Il tentativo di grecizzare l’Italia per salvare l’euro (e la Germania)

Parto da una buona notizia. Il famigerato Fiscal Compact non entrerà a far parte del corpus normativo dell’Unione Europea (e no, non lo era!). A votare contro, tra gli altri, i socialisti (miracolo!) e il M5S. A favore (ma guarda un po’) l’Alde e i popolari.

Comunque sia, il pericolo è scampato (si fa per dire), perché qualora il Fiscal Compact fosse entrato a far parte delle norme fondamentali dell’Unione Europea, l’austerità sarebbe stato il Verbo europeo in modo definitivo e incontestabile. Oggi già lo è, ma qualora fosse passata la proposta, di fatto e di diritto Maastricht e i suoi già contestabili vincoli di bilancio sarebbero stati roba vecchia, vetusta, da mettere in soffitta.

A mio avviso, questo tentativo è stato il colpo di coda di un Parlamento europeo destinato a cambiar volto con le elezioni di maggio 2019. I neoliberisti hanno cercato di inserire l’austerità nelle norme fondamentali dell’Unione, ma il tentativo – grazie al cielo! – è fallito, seppure per un soffio (infatti i voti sono stati 25 a 25; la parità ha decretato il rigetto della proposta).

Detto questo, e per quanto siano evidenti le connessioni tra il “colpaccio” fallito e le tensioni tra Italia e Commissione europea, v’è da dire che quest’ultima vicenda viaggia su un binario tutto suo. Binario dal quale emerge, in modo chiaro e lampante, il tentativo – nemmeno tanto malcelato – di “grecizzare” l’Italia per salvare l’Euro e il dominio germanico. Non è un caso che in questi ultimi giorni si inseguano dichiarazioni e “suggerimenti” alquanto inquietanti da parte di istituzioni e governi esteri. Si pensi alla dichiarazione di Mario Draghi, che afferma che l’area euro è a rischio con i debiti alti. Come a dire, se vogliamo che l’euro sopravviva (ma non era irreversibile?), qualcuno deve fare dei sacrifici pesanti (chi? Provate a immaginarlo). O si pensi alla dichiarazione che provengono dalla Germania e che invitano l’Italia a rispettare le regole da essa stessa sottoscritte (proprio loro che fanno allegro surplus alle nostre spalle, parlano di rispetto delle regole?).

Ma la peggiore di tutte arriva proprio dalla Grecia, e precisamente da Tsipras, che chiede all’Italia di arrendersi all’Europa, perché poi sarà peggio (santi numi!).

Ed ecco dunque emergere il tentativo di diffondere una bugia che, ripetuta cento e mille volte, diventa una “verità”, e cioè che l’Italia è “malata” e che ha bisogno d’aiuto. Aiuto che, naturalmente, non verrebbe dato a gratis e per puro spirito di solidarietà europea (in Europa, la solidarietà è una parola vacua), ma a caro prezzo: la sovranità. Vi aiutiamo, ma voi dovete fare quello che vi diciamo (e fuck democracy!) In un’unica parola: Troika.

E voi che siete più informati di me, sapete già come è finita in Grecia (già, quella di Tsipras che ci chiede di arrenderci), che oggi, tanto per dire l’ultima, forse dovrà vendersi alcuni dei suoi siti archeologici per recuperare denaro per sopravvivere (è l’austerità, baby… è la desovranità monetaria… è l’idea che lo Stato sia un privato che deve finanziarsi sul mercato, pure vendendo i gioielli di famiglia).

No, la verità è che l’Italia non è affatto malata: è solo una nazione stanca di austerità, di un PIL da terzo mondo, di ridicole e pericolose regole di bilancio e di norme che umiliano e riducono lo Stato a procacciarsi, come un qualsiasi buon padre di famiglia, il denaro per dare dignità e condizioni di vita migliore ai propri cittadini (il che è un ossimoro). La malata è in realtà l’Europa, che ha un grosso problema con la macroeconomia di base e le manie di grandezza della Germania. Usciamone!

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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