La febbre del nilo in Emilia fa strage, già 18 morti. E i vertici sanitari ci scherzano su

Alla gravità del numero impressionante di vittime mietute dal West Nile virus, si aggiunge in Emilia-Romagna la furibonda polemica politica sui vertici sanitari regionali. Accusati non già e non solo di non aver saputo arginare il tributo di morti, ma anche di aver minimizzato, e scherzato, sull’allarme. Nel mirino il direttore generale dell’Ausl Massimo Annicchiarico, per la pubblicazione di un post su Facebook nel quale ironizzava sulle preoccupazioni nate dopo la morte di tre persone nel modenese per il virus del Nilo occidentale. La vicenda ha immediatamente coinvolto l’amministrazione Bonaccini, in consiglio regionale sono fioccate le interrogazioni: per Andrea Galli (Forza Italia) la colpa è sia delle parole grottesche e da condannare che della scelta di dare notizia dei primi due decessi solo dopo settimane per non creare allarmismo. Sul versante Movimento 5 stelle, Giulia Gibertoni è stata particolarmente dura: “Mentre il virus della West Nile continua a fare vittime, arrivando a quota 17 in tutta l’Emilia-Romagna, il direttore generale dell’Ausl di Modena Massimo Annicchiarico sul proprio profilo Facebook fa ironia su questo tema prendendo in giro tutti quei cittadini che in questi mesi hanno lamentato poca informazione proprio dalle Ausl sulle precauzioni da adottare per evitare la diffusione del virus. Un atteggiamento molto grave e inaccettabile”. Quanto basta, conclude Gibertoni, per valutare la rimozione dall’incarico.

Infine, la Lega, che chiama in causa direttamente la giunta di centrosinistra. “L’assessore Venturi e la giunta Bonaccini concordano con le affermazioni del direttore dell’Ausl di Modena, Massimo Annicchiarico, che ha ironizzato sul virus West Nile, che ha causato già tanti morti nella nostra regione? E se non concordano, quale provvedimento intendono assumere nei confronti del dirigente?”.

La Regione, governata dal centrosinistra, intanto cerca di correre ai ripari, davanti a numeri da vera e propria emergenza sanitaria: sono novantasei le forme neuro-invasive di West Nile, con 18 morti (1 a Piacenza, 3 a Modena, 3 a Bologna, 8 a Ferrara, 3 a Ravenna); 66 sono le forme febbrili e 26 infezioni asintomatiche.     L’età delle persone decedute varia da 63 a 87 anni. Così l’assessore regionale alla sanità, Sergio Venturi, ha incontrato i sindaci dei Comuni capoluogo e i presidenti di Provincia: “Quest’anno – sottolinea – ci siamo mossi nei tempi giusti, ma si è trattato di un anno davvero particolare, che potrebbe ripetersi. Quindi, dobbiamo serrare le fila”.

Non basta però. Perché l’allarme febbre del Nilo non è il solo: a Bologna nei primi sei mesi del 2018 sono stati 31 i pazienti ricoverati per tubercolosi al policlinico Sant’Orsola. Altri 36 sono invece stati presi in carico dall’Ausl. Un dato emerso ancora una volta con una interrogazione di Forza Italia in Regione, con il consigliere Galeazzo Bignami che non si risparmia dal chiamare in causa le politiche dell’accoglienza: “Una recrudescenza legata all’immigrazione, con i casi che aumentano di pari passo con i flussi migratori”. E che riguardano, ormai, anche numerosi italiani.

Tornando alla febbre del Nilo, non è comunque un problema solo emiliano-romagnolo. Sicuramente è anche veneto, con il 43esimo caso registrato nella regione, in particolare nel Polesine, nei giorni scorsi. Ma a meridione non va troppo meglio. Una donna è stata ricoverata a Campobasso, con il Comune che ha cercato di correre ai ripari con una disinfestazione straordinaria. Disinfestazioni anche in Sardegna, dove alcune specie avicole risultano attaccate dal virus. Nel Lazio, invece, positivi sono risultati alcuni cavalli nell’Agro pontino. Ciò ad aggravare un quadro che già alcune settimane fa era piuttosto serio.

In tutto questo, che il dibattito in materia sanitaria sia completamente monopolizzato dall’obbligatorietà dei vaccini è un aspetto davvero inquietante.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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