L’evoluzione dell’Italexit in Euroexit (Mike Pompeo, Gilet gialli, Savona e …. Ovidio)

“Gli dèi ci creano tante soprese: l’atteso non si compie, e all’inatteso un dio apre la via”

(Euripide)

Eccoci al consueto aggiornamento settimanale sull’Italexit. Gli dèi a volte sembra giochino con gli esseri umani, prospettano loro insormontabili avversità e poi offrono loro immensi doni.

Ricordiamoci sempre che “Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”, ossia che alla storia Lógos, che è l’armonia del mondo, conferisce uno sviluppo razionale. Come sosteneva Eraclito di Efeso, il mondo è governato dal divenire, o Arché, come tale nulla potrà tornare come prima. Questo vale anche per l’Euro, per la Ue e per il nazionalismo, tutto scorre, tutto si evolve in nuove forme e modalità, non ci si bagna due volte nello stesso fiume. Non possiamo sapere come evolverà l’umanità, ma sappiamo che ciò che oggi sembra irrisolvibile domani passerà.

Se solo fossimo in grado di percepire il sottile filo che lega tutti gli eventi, capiremmo che una regola governa il dispiegarsi dell’universo. Certo, servono le nostre mani, le nostre braccia e le aspirazioni di tantissima gente, ma essa funziona. E funziona maledettamente bene! Il nostro universo, è metafisico, Lenin lo comprese e sfruttò tale meccanismo per incendiare la Russia del 900 e guidare la rivoluzione.

Gli eventi di questa settimana sono talmente collegati tra loro tanto da mostrare al mondo la potenza del Logos. Essi sembrano far evolvere l’Italexit di Savona in una più corposa, e forse meglio gestibile, Eurexit. E questo è un bene poiché ridurrebbe il rischio di boicottaggio del nucleo che rimarrebbe in Eurozona.

Il primo e più importante fatto è stato il carico di dinamite lanciato dal Segretario di Stato USA Mike Pompeo al German Marshall Fund di Bruxelles sui tedeschi.

Nel suo discorso intitolato: “Restoring the role of the Nation-State in the Liberal international Order” egli afferma:

“La Banca Mondiale e il FMI sono stati istituiti per ricostruire territori devastati dalla guerra e promuovere investimenti e crescita privati. Oggi queste istituzioni consigliano spesso ai paesi che hanno gestito male i loro affari economici di imporre misure di austerità che inibiscono la crescita e spiazzano gli attori del settore privato. Qui a Bruxelles, l’Unione Europea e i suoi predecessori hanno portato grande prosperità in tutto il continente…….ma Brexit è stato un campanello d’allarme politico. L’UE sta assicurando che gli interessi dei cittadini siano posti prima di quelli dei burocrati qui a Bruxelles?”

Questo messaggio, recapitato a Bruxelles, equivale ad aver bombardato il bunker del nemico.

E il nemico reagisce. Su Europa Today leggiamo:

“Bruxelles lancia la guerra al dollaro (e a Trump): rafforzare l’uso dell’Euro sui mercati internazionali in settori chiave come quelli energetici”.

Peccato che il 7 dicembre Donald Trump twitti: “China talks are going very well”.

Bruxelles reagisce all’arroganza del Dollaro programmando l’impiego dell’Euro sui mercati internazionali. Ma la UE non ha fatto i conti con Trump, questi chiude un accordo con Xi-Jinping, mediando sul commercio bilaterale, isolando di fatto il nemico principale degli USA: la Germania!

Paul Krugman, dalle colonne della FAZ, avvisa la Germania che gli USA faranno di tutto per bloccare la Germania, in fondo Trump ha dietro un popolo che chiede i dazi alle loro produzioni di auto.

Oramai è guerra aperta.

Ma è guerra anche con il cagnolino della Merkel, il globalista Macron. Avevamo già visto i tweet di Mister Trump (“se non era per noi a Parigi adesso parlavano tedesco”), adesso il misterioso “Q” ci informa che quella dei gilet gialli non è una semplice protesta per il prezzo del gasolio, ma una vera e propria rivolta contro quell’agenda globalista che Trump intende smantellare. In Francia, ci informa Q, i francesi combattono contro il globalismo.

Chiaramente, il main stream media tace sull’argomento, ma persino Steve Bannon ci informa che tale movimento antiglobalista è lo stesso movimento che ha portato alla Brexit, all’elezione di Trump e al 4 marzo 2018 Italiano.

Scrive su Il Giornale Roberto Fabbri: “toni grilloleghisti nella carta dei rivoltosi in gilet. E Trump e Bannon la sottoscrivono”. Dalla carta si evincono i seguenti temi:

  • Fuori dalla UE;
  • Sovranità Monetaria;
  • Stop immigrazione;
  • Nazionalizzazione asset strategici;
  • Fuori ideologia gender dalla scuola;
  • Annullamento del debito;
  • Lotta a media e Banche.

Non male direi vero? Chiaramente i francesi hanno compreso che lo scontro odierno è tra chi considera lo Stato nazione come ostacolo e chi vede in esso il fondamento di un modello di vita equilibrato ed in armonia con la vera essenza dell’essere umano.

Persino Katie Hopkins, importante editorialista inglese, collaboratrice in passato di Sun e il Dayly Mail, in piena euforia per il risveglio delle coscienze sociali, pubblica un tweet carico di amore per la rivolta dei francesi: “Vive la revolution, Macròn demission”.

Che Trump sia a capo di un movimento volto a smantellare la Globalizzazione è oramai chiaro, se n’è accorto non solo Soros ma anche la Merkel, ma è altrettanto chiaro che è il popolo oramai ad essere in rotta con quell’élite che ha progettato e realizzato organismi sovranazionali fascisti nonché intrisi di corruzione e di satanismo.

Partiti dalle tasse sul gasolio, i Gilet gialli ora chiedono le dimissioni di Macròn e la sua sostituzione con De Villiers, il generale dell’esercito che si dimise per i tagli alle Forze Armate. Il 20 luglio 2017 si leggeva su AnalisiDifesa.it: “Si dimette il Generale De Villers in polemica con Macròn”.

Guarda caso, le proteste salgono proprio appena dopo che Macron ha rilanciato l’idea di Europa attraverso un esercito che difenda la UE dai Russi e …… dagli Americani! Se non credessi in Logos sarei portato a pensare che in Francia sia in atto un golpe.

Ma non è affatto così. Il fenomeno è macroeconomico, esattamente come lo fu per l’elezione di Trump.

Su RusseEurope Jacques Sapir, nel pezzo “La questione del potere d’acquisto”, spiega che quanto accade in Francia è la risposta del popolo all’impoverimento da Euro e che, per quanto sopra, è necessario cambiare il sistema. In particolare, Sapir fa notare due cose:

  • La richiesta di un salario minimo da 1.300 euro al mese è incompatibile con l’austerità da Euro (necessaria per azzerare il deficit di bilancio e quello delle partite correnti dei francesi);
  • Se l’Euro non fosse esistito, in base alla crescita della produttività aziendale lo stipendio minimo in Francia oggi dovrebbero essere tra 1.357 e 2.182 euro a seconda della percentuale di produttività guadagnata dal sistema e retrocessa dai capitalisti alla classe operaia.

Capite che uno stato in cui regni la pace sociale e non vi sia lotta di classe (fra capitalisti e classe lavoratrice), è incompatibile con l’assetto dell’Euro e con quello della UE?

Tale argomentazione è talmente forte e importante che persino Le Figaro si spende pubblicando IN PRIMA PAGINA un articolo dal titolo:

“Macron ha i piedi e i pugni legati dall’Unione Europea” in cui si legge: “allo stato attuale dei trattati, gli Stati membri non possono più perseguire politiche economiche e commerciali sovrane”.

In pratica, Le Figaro fa notare che i vincoli alla redistribuzione della ricchezza e quelli sulla mobilità del capitale rendono impossibile ridurre le disuguaglianze e le insicurezze dei cittadini.

Lo stesso Olivier Blanchard, quel gran….de economista di Blanchard, commentando i fatti francesi, su Twitter afferma:

“potremmo non esser in grado di ridurre le ineguaglianze e le insicurezze al punto di prevenire i populismi e le rivoluzione”.

In pratica, Macròn est foutu!

Mac(a)ron d’Amiéns ha cercato di rilanciare la UE rafforzando l’asse Parigi-Berlino, la classe industriale tedesca in cambio dell’appoggio al progetto gli ha imposto l’accelerazione delle riforme in senso schiavista e, così facendo, è avvenuto il suo suicidio politico.

Di pari passo con la rivoluzione francese, monta il populismo. I filosofi della sinistra liberale cominciano a fiutare il vento della riproposizione dell’esperienza italiana e reagiscono violentemente. Bernard-Henry Levy è responsabile di un furioso tweet contro un intellettuale di estrema sinistra che afferma (in TV) di vedere di buon occhio un’alleanza con l’estrema destra:

“Un intellectuel d’extreme gauche pas gene par le bord a bord avec l’extreme-droit”

Esattamente come accade da noi con i vari Augias o i Vauro, le risposte del popolo sono sorprendenti:

“je te follow juste pour lire tes tweets. Je me marre à tous les coups”

Ti seguo solo per leggere i tuoi tweet e ridere ad ognuno di essi.

Oramai filosofi ed intellettuali (imbevuti di Ubermensch) sono scollegati dal genere umano.

La Francia sarà costretta ad abbandonare l’Eurozona per non sperimentare sulla propria pelle quella guerra civile che Bagnai profetizzò con l’oramai famosa frase:

“la differenza fra un cambio fisso e una guerra civile non salta all’occhio. Perché non c’è. Un giorno capirete”.

Quel giorno, non sperimentato in Italia grazie al 4 marzo 2018, è oggi arrivato dai nostri cugini.

Che la colpa di queste rivolte sia della UE lo afferma anche Nigel Farage in un tweet:

“For 20 years, the gap between rich and poor widened as global elites ignored genuine concerns. Brexit, Trump, Italy e now these riots in France happened because ordinary people want to feel they have some power over their own futures”

In fondo la UE è un’ameba parassitaria in cui le decisioni vengono prese in favore della Germania ma che gli Pseudopodi, la Commissione UE, fanno passare come se riguardassero l’intera unione. Questi ultimi, poi, sono talmente arroganti da voler schiacciare i popoli dalla ferrea volontà di autodeterminazione.

A Londra, una May molle con questi Pseudopodi (i negoziatori di Bruxelles) rischia di vedersi bocciato l’accordo raggiunto in questi anni poiché ha concordato una clausola detta  “Backstop” che, secondo il parere del Procuratore Generale Geoffrey Cox, è pericolosissima. Tale clausola impedisce temporaneamente la rinascita della frontiera tra le due Irlande e vincolerebbe UK al punto che essa non potrebbe fare accordi autonomi con altri paesi. Per Cox questo impedimento potrebbe rimanere in piedi per molti anni impedendo una vera Brexit. L’ala estrema dei conservatori è partita all’attacco della May e presumibilmente, salvo appoggio dei parlamentari di Corbyn, porterà ad un No-Deal!

Via una!

Analogamente questa settimana il Presidente della Svizzera Alain Berset ha rotto un accordo quadro con la UE. Su ST FOREIGN DESK nel pezzo Swiss risk UE anger after dodging EU treaty deadline” si legge che tanto la sinistra pro Europa quanto la destra anti-UE sono consapevoli che gli accordi violavano troppo la sovranità svizzera e che i sindacati temevano per il probabile smantellamento delle regole del mercato del lavoro.

La Svizzera allunga i tempi onde non far sovrapporre le loro trattative con quelle della Brexit. La Commissione UE sarebbe troppo dura con gli svizzeri per non offrire il destro agli Inglesi nella loro ben più difficile trattativa.

Conoscendo gli svizzeri, sono sicuro che non cederanno mai.

Via due!

Certo che come trattano questi Commissari …..guarda…..nessuno! Davvero!

Fanno talmente paura che i Gialloverdi, dopo sei mesi di martellamento, non solo non hanno ancora concesso a quelli di Bruxelles decimali di austerity, ma sembra che non ci pensino neanche!

E’ vero che l’Italia deve rinnovare tantissimi BTP in questo 2019, ma con le elezioni a breve, i gialloverdi faranno di tutto per non smantellare il proprio capitale politico.

Di fatti, Giovedi 6 dicembre 2018 Claudio Borghi twitta:

“I saldi in manovra sono invariati. Se le cifre accantonate per pensioni e reddito di cittadinanza si riveleranno eccessive le possibilità di investire l’eccedenza in altre cose utili per gli italiani sono infinite. Dopo 300 ore di Commissione Bilancio lo posso testimoniare”

Come vedete, i decimali dalle due principali misure forse potranno anche venir limati, ma sarebbero reinvestiti in altre voci di spesa del bilancio, i saldi della manovra sono INVARIATI!

Eppure Monti aveva annunciato ai quattro venti l’approssimarsi dello Tsipras Moment (ridenominato da Michel Martone come Salvini-Dimaio Moment)?

La verità è che Savona va avanti per la sua strada, senza paura, asfaltando ogni ostacolo che si frappone fra le sue idee e la vittoria.

Il 5 dicembre Il Giornale pubblica il seguente articolo: “Savona lancia l’allarme: L’Italia a rischio recessione”. In esso si riportano le parole di Savona:

“L’Italia non può attendere per fronteggiare i rischi di una recessione produttiva…..con gli attuali protagonisti dell’UE non ci può essere dialogo al di là del contingente…..indubbia capacità dell’organizzazione europea di creare stabilità finanziaria ma non di creare sviluppo”.

Qui siamo ben oltre lo Tsipras Moment, qui siamo al “o fate come diciamo noi o ce ne andiamo”.

Il vero Tsipras Moment lo avremmo non offrendo qualche decimale di deficit su Pil in meno, bensì con lo 0.8% promesso dal PD nel 2017 e ad aprile 2018.

A dire il vero, a causa dei RIDOTTI ACQUISTI DEI BTP ITALIA e di acquisti BCE di BTP inferiori rispetto al suo potenziale (reinvestimento dello scaduto e nuove disponibilità del mese), la Commissione UE ha fiutato una presunta debolezza dei gialloverdi e su di essa si appoggia per schiacciare il suo nemico!

Ma essa non ha fatto i conti con la caparbietà degli italiani e con le doti da “tombeur de femme” di alcuni avvocati dagli studi classici.

“Conte: dialogo con UE indispensabile ma non rinunciamo a misure” (Prealpina 25/11/2018).

Il messaggio è chiaro, parliamo quanto volete ma noi abbiamo fissato il confine sul Reno, i conti ce li gestiamo da soli e non intendiamo minimamente cedere un solo millimetro.

Il Premier deve aver studiato bene Ovidio e quell’Ars Amatoria in cui scrisse:

“Prometti senza timori, le promesse attraggono le donne; e di ciò che prometti chiama a testimoni tutti gli Dei che vuoi. Giove dall’alto ride degli spergiuri degli amanti e ordina ai venti eolii di disperderli nel vuoto. Giove era solito promettere il falso a Giunone”

Ecco, dopo 6 mesi di promesse e di trattative sul nulla, i tedeschi iniziano a dubitare del “visetto inzuccherato” (Don Giovanni di Mozart ) del nostro Premier e a sospettare qualcosa. Come Fantozzi quando scopre la casa piena di pane, dopo 6 mesi di nulla essi cominciano a pensare: “qui gatta ci cova”.

Su Handelsblatt, in questi giorni, esce il pezzo: “Italien will Im Haushaltsstreit offenbar kaum zugenstandnisse machen” la cui sostanza è questa:

“L’Italia evidentemente vuole fare poche concessioni nel conflitto sul Budget…l’Eu chiede variazioni sostanziali e questi offrono correzioni minimali, dei decimali”.

Il dubbio assale i tedeschi, non è che, nonostante i mercati (ma soprattutto la BCE), questi si stiano prendendo gioco di noi?

Vuoi l’Ars Amatoria di Ovidio, vuoi che gli Italiani, quando qualcuno li comanda (es. le mogli) sono soliti rispondere “dopo”, di fatto, ancora i gialloverdi non hanno ceduto e non hanno concesso un solo decimale ad una UE sul viale del tramonto. E badate, per noi, “dopo” può voler dire mezz’ora, un paio di giorni, ma anche MAI!

Siamo fatti così! A meno che non crolli il mondo, se possiamo, gli sforzi inutili li evitiamo.

E cosa c’è di più inutile dell’austerity? Ah si! Il lavoro dei ministri del Partito Democratico. Scusate!

Insomma, non la vedo bene bene nel rapporto fra Italia e Germania, così come non la vedo bene neanche in quelli fra la Germania e Francia, Uk e Usa.

….. Pensandoci bene, ditemi voi quale paese si trova bene con la Germania? Forse solo la Russia, paese che, difatti, si gode la vittoria in CDU del clone della Merkel, la Annegret Kramp-Karrenbauer, la quale continuerà il Nord-Stream. Purtroppo, la AKK continuerà anche con la politica migratoria della Merkel e con la richiesta di austerity ai paesi del Sud Europa.

Cambiare tanto per non cambiare? Forse è cambiare perché l’Europa del Nord (la Piccola Europa) si stacchi dall’Europa del Sud (creando una nuova cintura di paesi, sotto influenza americana, volta al contenimento militare di un paese di pazzi).

Ma torniamo all’inutilità del lavoro di quelli del Partito Democratico. Quelli del PD non sono inutili, sono proprio nocivi, sono all’opposizione ma non hanno ancora digerito la sconfitta e imposturano ai danni del paese.

Su Die Zeit venerdi 7 dicembre 2018 viene pubblicata l’intervista a Sandro Gozi, (pezzo intitolato “Die EU muss bei Italianen hart bleiben”) nel quale egli afferma:

“cari tedeschi dovete tenere la linea dura con noi italiani…….temo che il governo voglia uscire dall’Euro oltre a voler fare una propria politica migratoria”

Leggendo i commenti, si scopre che questo atteggiamento non viene ritenuto opportuno nemmeno dagli stessi tedeschi. Un lettore del Die Zeit scrive:

“puoi litigare con il tuo governo e criticarlo pubblicamente, ma desiderare che un potere esterno lo siluri, specie poi con la maggioranza del popolo dietro, è abbastanza MESCHINO”.

Comunque oramai l’opposizione politica si è sciolta da sola, i progressisti hanno riposto la loro fiducia nella figura dell’uomo meccanico, quello teso solo a produzione ed accumulo di capitali, e alla fine Logos si è sollevato loro contro in difesa delle nazioni e delle culture.

Ma se il PD è morto seppellito dall’austerity e dalla follia disumanizzante del progressismo, come mai il Partito dei Francesi (il deep state italiano) e i media continuano a voler imporre tali politiche? Evidentemente la vera opposizione giace altrove. Noi sappiamo chi è la vera opposizione in Italia: Grandi Banche e Aziende Global (il 3% delle aziende di Confindustria).

Detto prima del lavoro sotto traccia svolto dalla BCE (minori acquisti rispetto al potenziale), rimane da capire cosa abbia fatto questa settimana Confindustria.

Il suo Presidente, Boccia, questa settimana ha portato in piazza gli industriali del Piemonte, il Popolo del Pil. Dal palco dell’evento ha lanciato strali contro il governo. Le sue parole sono state:

“se siamo in piazza è perché la nostra pazienza è quasi al limite”.

Cosa voglia Boccia ce lo spiega Ansa Economia. Le sue richieste sono:

“Per presidente Confindustria bisogna evitare eccessi di domanda”

Evitare cosa? Eccessi di domanda? Ma se i negozi sono vuoti e le fabbriche operano a regimi minimi (Pil terzo trimestre -0,1%)!

Mancano soldi, mancano compratori e Confindustria intima al governo di non procurargli consumatori.

Tutto ciò sarebbe pazzesco, se solo Boccia rispondesse al 97%-98% degli iscritti.

Ma lui risponde solo alle aziende Global, quindi chiede al governo quanto queste desiderano. Clienti Italiani? No! La DEFLAZIONE!

Il vero nemico dell’Euro è l’inflazione, quella italiana e quella francese.

Se l’inflazione italiana e francese rimanessero intorno all’1.5%, perché l’Euro non crolli sarebbe necessario avere in Germania un’inflazione del 3.5-4%.

Se ciò accadesse, in 10 anni i cambi reali sarebbero quasi completamente riallineati ai cambi nominali e l’euro non dovrebbe più scomparire. Salvando l’attuale architettura delle istituzioni europee, le aziende Global potrebbero continuare l’approvvigionamento illimitato di fondi in BCE per i loro di remunerazione sproporziona di azionisti e Management.

Esiste però uno scoglio. Se quanto sopra si verificasse in presenza di una politica di tassi nulli, i risparmiatori tedeschi nello stesso periodo (i famosi 10 anni) subirebbero una perdita pari al 30-40% dei propri capitali. 10 anni di inflazione al 4% e interessi 0% hanno questo piccolissimo inconveniente. Questo ovviamente la Germania non lo permetterà mai.

Ne consegue la necessità di una forte deflazione in Italia e in Francia con contemporaneo innalzamento dei tassi d’interesse sui mercati finanziari.

In pratica per tenere in vita l’Euro ci sarebbe bisogno di avere:

  • Tassi d’interesse tedeschi almeno al 2-3%;
  • Inflazione tedesca all’1,5-2%%
  • Inflazione in Italia e Francia 0% o meglio se negativa.

Per avere inflazione nulla o negativa sarebbe necessario portare i deficit di bilancio italiano e francese rapidamente verso lo zero. Altro che 2.4!

Insomma, per salvare l’Euro servirebbe che Italia e Francia massacrassero i propri cittadini.

Poco male, in fondo siamo solo degli “analfabeti funzionali” (Calenda dixit)!

Poi non ci si meravigli se esplodono fallimenti e mutui bancari non performanti.

Le élite si sono nutrite di arrivisti ed opportunisti pronti a tutto in nome del denaro e del potere, spietati al punto di tradire i propri ideali e distruggere la cultura e il Logos dei popoli. Il “progressismo” delle sinistre, volto all’annientamento delle odiate masse, si basa sull’enorme volontà di potenza di individui imbevuti del Nietszcheiano “Ubermensch”. Peccato per loro che la metafisica li condanni ad una sconfitta certa, diviene reale solo ciò che è razionale, ma razionale per Logos, non per i progressisti, in fondo Euripide ce lo ha detto: all’inatteso un dio apre la via!

 

Ad maiora

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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