L’anomalia europea: la BCE che non fa la banca centrale

Molti credono seriamente – privi dei fondamentali economici e giuridici – che la BCE sia una normale banca centrale, come un tempo lo era la Banca d’Italia e come oggi è la FED americana o la Banca d’Inghilterra, o la Banca del Giappone, e in generale le banche centrali del 90% dei paesi del mondo (quel 10% riguarda, non a caso, i paesi della zona euro). E invece non è così. Le banche centrali per statuto e per funzione sono appunto banche centrali, e cioè sono le creatrici di moneta, e in quanto tali hanno essenzialmente due compiti: stampare moneta ed essere prestatrici di ultima istanza sul debito pubblico dello Stato.

Ebbene, la BCE crea sicuramente moneta (malgrado alcuni credono che gli euro vengano estratti dalle miniere), ma – ahinoi! – non è prestatrice di ultima istanza. Dunque non acquista i titoli del debito pubblico, quando questo rimane invenduto. Ergo, il tasso di interesse sul debito, quando le aste sui titoli pubblici di un paese membro vanno quasi deserte, sale. L’aumento dei tassi di interesse, a sua volta, determina un declassamento del debito pubblico, che viene giudicato inaffidabile e poi spazzatura. Si entra dunque in un circolo vizioso che porta lo Stato titolare di quel debito verso il default, e dunque verso quelle politiche di assurda austerità necessarie – secondo il mantra ordoliberista – per “risanarlo”; politiche delle quali poi approfittano gli speculatori e le potenze straniere, che si tuffano sulla tavola imbandita, come iene sul corpo martoriato di un animale moribondo (v. Grecia).

Se invece la BCE facesse la banca centrale, e non fosse un’anomalia ordoliberista il cui unico scopo per statuto è – assurdamente – la stabilità monetaria e non il benessere dei cittadini, probabilmente non esisterebbe lo spread, né sarebbe esistito il caso greco. Ma tant’è che questa è una storia che non esiste, e difficilmente la BCE in un prossimo futuro diventerà quella che non è né vuole essere.

La domanda, dunque, a questo punto, è una: se la BCE non è prestatrice di ultima istanza, chi è che svolge oggi quel ruolo? Sul punto ci risponde Antonio Maria Rinaldi in un tweet: 

Capito? I cittadini e le imprese, nella UE, sono i prestatori inconsapevoli di ultima istanza: attraverso le loro tasse e la deflazione salariale, la disoccupazione, la desertificazione industriale, la colonizzazione e l’erosione democratica.

Questa è una delle ragioni che poi ha indotto Paolo Savona a rivendicare una riforma integrale della BCE, affinché diventi una banca centrale a tutti gli effetti. Se ciò non dovesse accadere, come è probabile che non accada (esistono in Europa parecchie resistenze ideologiche e politiche, legate soprattutto agli interessi tedeschi), non ci resta che il famoso piano B: l’uscita dalla moneta unica.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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