Maltempo, situazione critica. L’urlo della Carnia: “Dimenticati, ma facciamo da soli”

Fiumi esondati, ponti crollati, strade spaccate, alberi sradicati, tetti scoperchiati e black out elettrici per migliaia di persone. È lo scenario drammatico che si vede in Carnia, regione storica del Friuli Venezia Giulia, dove a seminare distruzione è stata la rabbiosa forza della natura: il maltempo perdurato per diversi giorni con alluvioni e trombe d’aria in diverse vallate della zona montana.

Le conseguenze sono devastanti:  interi paesi completamente isolati, senza corrente, acqua e linea telefonica. Senza neppure vie di accesso perché le diverse strade sono franate, con alcune persone che sono state fatte evacuare dalle loro abitazioni.

Uno scenario post-apocalittico di cui poco si è parlato. Cittadini e politici locali infatti lamentano la scarsa attenzione della stampa nazionale a quanto avvenuto nella zona. Che sì fa parte di  “una Regione a Statuto Speciale ma garantisco che le tasse le paga” si legge in uno sfogo su facebook.

Proprio nel popolare social network, dove sono rimbalzate anche le notizie di quello che stava accadendo in zona, sono nate anche alcune lamentele.

“La nostra regione è stata messa a dura prova dal maltempo e fa male constatare come i media nazionali, ancora una volta, ci abbiano dimenticati” ha dichiarato il vice presidente della Regione Fvg, Stefano Mazzolini. “Hanno parlato in abbondanza delle altre regioni, a noi invece è toccato pochissimo spazio, nonostante i disastri siano stati tutt’altro che di poco conto” ha aggiunto ricordando comunque come vi sia “l’impegno politico” come prova “ il contributo di 10 milioni di euro stanziato dalla Giunta regionale per i primi interventi di ripristino”.

Numerosi i paesi piegati dal maltempo: a Ovaro, Comeglians e Forni Avoltri il torrente Degano è esondato, facendo crollare i ponti e isolando paesi e frazioni. Non va meglio nelle altre vallate,  in Val del But e Val Tagliamento si registrano diversi smottamenti con le stesse conseguenze.

Al lavoro centinaia di volontari della Protezione Civile e del Soccorso Alpino, vigili del fuoco, addetti alle manutenzioni che hanno operato ininterrottamente per ripristinare i servizi.

Nel frattempo i sindaci si sono rimboccati le maniche per fare ricognizione dei danni e per gestire l’emergenza.

Poi c’è la popolazione. Abituata a mettersi subito al lavoro. Compaesani che si aiutano, che ancora una volta rispondono alle dure prove a cui il territorio li sottopone (era già successo, ad esempio, con il terremoto del 1976). Non a caso anche su facebook diventa virale l’hastag “fasin besoi” (facciamo da soli).

Un esempio arriva da Zovello di Ravascletto dove in meno di 24 ore la strada è stata sistemata e resa percorribile, come dimostrano due fotografie postate dall’assessore Genny Di Comun. “È vero, ci hanno dimenticati i media nazionali e forse un po’ anche quelli locali…. Ma io sono convinta che solo in #friuli, in #carnia, possa esserci tanta voglia di FARE” scrive aggiungendo: “Dimenticatevi di noi, noi FACCIAMO DA SOLI. Siamo abituati così. #fasindibesoi #dignità #lamiaterra #crederciSEMPREarrendersiMAI”.

Sul tema è intervenuto anche il Sindaco di Gemona del Friuli, comune più a valle, che mette in evidenza un altro aspetto, quello burocratico. “Non è possibile che per fare qualsiasi opera servano decenni di carte, di valutazioni, di pareri, convegni e ‘puttanate’ varie (scusate il termine), affiancate ad un’asfissiante burocrazia” ha scritto Roberto Revelant (che negli scorsi anni ha lavorato in Regione sul tema dello sghiaiamento dei fiumi, sul taglio degli alberi negli alvei ed in prossimità di infrastrutture viarie, tra cui anche una proposta per prevenire le emergenze black out in montagna) sulla sua pagina Facebook. “Non si possono sghiaiare fiumi per la nidificazione degli uccelli, non si possono realizzare strade nei boschi per la contrarietà di alcuni enti, non si può far nulla senza una interminabile serie di documenti, e non si può essere mai sicuri di essere nel ‘giusto’ perché poi alla fine manca sempre quella carta di quell’ente sconosciuto ed arriva la sanzione, a volte anche un procedimento penale. Poi nelle disgrazie in 15/20 giorni siamo capaci con la nostra gente, le nostre imprese, le nostre istituzioni di risolvere tutto. Non chiediamo soldi, visibilità o cazzate varie. LASCIATECI SOLO LAVORARE!”

Uno sfogo che mette in evidenza un altro grande problema dell’Italia. Quello di non riuscire a dare risposte in tempi brevi lì dove il “fasin besoi” non basta..

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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