L’intervista, Rinaldi: il governo mangerà il panettone, sarà qualcun altro a non mangiare la colomba

Infaticabile, in giro per l’Italia, a portare il verbo del cambiamento e della speranza, tra incontri con la gente e talk show televisivi: ma si fa “fermare” con piacere Antonio Maria Rinaldi, economista e divenuto tra i massimi divulgatori, dall’impegno della prima ora, di un approccio sovranista in contrapposizione alle politiche economiche di Bruxelles e Francoforte. Così Qelsi lo ha intervistato sul momento politico attuale e sulle prospettive future, partendo dalla base di un’Italia che con il governo Conte si è fatta assai meno permeabile alle teorie che hanno disseminato di austerity (leggasi malessere diffuso) il Vecchio continente.

Professor Rinaldi, molti sussurrano che il governo non mangerà il panettone…

“Io credo che mangerà il panettone e anche la colomba. Credo invece che il panettone non lo avrebbero mangiato gli italiani, perché non avrebbero avuto i soldi per comprarlo, qualora non si fossero dati un governo diverso. E lo vediamo proprio dalle argomentazioni delle opposizioni: sia il Pd che Forza Italia sono afflitti da altri problemi; ogni volta che parlano, portano peraltro acqua al mulino del governo. Il che potrebbe anche essere positivo, ma ritengo che in democrazia ci vorrebbe invece un’opposizione costruttiva. E la vera opposizione al governo, invece, la sta facendo la Commissione Ue, con i suoi mezzi”.

E veniamo all’argomento principe di questi giorni: la manovra. Lei si sarebbe spinto oltre il 2,4%?

“Consideriamo che, come ha ben spiegato il premier Conte, il tendenziale di quest’anno è il 2%, quindi si tratta di uno scostamento solo dello 0,4%, quindi di 5 miliardi in più. Poco, eppure è bastato per lanciare strali contro l’Italia, quando invece la Commissione Ue si è girata dall’altra parte in altri casi ben più eclatanti. Insomma, dico di sì: mi sarei spinto più in là, attorno al 5%, per dare quello choc che serve alla crescita. D’altronde alla Francia con il 7,2%, al Portogallo con l’11,2%, alla Spagna con il 6% è stato permesso, non vedo perché non possa essere consentito all’Italia, soprattutto davanti al fatto che resta il fanalino di coda dell’Eurozona per crescita e occupazione giovanile”.

Quindi la manovra non va comunque toccata?

“Dalle parole di Conte e del professor Savona capisco che non lo sarà. Ed è un bene perché ribalta i paradigmi che hanno animato per anni le politiche economiche dell’Ue: a contenimento dell’inflazione e controllo dei debiti, noi contrapponiamo un modello che potrebbe essere seguito presto da altre nazioni. È una lotta, ormai, ideologica: ma la sta vincendo Keynes, e questo lo sanno. Ecco perché si oppongono a questa manovra con tutte le forze: lo dimostrerebbe”.

Passiamo a Draghi: molta l’attenzione su ciò che farà a gennaio, lei cosa si aspetta?

“Mi aspetto che faccia come il 26 luglio del 2012, quando dopo otto mesi di governo Monti lo spread aveva toccato 538 punti. Credo che il “Whatever it takes” sia ancora valido, e se non lo è il presidente Draghi ci dirà anche cosa gli ha fatto cambiare idea da allora”.

E sempre a proposito di spread: è il momento di immaginare una Bce prestatrice di ultima istanza?

“La Bce è menomata per statuto del suo ruolo di banca centrale: perché per statuto si occupa della stabilità dei prezzi, con il target che si è data del 2% di inflazione. Se avesse invece anche un target occupazionale, allora sarebbe senz’altro prestatrice di ultima istanza”.

E l’Italia avrebbe potuto inserire in manovra strumenti quali minibot o moneta fiscale per ampliare i suoi margini?

“Potrebbero essere pensati in questo momento di crisi finanziaria:tecnicamente sono fattibilissimi, peraltro presenti nel programma della Lega, con riferimento proprio ai minibot. Ritengo che sarebbero un palliativo in grado di dare ossigeno, determinante in questa fase”.

Lo strumento principe però, in senso più ampio, pare essere la sovranità…

“Non c’è dubbio. Negli ultimi anni ha resistito all’assalto finale che era stato preparato, con la riforma costituzionale. Poi, con le elezioni di marzo e quel che è seguito, gli italiani sono riusciti a capire che il più grande regalo che i propri padri hanno fatto loro è proprio la sovranità. Con questa consapevolezza, si è ribaltato uno status vecchio di anni: venivamo derisi per le nostre posizioni, ora non più, come ha dimostrato il caso Savona, che ha sdoganato tutto in poche ore”.

E adesso cosa ci sono le elezioni europee…

“Girando per l’Italia, con particolare riferimento agli studi televisivi, noto serpeggiare un bello spavento, che aumenta man mano che si affrontano elezioni anche locali o che arrivano i sondaggi. Se i personaggi sono questi, a maggio non saranno elezioni, ma un plebiscito. E costoro dovranno cercarsi un’occupazione, che presumibilmente troveranno dentro le multinazionali, secondo uno schema collaudato. Ma non parlo solo degli italiani”.

E per il nostro Paese può essere un ulteriore punto di svolta l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica?

“Di qui al 2022 deve passare ancora tanta acqua sotto i ponti. Ma se è vero che il Parlamento deve essere l’espressione della volontà popolare, c’è una larghissima maggioranza che si riconosce nell’azione di questo governo. C’è da aspettarsi che questo aspetto conti. Comunque io dico: intanto pensiamo a maggio”.

Nel frattempo c’è da aspettarsi almeno un presidente Consob “amico”?

Il professor Rinaldi prima di rispondere a quest’ultima domanda sorride. “Per carità, io sono un semplice cittadino italiano… Il primo a scrivere di una mia possibile nomina in tal senso è stato Il Sole-24 Ore, segno che qualcuno intravvede dopo tanti anni una persona che ha certe caratteristiche, e mi fa piacere. Ma io da italiano starò anche a guardia di un bidone, qualora le istituzioni me lo chiedessero”.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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