Pd post ballottaggi: Zingaretti, Calenda e lunghi coltelli

Il disastroso risultato della tornata amministrativa di giugno è difficile da tenere nascosto. Al netto di alcuni tentativi in tal senso da parte di alcuni esponenti del Pd, che sui social subiscono in queste ore i frizzi e i lazzi degli utenti, il dato è crudo: su 59 amministrazioni comunali, il centrosinistra ne ha potute mantenere solo 7. Chiaro che, con le ferite del 4 dicembre 2016 ancora vive sotto quelle, frustranti, dello scorso 4 marzo, in casa dem il redde rationem è ormai l’ingrediente quotidiano. Il post ballottaggi in tal senso fa registrare un’uscita allo scoperto: quella di Nicola Zingaretti, che forse conta di far leva su alcuni risultati locali (nel Lazio il centrosinistra tiene Fiumicino e Velletri ed espugna Santa Marinella e il III Municipio di Roma) per mandare messaggi agli altri. E lo ha fatto attraverso una breve nota Facebook, rilanciata da Huffington Post:  «Dopo le allarmanti difficoltà che abbiamo attraversato e confermate da un grande numero di ballottaggi persi nelle città italiane, non bastano semplici aggiustamenti. Tantomeno bastano povere analisi di circostanza. Un ciclo storico si è chiuso. Vanno ridefiniti un pensiero strategico, la nostra collocazione politica, le forme del partito e il suo rapporto con gli umori più profondi della società italiana, l’organizzazione della partecipazione e della rappresentanza nella democrazia. In questi anni non ci sono sfuggiti i dettagli ma il quadro di insieme. C’è un lavoro collettivo da realizzare. Deve partire subito e coinvolgere non solo il Pd. È il momento del coraggio, della verità e della responsabilità».

Lo schema insomma è chiaro: porsi da pietra angolare di una rinnovata alleanza a sinistra con Leu e strizzando l’occhio ai 5 stelle (sulla scorta della sua maggioranza in Regione, che si tiene in piedi proprio attraverso un canale di dialogo aperto coi penta stellati). Però l’aria è da bufera e le suadenti e soporifere parole di Zingaretti non bastano a mandare a nanna, tanto per fare un esempio, i bollori del fautore del cosiddetto “fronte repubblicano”: l’ex-ministro Carlo Calenda è drastico. «La navigazione a vista sta portando il centrosinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno», scrive. E aggiunge: «Ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su un nuovo manifesto. Andare oltre il Pd. Subito!». Magari col Oliviero Toscani, Emma Bonino e gli altri suoi interlocutori degli ultimi giorni? Auguri…

Anche perché l’apparato di partito per il momento non si smuove proprio. Dal “reggente” Maurizio Martina arriva un’altra dose di barbiturici dialettici, con il sì ad un ripensamento ma un no al superamento del partito. «Sono d’accordo sul ripensamento complessivo – afferma -, abbiamo tanto da cambiare nei linguaggi e nelle idee ma non sono d’accordo sul superamento del Pd. Credo nella ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro». Intanto gli elettori, oltre al linguaggio e alle idee, fortunatamente hanno anche cambiato partito…

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi