In Italia la democrazia è a rischio

In Italia la democrazia è a rischio. Sì: concordo con Martina, Renzi, Repubblica e perfino con Saviano. La democrazia è a rischio perché l’informazione, colonna portante di un sistema democratico, è totalmente egemonizzata dalla sinistra, marginale in termini di consensi ma padrona assoluta degli strumenti di comunicazione. E non mi riferisco alla carta stampata, oramai ininfluente per la maggior parte della popolazione, ma del sistema radiotelevisivo, ed in particolare di quello pubblico.

Dimostrazione di questo assunto è l’allarme razzismo lanciato in questi giorni, basato sul nulla, comprovato solo da palesi fake news, ma trasformato in notizia di apertura di tutti i tg RAI. Due imbecilli annoiati della periferia di Torino, che decidono di passare il proprio inutile tempo lanciando uova sui passanti, diventano notizia principale dei canali di informazione pubblica, perché il caso vuole che dopo un pensionato bianco, 5 donne bianche, tra le vittime finisca un’atleta italiana di origine nigeriana. Per giunta attivista del PD. Apriti cielo! Parte Mentana, e dietro di lui tutti i sacerdoti della democrazia e dell’antifascismo accusano Salvini di aver creato un clima di odio pericolosissimo; levata di scudi finanche del quotidiano della CEI, convocata per settembre (dopo le vacanze ovviamente) una grande marcia antirazzista ed antifascista. A poco serve che immediatamente le forze dell’ordine smentiscano qualsiasi matrice ideologica in un atto che andrebbe derubricato nell’ordinario vandalismo di cui soffrono le periferie delle grandi città.

Ancora in provincia di Roma un gruppo di cittadini, esasperati dagli atti di microcriminalità, individuano due probabili scassinatori, chiamano la polizia, che tarda ad arrivare, li inseguono per evitare che possano dileguarsi; in circostanze ancora da definire uno dei fuggitivi muore. È marocchino, pregiudicato, in macchina ci sono attrezzi per lo scasso. Anche in questo caso i carabinieri escludono da subito la matrice razzista dell’atto. Ma non importa alle vestali dell’antifascismo: ancora un episodio di xenofobia, ancora una vittima della campagna di odio del ministro degli interni.

E così i telegiornali del servizio pubblico, pagato da tutti i cittadini, fonte di informazione primaria per una fascia di popolazione poca incline ad usare internet, hanno il “caso razzismo”, da somministrare in tutte le edizioni. Il fatto che in pochi mesi, grazie alle politiche del governo italiano, siano scomparsi i barconi e sia stata fermata la tratta degli schiavi, il fatto che gli USA riconoscono all’Italia la centralità sul Mediterraneo, dopo che per anni la nostra Nazione aveva dovuto subire l’arroganza francese, il fatto cioè che improvvisamente l’Italia torni protagonista della politica internazionale diventa riempimento, per un’informazione totalmente asservita al pensiero unico globalista. Ed è proprio per questo che l’opposizione di Forza Italia alla nomina del nuovo presidente RAI è ancora più grave, perché non è semplicemente un problema di equilibri politici, ma di un’alleanza culturale del partito di Berlusconi con la sinistra, inaccettabile soprattutto in una fase di aggressione come quella che stiamo vivendo.

Ed allora, di fronte ad un emergenza democratica che vede l’informazione pubblica travisare la realtà, diffondere false notizie per cercare di arginare l’onda sovranista, è necessaria veramente una mobilitazione popolare, che supporti e difenda l’azione di Salvini, Fontana, di chi, dopo anni, finalmente governa in nome del popolo italiano, e non delle lobby degli speculatori mondiali.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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