Le resistenze e il boicottaggio delle burocrazie

Le vergini illibate del pensiero unico del “politicamente corretto” si sono scandalizzate perché Rocco Casalino, portavoce del Premier Conte, ha accusato l’alta burocrazia ministeriale di “boicottare” l’azione di governo.

Davvero questa affermazione era meritevole di tutto lo “scandalo” che ne è seguito e dell’ipocrita indignazione dell’establishment culturale e mediatico di centro e di sinistra?

Se si andasse a scorrere la pubblicistica di qualche anno addietro, su questo tema, ne scopriremmo di belle! Non solo perché Alfredo Mantovano sul settimanale “Tempi” dell’11 febbraio 2013 imputava alla burocrazia la mancata elaborazione dei decreti attuativi dei 400 provvedimenti pendenti dei governi presieduti da Berlusconi e da Monti. Egli affermava: “Responsabilità degli apparati burocratici? In prevalenza sì. Alla fine chi guida un ministero – politico o tecnico che sia – si stanca e dà per scontato che la struttura farà quel che deve; purtroppo così non è. Col risultato che l’azione di un governo – qualsiasi governo – provoca al più un effetto mediatico, ma non di sostanza”.

Non solo perché lo stesso ex Sottosegretario agli Interni dei governi “Berlusconi”su “Tempi” del 18 marzo 2013 accusava la Ragioneria dello Stato di far da freno rispetto all’utilizzo della bellezza di 2.5 miliardi di euro confiscati alle mafie per misure utili ad affrontare la crisi economica e testualmente dichiarava: “È una rinuncia all’esercizio di precise responsabilità, connessa al non voler comprendere che si tratta di uno snodo cruciale nel contrasto della mafia. Rivedere una impostazione così ottusa è un dovere. È però una illusione pensare che possa accadere senza un governo dotato di pieni poteri, rispetto al quale la burocrazia la smetta di fare da freno”.

Anche perché su questo tema con forti toni critici si sono misurati intellettuali ed esperti non ascrivibili alla Destra o al Centrodestra, come Angelo Panebianco che, sul “Corriere della Sera” del 14 luglio 2013, asseriva: “La società affonda, lentamente imprigionata in un triangolo della morte ai cui tre lati stanno, rispettivamente le tasse, già altissime, in aumento, la spesa pubblica in aumento (…)e il ragno velenoso della burocrazia che crea una ragnatela normativa di norme ingarbugliate in continua proliferazione che appaiono prive di scopo, razionalità e logica e che soffocano la società ma che servono all’autoriproduzione degli apparati burocratici e che danno lavoro anche a ogni tipo di mediatori professionali (avvocati, commercialisti, eccetera) che sguazzano in regole e procedure complesse e nei contenziosi che ne derivano”.

Ancora più esplicito e duro era Antonio Polito sul “Corriere” del 18 luglio 2013, con un articolo dall’emblematico titolo di “Burocrazia Forte e Politica Debole”, laddove egli scriveva: “La politica è sempre più debole e –siccome in natura il vuoto si riempie- più forti sono diventati i “mandarini” che controllano la macchina statale”.

Nello stesso anno, per i tipi di Rizzoli, l’editorialista e vice-direttore del “Corriere” aveva scritto un saggio dal titolo “In fondo a Destra. 10 anni di fallimento”, saggio nel quale egli analizzava le ragioni di quelli che egli considerava gli insuccessi e i fallimenti della Destra al governo e che imputava alcuni di questi fallimenti alla graduale “autonomizzazione” delle burocrazie ministeriali rispetto alla politica. Egli testualmente sosteneva che: “Mai come nel governo Monti questo processo di autonomizzazione dell’alta burocrazia è stato più evidente. Forse per questo in Italia non si usa per definire i burocrati l’espressione inglese civil servant, perché più che i servitori essi sono i veri padroni dell’amministrazione”. Più avanti Polito definisce i vari apparati e le varie reti burocratiche “una casta”.

Dov’è allora lo scandalo? Perché riaffermare ora, con l’attuale maggioranza “giallo-verde”, che le burocrazie, ad iniziare dal quella dei vertici ministeriali, frenano l’azione di governo e mirano a far saltare il patto tra elettori e governo sarebbe azzardato, esagerato e fuori luogo, tanto da sollevare esacerbate indignazioni da parte delle vestali del “politicamente corretto”?

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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