di davvero pericoloso.

Cominciano Visco e Bankitalia per i quali il rialzo dei tassi di interesse sui Bond, che causerà maggiori spese per interessi sul debito pubblico, 0.3% del PIL nel 2019, 0.5 nel 2020 e 0,7 nel 2021, sarebbe da addebitare all’incertezza sull’orientamento delle politiche di bilancio e sull’evoluzione dei rapporti con UE e BCE.

Visco suggerirebbe pertanto di evitare lo scontro duro:

“il governo deve far valere le proprie ragioni in Europa senza andare allo scontro istituzionale”,

destinare le risorse della finanziaria all’abbattimento del costo del lavoro:

“le risorse vanno concentrate su misure chiaramente orientate a sostenere efficacemente l’attività economica”

e dissipare le incertezze circa una eventuale nostra uscita dall’euro:

“vanno dissipate le incertezze sulla partecipazione convinta dell’Italia a UE e Euro…..da queste condizioni dipendono la difesa del risparmio e la capacità di sostenere la crescita della nostra economia”

Affermazioni in totale disaccordo con le politiche dei Savona’s Boys. Visco e Bankitalia, invece di fungere da Policy Advisor, sembra quasi si pongano in funzione di Policy Makers.

La domanda allora nasce spontanea, qualora essi avessero deciso di salire di livello (a Policy Makers), chi sarebbero i Decisori Politici a cui rispondono?

Perché Visco e Bankitalia, da Policy Advisor, non si mettono al servizio dei Dioscuri (il Decisore Politico del governo attuale) e di Tria (il Policy Maker)?

Ipotesi non trascurabile è che Visco e Bankitalia, in realtà, ci stiano dicendo che loro sono inutili per questo governo in quanto sono Policy Advisor di altri Policy Makers. In tal caso, chi sarebbero questi Policy Makers?

Dopo Visco parlano i grandi banchieri nazionali:

Su Milano Finanza appare il seguente articolo:

“Guzzetti: il governo non metta a rischio il risparmio delle famiglie italiane Il presidente dell’Acri ha chiesto oggi a Roma di non sacrificare la ricchezza privata del Paese sull’altare del debito pubblico. Il Parlamento europeo deve diventare più forte, in grado di respingere le pressioni del sovranismo. L’unione bancaria in questo senso è fondamentale”

 

Il titolo ha un sapore fortemente eversivo, ma scendendo nel dettaglio scopriamo di più:

“si deve fermare il veleno dell’odio che si sta insinuando nella vita quotidiana, servono urgenti comportamenti e atti che fermino questa deriva che mina alle radici la nostra democrazia…vanno fermate le spinte estremistiche del Sovranismo”

Fermare le spinte estremistiche del Sovranismo?

Eccolo il vero Policy Makers, il vero leader dell’opposizione, il Ministro del Governo “Altro” (non ombra) al cui servizio lavorano i tecnici di Bankitalia: il Sistema Bancario Italiano.

Le grandi banche italiane sono le prime interessate al fallimento delle Politiche Fiscali e Commerciali dei gialloverdi, temono per la loro libertà di azione in campo finanziario, per la possibilità di “tradare” equity e bond, chiudendo sempre (ed in ogni caso) le operazioni, grazie al pozzo di denaro della BCE.

Il ritorno alle Politiche Monetarie controllate dal Governo, terzo strumento necessario per conseguire 3 obiettivi, viene fortemente temuto dai veri Policy Makers italiani: i grandi banchieri.

Non a caso il Presidente dell’Acri, Guzzetti, nel corso dell’evento precedentemente riportato afferma;

“il nostro paese di tutto ha bisogno meno che di inventarsi, ancora una volta, una Banca Pubblica”.

Capito il messaggio?

Un nuovo Decisore Politico (i Savona’s Boys) potrebbe togliere loro ruolo e potere (e Bankitalia), magari anche inventandosi delle banche pubbliche (es. nazionalizzando Monte Paschi Siena e usando in tal senso anche Cassa Depositi e Prestiti).

Mi spiace ma oramai la strada è tracciata, Salvini avvisa che non si piegheranno allo spread:

difenderemo le banche costi quel che costi” (Il Giornale 26 ottobre 2018).

e il Contratto di Governo prevede proprio l’ipotesi di una Banca Pubblica:

“Faremo la banca pubblica per gli investimenti con la Cdp. Parola di Luigi Di Maio”.

Un governo pienamente sovrano ha bisogno di tutte le leve di politica economica, inclusa quella Monetaria, per questo serve una Banca Pubblica, e per questo oggi, sconfitti i precedenti Decisori Politici, i gialloverdi devono scontrarsi con gli attuali Policy Makers (le grandi banche italiane).

Queste sono il vero ostacolo nella strada per il successo dei Dioscuri, sono loro che gestiscono da Viceré il nostro paese.

Siamo tornati al Regno d’Italia (1805-1814), quando, per mano di Napoleone, nacque il Regno Italico. Napoleone comandava nel regno grazie al Viceré Eugenio di Beauharnais, Macrón, oggi, comanda grazie al Sistema Bancario e alle numerose Légion d’honneur (dirigenti del Partito Democratico) distribuite a chi ha reso alti servigi alla Francia.

Ma i Decisori Politici Commissione UE e Merkel sono al capolinea e Macròn, nel rinunciare all’impero continentale, dovrà accettare la “Grande Germania” (con Austria, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Finlandia) con l’Italia fuori dall’Euro e UK fuori dalla Ue.

Al Sistema Bancario italiano, privo dei precedenti Sovrani, serviva dunque un nuovo punto di riferimento. Ecco allora la grandissima idea: il Presidente della Repubblica.

In: “Tutelare i risparmi delle famiglie” (Libero 31 ottobre 2018)

il Presidente, di fatto, quando afferma che “l’equilibrio dei bilanci pubblici porta alla protezione di depositi e investimenti”, da copertura politica all’élite bancaria. Egli si schiera contro il rischio di ritorno della leva Politica Monetaria in mano ai gialloverdi. Il Presidente, sicuramente in buona fede, espone la nazione ai disastri bancari da manovre di austerity.

Le manovre di Monti fecero esplodere gli NPL portando a svalutazioni degli asset bancari, cartolarizzazioni e cessioni di sofferenze. In 7 anni, i Crediti non performanti bancari passarono dal 6% al 12% del PIL. La recessione montiana mandò in fumo il valore dei prestiti di imprese e famiglie.

Riportare il paese su tale percorso, genererebbe una seconda tremenda implosione del sistema bancario, i prestiti alle famiglie e alle imprese superano di 7 volte (2.300 miliardi di euro contro 381) il valore dei Titoli di Stato detenuti dalle banche.

Il “Policy Advisor” Bankitalia queste cose le sa, come sapeva (a suo tempo) che la gestione delle sofferenze era sbagliata. Il 12 aprile 2018, in Notes on Financial Stability and Supervision Nr. 8, Bankitalia comunicò che la corsa a ridurre le sofferenze era una cosa senza fondamento né teorico, né empirico:

“recently various commentators have argued that higly NPL stocks can limit bank lending ability…….it seems to have no strong foudation, either on theoretical or an empirical grounds”

Ma ai Sovrani del Regno Italico, e ai loro Viceré, poco importa se trasformeranno milioni di italiani in “pane per gli usurai”, se i Private Equity internazionali acquisteranno miliardi di sofferenze a prezzi stracciati.

Il Policy Advisor (Bankitalia) queste cose le ha fatte presenti a più riprese, sul Sole (febbraio 2017):

“a pochi investitori interessa il recupero interno e graduale dei crediti in sofferenza…..interessa il tutto e subito”

e su Tweetter (giugno 2017):

“Panetta (BdI): politiche generalizzate vendita NPL trasferirebbero risorse a danno banche italiane in favore investitori specializzati”

Ma le perplessità del tecnico non interessano al vero Decisore Politico.

I Policy Makers sfruttano un ignaro Presidente per mantenere il loro status di Viceré, indifferenti ai pignoramenti di case e capannoni da parte degli squali della finanza. Il fine (loro) giustifica il mezzo (usare il Presidente per spingere l’austerity compromettendo l’azione di un governo che preferirebbe rilanciare il paese). La posta in gioco è per loro troppo alta, meglio boicottare il governo battendo ogni strada. Austerity deve essere e austerity sia.

L’inopportuno shock Marchionne-FCA e il contemporaneo rallentamento del commercio mondiale hanno fatto della stretta creditizia il più potente strumento per un fallimento dei gialloverdi:

–        Totale Prestiti erogati dal sistema Bancario a Giugno 2018: 1773,8 miliardi;

–        Totale Prestiti erogati dal sistema bancario a settembre 2018: 1728 miliardi.

(Fonte ABI).

46 miliardi di euro circa di minor credito erogato al sistema economico italiano.

Perché il Regno Italico non si evolva nella rinnovata Repubblica le grandi banche italiane disperdono nel vuoto i suggerimenti dei tecnici italiani e soffocano le PMI. Esse sono ben felici di inginocchiarsi alla clemenza dell’Euro poiché, via BCE, fornisce loro tutte le risorse necessarie per continuare a “tradare” ed esercitare potere occulto sulla vita economica dello stivale.

Attenzione però che:

“I traditori sono abbietti anche agli occhi di coloro a favore dei quali si schierano”

(Tacito)

Ad maiora.

 

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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