Il New York Times conferma: c’è un complotto contro Trump

Lavorano contro il presidente democraticamente eletto. E lo ammettono candidamente. Certo, senza dare la propria identità. Accade negli Stati Uniti. Cioè, per ora solo là, almeno stando a quanto sappiamo qui in Italia. Ma la “nuova” frontiera dell’anti-populismo merita forse qualche allarme ben suonato un po’ ovunque, nel mondo, il popolo (che è poi la radice anche politica, e non solo verbale, del cosiddetto e bistrattato “populismo”) si sia ribellato all’establishment.

Accade infatti che il New York Times abbia pubblicato un editoriale piuttosto scabroso. Presentandolo con parole che vale la pena di leggere: “Oggi il Times sta facendo il raro passo di pubblicare un editoriale anonimo. Lo abbiamo fatto su richiesta dell’autore, un alto dirigente dell’amministrazione Trump la cui identità ci è nota e il cui lavoro sarebbe messo a rischio dalla sua rivelazione”, spiega il quotidiano, sostenendo che “è l’unico modo per dare ai nostri lettori una prospettiva importante”. Poverino: lavora contro il capo politico del Paese che gli dà lo stipendio e rischia il posto… Che strano. Questo “alto dirigente dell’amministrazione Trump” si sente tuttavia talmente al riparo da potere scrivere sul Nyt che appartiene ad una “resistenza” all’interno del governo che ha scelto “di mettere il Paese al primo posto” ed opera per evitare che il presidente faccia danni. E non è l’unico: molti altri di quelli che forse in Italia definiremmo boiardi, o forse ancora barbe finte, “stanno lavorando diligentemente dall’interno per ostacolare parte della sua agenda o le sue peggiori inclinazioni”.

Si potrà allora vedere quale sia stata la reazione della Casa Bianca, affidata alla portavoce Sarah Sanders. La quale ha bollato l’anonimo dirigente come un “vigliacco”, ricordando un fattore che pare stranamente del tutto marginale nella vicenda: “Circa 62 milioni di persone hanno votato il presidente Trump e nessuno di loro ha votato per una fonte del fallimentare New York Times senza spina dorsale e anonima”. Ancora, “l’individuo dietro la lettera – prosegue Sanders – ha scelto di tradire invece di sostenere il presidente eletto degli Stati Uniti. Al primo poso non ha messo il paese ma se stesso e il suo ego. Questo codardo dovrebbe fare la cosa giusta e dimettersi”. E già: ma l’ha detto una amministrazione “populista”. Quindi la democrazia non è in pericolo. Giusto?

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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