Nave Diciotti, il braccio di ferro in porto a Catania

La crisi sulla nave Diciotti è ancora lunga dal potersi definire risolta. Intanto sono stati sbarcati nella notte i 27 “minori non accompagnati” che erano a bordo, dopo l’autorizzazione in tal senso arrivata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Dopo gli accertamenti sanitari i giovani migranti sono stati trasferiti in due centri di accoglienza messi a disposizione del Comune di Palermo. A bordo della nave della Guardia costiera nel porto di Catania restano ancora 150 persone, per la maggior parte di nazionalità eritrea. Paese in cui non si registrano più conflitti in corso. Potrebbe essere questo, chissà un elemento preso in considerazione da almeno una delle tre Procure che indagano: quella di Catania che ha aperto un fascicolo di atti relativi, la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo con un’indagine che ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di uomini e i pubblici ministeri di Agrigento. Da quest’ultima città ieri era giunto il procuratore Luigi Patronaggio che, è salito a bordo della nave Diciotti per un’ispezione dopo aver aperto nei giorni scorsi ha aperto un fascicolo per illecito trattenimento di persone. Come noto adesso al vaglio c’è anche l’ipotesi di sequestro di persona a carico di ignoti. «La politica ha tutta la legittimità di prendere delle decisioni, ma queste non possono contrastare con quanto previsto dalla Costituzione e dal codice penale», ha detto il procuratore scendendo dalla nave. Il tentativo di sbloccare la chiusura dei porti per via giudiziaria.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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