L’appello dal Bellunese in ginocchio: “Fate presto!” (gallery)

C’è un angolo d’Italia bellissimo che è in ginocchio. Che si lecca le ferite e che cerca, per quanto è possibile, di far da sé. È l’Alto Veneto, che dall’ondata di eccezionale maltempo di questa settimana rischia però di non rialzarsi, se non tra sei mesi. Si lotta contro il tempo, in quelle zone: c’è da liberare infatti le strade, ripristinare i servizi e farlo entro poche settimane. A spiegarlo è Daniele Libranon: lui ha la base sul Nevegàl, la stazione sciistica nelle immediate vicinanze di Belluno; una delle tante dove si teme che l’arrivo del Generale Inverno dia il colpo di grazia. Per questo, da quando la natura ha scatenato i suoi elementi su tutto lo Stivale, qui nessuno ha alzato la testa. “Lunedì notte è stato un disastro, per sgombrare i primi alberi caduti i volontari dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile hanno rischiato anche la pelle. Fortunatamente non ci sono state vittime, dispiace per quanti hanno avuto la casa danneggiata. Ma l’emergenza non è ancora cessata. La parte alta della provincia è messa molto peggio, strade sparite, i boschi nei quali son nato e cresciuto non ci sono più”, spiega Daniele.

La situazione è in effetti drammatica. Ci sono problemi di potabilità dell’acqua, la rete telefonica comincia soltanto adesso, a distanza di una settimana, a funzionare, e non dappertutto. Tra l’Agordino, il Comelico, il Cadore (come accade tuttora nella vicina Carnia, sul versante friulano), ci sono ancora frazioni isolate. L’energia elettrica è tornata solo parzialmente in molte zone, ma è alimentata dai generatori elettrici: che funzionano, notoriamente, finché c’è carburante. Questo fa comprendere quale sia il reale contorno dell’emergenza ancora in atto: come spiega ancora Daniele, “tra un mese inizierà a nevicare, il ghiaccio si impadronirà del territorio e sarà impossibile fino a primavera operare per il ritorno alla normalità”. Entro un mese quindi bisogna rimettere in piedi i tantissimi tralicci spazzati via, restituire tensione alle linee e così riallacciare alla rete nazionale migliaia di utenze che, al momento, stanno facendo da sé.

Qualcosa che gli abitanti non possono fare da soli. E per qualcosa chiedono aiuto al governo, alle autorità, senza per questo restare con le mani in mano. “Il Comune di Belluno ha programmato questa operazione, domattina alle 9 si va a pulire. Non si possono purtroppo sgomberare gli alberi, perché è reato penale: dovremo limitarci a ramaglie e sassi, per cercare di rendere le strade praticabili. Infatti la nostra richiesta è proprio quella: farci ricostruire, con lo stato di calamità. Occorre fare il prima possibile”.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi