La campanella torna a squillare

Fra pochi giorni in tutta Italia riprenderanno le lezioni e la campanella di ogni scuola tornerà a squillare.

Cosa cambierà nella scuola italiana col nuovo anno scolastico ai blocchi di partenza? In verità il Ministro Bussetti in tutte le interviste ed i comunicati che ha rilasciato non ha dimostrato di voler invertire la rotta rispetto alle politiche degli ultimi anni. Se si esclude la questione di introdurre l’educazione fisica anche nella scuola primaria (le elementari), cosa buona e giusta in tempi in cui i bambini trovano difficoltà a coordinare i loro movimenti e a fare cose che un tempo si apprendevano spontaneamente per strada, all’orizzonte non si profila alcuna novità.

I concorsi a cattedra per il reclutamento dei docenti non sono stati ancora banditi e quindi si continuerà con le supplenze annuali incrementando il precariato invece  di ridurlo e di ridimensionarne decisamente il peso. Sul tema essenziale  dell’introduzione massiccia del digitale, inizialmente il Ministro sembrava prudente e si è trattenuto dal fare proclami. Nelle ultime interviste invece è sembrato completamente recuperato alle ragioni della lobby legata alle grandi multinazionali dell’informatica e del digitale. Perché non ha alcuna intenzione di limitare l’uso degli smartphone nelle scuole e, addirittura, ha sostenuto che intende far sostituire i quaderni ed i libri dai tablet. Più che il Ministro Bussetti (ricordiamolo designato in quota Lega) sembrava parlasse il sottosegretario Salvatore Giuliano che il Movimento 5  Stelle avrebbe invece voluto  Ministro.

Negli altri paesi si inizia ad invertire la marcia di fronte alle prime risultanze negative dell’abuso del digitale. Ultima della serie: la Francia di Macron che vieterà l’uso dei cellulari e degli smartphone nelle scuole francesi. La didattica nelle scuole statunitensi ha cominciato a fare autocritica e riconsiderare il ruolo egemone che oramai il digitale stava acquisendo in quel sistema scolastico. Noi provinciali, come al solito, buttiamo a mare secoli di nobile tradizione pedagogica per inseguire mode esogene dietro le quali spesso si celano anche grandissimi gruppi di interesse.

Ma vogliamo vedere come si comportano i grandi magnati di questa industria con i loro figli e l’educazione che assicurano ad essi? In un articolo del giornalista britannico David Randall, pubblicato dalla progressista rivista mensile “Internazionale” (numero di febbraio 2018) si apprende che Tim Cook, AD della Apple, sarebbe seriamente preoccupato di evitare che suo nipote usi i social. In un inserto dell’”Espresso” di febbraio 2017, emblematicamente titolato “Carta Vince”, apprendiamo che Steve Jobs sia stato un “genitore a bassa tecnologia nel senso che i suoi figli avevano più dimestichezza con carta e penna piuttosto che con l’ iPad”. Si può leggere inoltre che sul New York Times Matt Richtel “raccontava che molti cervelloni dei giganti della Silicon Valley (da Google ad Apple da Yahoo a Hewlett-Packard) mandavano i loro figli alla steineriana Waldorf School di Los Altos dove non entra nemmeno un computer o un tablet ma una montagna di carta e penna”.

Il sottosegretario Salvatore Giuliano, quando faceva il Dirigente Scolastico, sbandierava come modello da imitare la scuola finlandese. Ebbene adesso che le generazioni interamente digitali di quella nazione sono arrivati a sostenere le loro prove OCSE –PISA, esse hanno evidenziato un clamoroso regresso nella capacità di comprensione dei testi sicché Paul Sahlberg, autorità del sistema scolastico finlandese, ha ammesso:<< Fino agli anni duemila gli studenti finlandesi delle elementari erano i migliori lettori del mondo, ma ora non è più così. Le prove del PISA sono basate molto sulle capacità di comprensione del testo da parte degli studenti. Probabilmente l’arrivo delle tecnologie portatili tra i bambini di questo decennio, ha accelerato questa tendenza.>>

Certamente non possiamo accusare “Internazionale” e “L’Espresso” di essere al soldo di Salvini e dei sovranisti. Il problema è che l’informatica, il digitale, Internet, i social network appartengono al regno dei mezzi non a quello dei fini. Se compro una macchina non lo faccio per spostarmi  di 200-300 metri ma per spostamenti di qualche chilometro almeno. Per il resto mi affido alle mie gambe perché ciò fa bene anche alla salute. Altrettanto dovrebbe farsi con questi strumenti.

Non dimentichiamo la lezione di Mac Luhan. Egli parlava della TV, un mezzo ancora molto meno potente ed invasivo dei moderni mezzi del mondo digitale; eppure ci metteva saggiamente  in guardia rispetto al rischio che ad un certo punto il “mezzo stesso diventa il messaggio”.

Ministro Bussetti rifletta prima di cedere al pensiero unico che vorrebbe toglierci “sovranità” anche con queste pseudo-ideologie.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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