Libia: la strage di migranti nel container che smaschera le ipocrisie sull’Italia

Drammatiche conferme: la tratta di esseri umani uccide, principalmente i migranti. E i “salvataggi” delle Ong sono soltanto l’anello finale della catena che cinge il Mediterraneo nella morsa di questa moderna forma di schiavismo.

I maggiori organi d’informazione si stanno concentrando in queste ore sull’incredibile tragedia avvenuta nell’Ovest della Libia dove otto migranti, tra cui sei bambini, sono morti nel container dove erano stipati. Ad ucciderli, secondo le autorità della città di Zuwara, citate dal Lybian Express, le esalazioni di benzina che veniva trasportata in taniche depositate all’interno del cassone. Altri 90 migranti sono stati salvati, ma versano in condizioni critiche e sono stati portati in ospedale. Quindi, oltre cento persone erano chiuse in un container refrigerato che normalmente serve a trasportare pesce o carne. Con loro avevano un ingente carico di benzina, ma anche un mucchio di giubbotti di salvataggio: il che apre uno squarcio che dovrebbe essere assai interessante sulla realtà di questi “flussi migratori”. Nei fatti, tutto lascia supporre che i trasporti di immigrati vengono gestiti in toto da organizzazioni criminali: che offrono a chi vuole trasferirsi in Europa dei “pacchetti all inclusive”, con viaggi in container refrigerati e partenza in barcone compresa.

Anche la narrazione dei profughi che scappano da guerre zoppica davanti alle istantanee e alle notizie che arrivano dal teatro di questa vera e propria strage: i superstiti arrivano da un numero imprecisato di Paesi dell’Africa sub-sahariana,. Ma anche dal Pakistan e dal Bangladesh. E come, dalla lontana Asia, queste persone fossero arrivate lì è un segreto, sì, ma di Pulcinella: con voli di linea, spesso con scalo in Turchia e poi verso Tunisi, dove i controlli dei passaporti sono evidentemente laschi. Soltanto come penultima tappa si arriva in Libia per salpare alla volta delle Ong. Un meccanismo diabolico, una macchina da soldi che va interrotta al più presto: anche perché uccide. E la colpa, stavolta, sarà davvero difficile scaricarla sull’Italia.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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