La vergogna di Obama: ora tenta di appropriarsi dei successi economici di Trump!

Un antico politico italiano maestro di aforismi ancora oggi viene ricordato soprattutto per una sua intuizione non solo dialettica, il famoso “il potere logora chi non ce l’ha“. Molto umilmente mi permetto non di negare la veridicità del detto – e come potrei… – ma solo di considerarlo un caso generale. Infatti nello specifico sarebbe dovuto essere declinato (almeno in ambito politico) – per ottenere la massima aderenza alla realtà – con qualcosa del tipo, “il potere logora chi non ce l’ha, soprattutto se prima ce l’aveva od oggi non più“.

Se ci pensate questa affermazione ha innumerevoli riscontri a noi prossimi; immaginiamo ad esempio il caso di Matteo Renzi che da quando ha tragicamente perso le elezioni non riesce a capacitarsi dell’indifferenza nei suoi confronti, per altro figlia di risultati disarmanti per il Paese sotto il suo governo. Ed infatti lo vediamo regolarmente eccedere pubblicamente in commenti che trasudano invidia, rabbia, celati sotto una figura facciale perennemente imperniata verso l’apparente scherno visivo.

Stessa cosa valle per Obama, che dopo aver terminato il suo mandato è tornato all’inutilità; che evidentemente gli pesa se fa insulse affermazioni come quelle sopra citate.

Non a caso Obama e Renzi erano e sono tuttora sodali, nella more dell’operato globalista della Fondazione Clinton a cui loro in varie forme sembrano aver contribuito.

In tale contesto, leggendo le parole recentemente pronunciate da Obama alla stampa USA sui successi di Trump rivendicati dall’ex Presidente USA, c’è da rimanere sconcertati: da commentatore tecnico tali parole mi risultano – in questo caso – totalmente inaccettabili.

Appena prima delle Midterm, Barack Hussein Obama ha l’ardore di pronunciare parole incredibili, mirate a fare suoi i successi economici del Presidente USA Donald J. Trump e del suo America First!

L’incredibilità dei discorsi posti in essere è tale da far restare esterrefatti: sostanzialmente Obama afferma che gran parte dei successi trumpiani soprattutto nell’occupazione sono frutto delle sue vecchie policies ossia delle sue scelte. E non del cambio di passo imposto dall’America First.

Insomma, per non sbagliare, qui bisogna davvero lasciare parlare i fatti: Trump ha stravolto le politiche obamiane cancellando l’Obamacare, che costava un’immensità ai contribuenti americani, soprattutto alla classe media. Ha costretto le imprese USA che sotto Obama erano autorizzate a tenere liquidità e profitti all’estero, a farli rientrare, obbligando le imprese a reinvestirli in Patria. Ha dichiarato guerra ai paesi che inondano gli USA di merci, depauperando il substrato produttivo ed industriale locale, da qui la decisione trumpiana di imporre dazi mirati A Cina e in parte Germania. Da uomo di destra ha anche eliminato le agevolazioni sui real estate che permettevano ai ricchissimi traders della west e east coasts di pagare poco o nulla di tasse sulle loro immense ville (…). Ha dato la stura a lavori pubblici in patria. Dulcis in fundo ha tagliato le tasse per tutti, andando in deficit, ben sapendo che la ricchezza USA – e quella del mondo in generale – sta nel fare crescita e non austerity, come invece vuole l’EU (con risultati per altro disastrosi per chi applica il rigore, Grecia ed Italia su tutti, ma una manna dal cielo per chi ne beneficia potendo comprare a basso prezzo gli assets dei paesi messi sotto torchio).

Ma l’aspetto dirimente, che chiarisce le bugie di Obama – si, bugie, null’altro da aggiungere nel caso sopra citato – sono i tassi di interesse USA: Obama ebbe successo nelle sue policies economiche in presenza di tassi di interesse in perenne discesa dal 2008, fino a raggiungere il minimo forse di sempre nel tasso dei treasury a 10 anni solo alcuni mesi prima delle elezioni poi perse da Hillary Clinton (sotto l’1.5% per le obbligazioni decennali). Successivamente all’elezione di Trump gli stessi tassi di interesse sono letteralmente esplosi, più che raddoppiando sui decennali in meno di due anni, oggi siamo poco sopra il 3.10%. Nonostante il freno a mano tirato – tassi di interesse raddoppiati di norma sono causa di recessione negli USA – Trump ha saputo far crescere l’economia addirittura più di Obama, abbassando la disoccupazione facendo record su record nella salita del PIL.

Or dunque, sono state proprio le scelte strategiche ed il cambio di passo di Trump a dare forza all’economia USA che altrimenti stava battendo in testa nel 2016. Testimonianza è l’indice S&P USA che, prima delle elezioni del 2016 stava scendendo. Il giorno dopo l’elezione di Trump, prima tendenzialmente al ribasso, lo stesso indice è decollato e non si è più fermato, nonostante il raddoppio dei tassi di interessi USA. Un correlazione tanto anomala tra salita dei tassi (più che raddoppiati) e salita della borsa non si ricorda a memoria d’uomo.

Precisamente in questo contesto Obama ha l’ardore di affermare che i successi di Trump a livello di occupazione in realtà sono i suoi successi, in quanto le policies sono le stesse!

Lascio a voi commentare. Aggiungo solo che ho avuto più volte il dubbio che molte delle fake news non solo economiche degli scorsi anni provenissero proprio dall’establishment Obamiano. Oggi ne ho la certezza.

Per tale ragione mi trovo a reiterare la mia previsione elettorale per le Midterm del prossimo mese: fatti salvi brogli evidenti, Trump ed i suoi repubblicani conserveranno il controllo del Senato USA con una comoda maggioranza anche superiore ai 53-54 seggi che oggi sembrano più probabili, ossia espandendo la maggioranza attuale di 51 senatori.

Al Congresso, anche a seguito della recente promessa trumpiana di abbassare ulteriormente le tasse per la classe media se la Camera verrà mantenuta a controllo repubblicano – notando che in passato le promesse con gli elettori Trump le ha sempre mantenute, nonostante i modi a volte discutibili (…) -, mi spingo ad affermare che, contrariamente a quanto vuole farvi credere qualche commentatore stile Giovanna Botteri di RAI3, la battaglia sarà all’ultimo seggio. Personalmente mi sento di dare una probabilità superiore al 50% che i repubblicani manterranno anche la Camera , sebbene solo per alcuni (1-3) seggi.

Sempre che, lo ripeto, non emergano brogli evidenti. Brogli mai da escludere purtroppo, soprattutto in presenza di avversari come Obama che, vedasi sopra, sono tragicamente pronti a piegare la realtà dei fatti ai loro interessi non solo elettorali.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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