Il lungo tramonto di Angela: la Merkel lascia la guida del partito

È uno spettacolo sempre affascinante, un tramonto. Ma prevedibile a chiunque abbia quel minimo di dimestichezza con elementari nozioni di geografia astronomica. Eppure, c’è chi guarda con terrore, come un cavernicolo appena uscito dal suo giaciglio, al lungo crepuscolo di Angela Merkel. La cosa grave è che cerca pure di raccontare la sua visione di questi eventi, utilizzando i megafoni ancora a disposizione nella stampa mainstream, europea ed italiana. Magari dicendoci che il sempre più spento sole della Merkel potrà tornare ad accendersi di verde, rilanciando con nuove formule la ormai obsoleta alleanza tra il centrodestra e il centrosinistra, il cui tallone insiste sull’Europa “che conta” ormai da decenni.

I fatti ci raccontano che, dopo la spallata dell’elettorato tedesco in Baviera, è arrivata quella dell’Assia. Là, a Monaco e tutto intorno, i cristiano-sociali alleati di Angela hanno dovuto ingoiare rospi amari. Un mese dopo, lo schema si è ripetuto nell’altrettanto ricca area sotto le finestre di Mario Draghi, dove invece hanno banchettato al governo per decenni i socialdemocratici: nel Land di Francoforte il crollo di consensi tira giù sia la Cdu che la Spd. E mentre i commentatori insistono sulla ascesa dei Verdi, che dovrebbe compensare gli apparati cardiaci messi a repentaglio dallo sconquasso del quadro politico tedesco, dimenticano però di dire qual è l’ascesa più marcata del turno elettorale: naturalmente quella di Alternative fuer Deutschland, che dal 4% passa al 12% ed entra nell’ultimo dei 16 parlamenti regionali dal quale mancava. Portato il secondo termine di paragone in Italia, ricorda qualcosa? Forse sì.

Ma tant’è: il tramonto è lungo e, tornando in Germania. Angela Merkel stessa vi si prepara. Dopo 18 anni di guida continuata e incontrastata, ha infatti annunciato di voler lasciare la presidenza della Cdu dopo lo schiaffo dell’Assia. Pur essendosi detta pronta a rinunciare alla ricandidatura a numero uno del suo partito a dicembre, Merkel resterebbe alla guida dell’esecutivo. Ha tuttavia annunciato l’uscita dal Bundestag dopo la fine della legislatura in corso. In questo modo sarebbe escluso un nuovo cancellierato.

Non ve lo dicono, insomma, ma l’exit strategy è segnata e prevede un rinnovamento di facciata: preparare quindi il ricambio generazionale, cercando di limitare i danni in vista delle europee di maggio. Quando però a votare non saranno più gli elettori di singole regioni tedesche, ma tutti i popoli europei. E se quello tedesco comincia a mostrare segnali di aperta insofferenza verso il cosiddetto establishment, figuratevi come la pensano gli altri… Forse un nuovo sole tornerà, in primavera, ad illuminare il vecchio continente.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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