Il Governo non firmerà il Global Compact per l’immigrazione

La notizia è stata diffusa ieri prima da Matteo Salvini, in aula, durante la discussione sul DDL Sicurezza (approvato in via definitiva) e poi dal premier Conte. Il Governo, dunque, non andrà a Marrakech a firmare il patto ONU sull’immigrazione, accodandosi così a un numero crescente di paesi, tra cui Svizzera, Stati Uniti e Israele, che hanno deciso di non cadere nella “trappola” mondialista, la quale – dietro la retorica e le belle parole – cerca di limitare gli spazi di sovranità nazionale sul tema immigrazione, soprattutto annullando la differenza tra rifugiati e immigrati economici. E non è un caso che il Global Compact for Migration alla fine fosse soprattutto indirizzato a questi ultimi, e che, nonostante non fosse vincolante, avrebbe potuto rappresentare il “Cavallo di Troia” attraverso il quale si potevano neutralizzare le leggi sull’immigrazione non conformi al patto (compresa la neonata legge sulla sicurezza).

Il Governo italiano, dopo un’iniziale titubanza (con un’assenza di dichiarazioni), dovuta probabilmente alle divergenze in seno al M5S tra i favorevoli e i contrari e alle pressioni esterne al Governo che spingevano per la firma, ha deciso, alla fine, di chiudere la questione nel modo migliore possibile: disertando la firma e scaricando la patata bollente sul Parlamento, che dovrà decidere se aderire o meno in futuro.

La strategia scelta è stata perfetta. Infatti, in questo modo, si asseconda la base leghista e persino grillina che non volevano assolutamente che il Governo sottoscrivesse questo accordo “capestro”. E poi perché, in questo modo, si allontana un elemento di forte tensione e di scontro, soprattutto adesso che il Governo ha incrociato il fioretto con la Commissione Europea e la partita sui conti inizia a farsi importante.

Non solo. E’ chiaro che il voto in parlamento – quando e se ci sarà (e non credo sarà a breve) – eviterà responsabilità politiche per la Lega che potrà votare contro, senza creare problemi al Governo. Mentre il M5S potrà spaccarsi tra chi non lo vuole e chi lo vuole (è possibile che venga data libertà di voto), ovvero, si polarizzerà in un senso o nell’altro. Certamente il voto parlamentare evidenzierà la linea immigrazionista della sinistra, favorendo un ulteriore travaso di voti verso l’area di Governo. E non è un caso che la sinistra non sia stata particolarmente felice della decisione del Governo di non firmare e di trasferire il dibattito in Parlamento.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi