L’Italia abbia il coraggio di riprendersi sovranità e libertà!

Non possiamo certo parlare di una guerra combattuta con eserciti e armi convenzionali. Ma è certo una guerra quella scoppiata tra l’Italia e l’Unione Europea, impersonata dalla Commissione Europea, che oggi (senza grandi sorprese in verità) ha bocciato la manovra italiana; fatto mai accaduto, che ci umilia come popolo e come Stato sovrano. Un evento a suo modo storico che ci pone davanti a due strade: “obbedire” all’euroburocrazia e correggere la manovra secondo i loro desiderata, oppure proseguire sulla strada delle politiche di crescita, che necessariamente richiedono maggiore deficit, fino al limite di considerare seriamente l’uscita dall’eurozona, onde ripristinare peraltro la piena legalità costituzionale.

Non esistono terze vie. E non è contemplata, da un punto di vista sovranista e populista, l’idea di un cedimento su tutta la linea. Questa scelta, o comunque qualsiasi cedimento, anche il più piccolo, verrebbe vista come una capitolazione e avrebbe un impatto negativo sulla fiducia della maggioranza degli italiani (che su questo Governo hanno riposto grandi speranze), smorzando l’ondata sovranista e probabilmente sterilizzandola del tutto. Ed è ciò che oggi non possiamo permetterci. Un segno di debolezza rappresenterebbe una vittoria dell’eurobucrazia e di chi c’è dietro: il potere franco-tedesco. E non è un caso che qualcuno già inizi a invocare i mercati, lo spread, e dunque il possibile fallimento del sistema bancario, per piegarci e magari imporci un inasprimento delle politiche di austerità.

Dunque il Governo dovrà scegliere e dovrà scegliere in fretta e bene: o stare con gli italiani e riaffermare che la sovranità appartiene al popolo, come del resto sancisce la nostra carta Costituzionale; oppure certificare definitivamente che la sovranità è perduta e appartiene agli euroburocrati, a Berlino e Parigi, e che noi si deve sottostare alle assurde regole eurocratiche che impongono rigore anche quando il rigore uccide.

Deve essere chiaro però un concetto, che io pongo sommessamente all’attenzione del Governo: qualsiasi cosa dovrà decidere o deciderà, dovrà tenere presente che la permanenza nell’euro sta creando lesioni importanti e profonde alla nostra economia e alla nostra società, a tutto vantaggio delle economie nordiche e in particolar modo di quella tedesca, che oggi come ieri, non ha nessun interesse a un’uscita dell’Italia dalla moneta unica, poiché una siffatta eventualità farebbe crollare l’impero economico che la Germania si è cucita addossa da circa un ventennio. Il nostro popolo, per contro, non può sopportare ulteriormente politiche di austerità che deprimono la crescita ed erodono il risparmio privato. Dunque qualsiasi cedimento avrebbe come unico risultato un ritorno virulento dell’eurismo. Una sconfitta su tutta la linea.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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