Perché il gialloverdi devono cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione

Si rincorrono indiscrezioni secondo le quali, il Capo dello Stato potrebbe non firmare la manovra, eccependo, presumibilmente, la violazione degli artt. 97 e 81 Cost., e cioè delle norme – che modificate nel 2012 – hanno imposto allo Stato l’obbligo di fare politiche in equilibrio e non in deficit. Una “riforma” questa dannosa per la nostra sovranità economica, fatta per permettere l’adesione piena del nostro paese al trattato chiamato Fiscal Compact, che – ricordo – obbliga i Governi ad attuare politiche austere per conseguire l’azzeramento dell’indebitamento (con sforamenti massimi tra lo 0,5 e 1%, a seconda che il debito sia superiore o inferiore del 60% sul PIL).

Il Capo dello Stato potrebbe effettivamente non firmare la manovra, eccependo questa violazione, e ne avrebbe pieno diritto e prerogativa, ma esistono naturalmente due vie d’uscita. La prima, immediata, ce la suggerisce proprio l’art. 81, il quale afferma che “il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali“. Dunque se le Camere “autorizzano” il ricorso all’indebitamento, motivando il ciclo economico avverso, quale evento eccezionale che lo giustifica (e i fondamentali macroeconomici ci sono tutti), difficilmente potranno essere sollevati rilievi costituzionali sul punto, a meno che non venga evocata anche la violazione delle norme europee (e dunque anche del Fiscal Compact, seppure non appartenga ufficialmente al corpus dei trattati europei), ai sensi dell’art. 97 Cost., comma 1 e 117, comma 1, Cost. Ma in tal caso, la questione diventerebbe giuridicamente più complessa, perché si dovrebbe definire l’esatto perimetro di operatività degli artt. 81 e 97, rispetto agli articoli della Carta che – ahinoi! – codificano i vincoli esterni internazionali-comunitari.

Personalmente non credo che il Presidente rinvii alle Camere la legge per una nuova deliberazione (v. art. 74, comma 1, Cost.), sulla ipotetica violazione della Costituzione, come sopra prospettata, anche perché così fosse, si concretizzerebbe lo spettro dell’esercizio provvisorio. E’ invece possibile che il Capo dello Stato firmi la legge finanziaria, inviando comunque un messaggio alle Camere, come prevede l’art. 84, comma 2.

Ma a parte la prima soluzione su delineata, ne esiste una seconda, che richiederebbe comunque tempi molto più lunghi e che deve essere vista in prospettiva, e cioè in vista di un pieno recupero della sovranità nazionale. Ed è quella che implica la ormai improcastinabile (contro)riforma degli artt. 81, 97, 117 e 119 Cost. Questa maggioranza di Governo ha la possibilità di avviare una riforma della Costituzione, eliminando del tutto i vincoli esterni comunitari e il principio dell’equilibrio di bilancio. Deve solo prendere il coraggio a quattro mani e avviarla, lasciando poi che siano i cittadini a decidere con un referendum costituzionale.

I tempi previsti dall’art. 138 Cost. – è vero – non sono brevi, ma è assai necessario che Salvini e Di Maio, anziché battibeccare inutilmente per un inceneritore in Campania o per la realizzazione di una riforma giacobina come la “cancellazione” della prescrizione (peraltro incostituzionale), si mettano in testa che oggi, obiettivamente, la vera spina nel fianco dell’Italia non è tanto la corruzione o l’inquinamento, quanto la desovranizzazione del nostro paese e una interferenza sempre più più opprimente dell’euroburocrazia nelle determinazioni sovrane italiane; una interferenza che, purtroppo, trova la propria legittimazione costituzionale nelle norme summenzionate, adeguatamente modificate allo scopo. I due si mettano in testa di avviare, quanto prima possibile, questa riforma: è necessario restituire alla Carta il suo spirito originario. Diversamente ogni scontro con Bruxelles, sarà del tutto inutile e persino dannoso, perché ci saranno sempre norme in Costituzione che daranno ragione all’euroburocrazia e meno al popolo italiano.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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