Perché Italia Sovrana di Paolo Becchi non deve mancare nella vostra biblioteca sovranista

Devo essere sincero. Pensavo di conoscere perfettamente i fondamentali del sovranismo, ma la verità è che mancava all’appello il substrato storico-filosofico; mancavano, soprattutto, le radici profonde del sovranismo, quelle che non emergono dalla asetticità delle norme costituzionali, ma che invero traggono linfa dalla grassa terra della storia e negli eventi vibranti che hanno edificato la nostra patria e l’Europa, fin dagli albori della civiltà, per affondare addirittura nel mito e nella leggenda.

Grazie a Paolo Becchi e al suo libro Italia Sovrana (edito da Sperling & Kupfer), il lettore sovranista (e non solo lui, ma chiunque voglia approcciare alla tematica del sovranismo), può godere di un vero quadro d’insieme (assai particolareggiato) degli eventi politici attuali, nel quale si cerca, pari tempo, di rispondere alla domanda sul perché oggi dobbiamo recuperare la nostra sovranità (pagg. 69 e ss.). Un telo cangiante che il filosofo intesse con sapiente maestria, incredibilmente impreziosito da una corposa e affatto pesante premessa storica e filosofica che riesce a creare un ponte suggestivo e teorico tra il passato e il presente, tra il pensiero antico e l’approccio pragmatico odierno, onde proiettare nel futuro l’autorevole analisi sui foschi (?) destini dell’Italia e dell’Europa, oggi alquanto incerti nella loro evoluzione (del resto, «bisogna conoscere il passato per capire il presente e, nei limiti dell’umano, prevedere il futuro», sentenziava Tucidide).

Ma la verità è che Paolo Becchi offre una nuova chiave di lettura ideale e ideologica del sovranismo, che cerca di andare oltre il tradizionale patriottismo costituzionale (che però non viene sconfessato e che anzi ben può essere oggi integrato e completato proprio dalla sua codificazione teorica), per ricostruire un concetto moderno di sovranità che recupera l’idea filosofico-politica althusiana di sovranità debole in opposizione a quella forte, leviatanica hobbesiana (Ripensare lo Stato – pagg. 47 e ss.). E cioè di una sovranità che proviene dal basso e si riverbera verso l’alto, dal popolo. Per Becchi, lo Stato-nazione così definito «non è isolato rispetto al resto della società, né distinto dalle formazioni sociali che mediano il suo rapporto con i singoli individui. E’ piuttosto il risultato, l’effetto di una complessa rete di patti e accordi che consente il coordinamento delle diverse associazioni di cui si compone la comunità politica» (Ripensare lo Stato – pag. 54). Un’idea di sovranità, dunque, che cerca di coniugare sovranità e federalismo, e tenta così di superare l’idea della struttura monolitica dello Stato gerarchico novecentesco.

Alla luce di questa inedita prospettiva, emerge chiaramente e inequivocabilmente il tentativo dell’autore, nemmeno malcelato, di offrire una visione unitaria della odierna azione politica della Lega, sospesa (apparentemente) tra il regionalismo e l’autonomismo delle origini e il sovranismo salviniano. E non è un caso, peraltro, che egli cerchi di offrire un’idea di sovranismo consensuale, e cioè basato sul consenso dei popoli governati, tale che questo viene meno qualora i popoli anzidetti decidano di rendersi politicamente indipendenti. Sicché, lo Stato becchiano – mi si passi questo neologismo – non è uno Stato hobbesiano, non è uno Stato verticistico, strutturato rigidamente, eterno e insensibile alle istanze “autonomiste” dei popoli sottostanti. E’ uno Stato orizzontale, composito, plurale, federalista, il cui collante è la condivisione di un’idea politica comune, di radici comuni, di obiettivi (costituzionali) comuni, e nel quale la sovranità è concessa e non è “estorta” o cristallizzata definitivamente. Del resto, egli stesso lo afferma, quando asserisce che i «patti e gli accordi restano sempre revocabili, perché il consenso all’unità statale non è dato una volta per tutte, ma costituisce il requisito essenziale e permanente dei “patti” federativi» (Ripensare lo Stato – pag. 54).

Becchi, però, non si limita a questo. Puntella con sapiente precisione l’idea di un sovranismo che sia esso stesso élite che si contrappone (e che necessariamente deve contrapporsi) alle élite mondialiste e globaliste, restituendo voce e diritti a chi dal globalismo è stato marginalizzato (Élite contro popolo – pagg. 23 e ss.). Non più dunque un sovranismo strettamente nazionale (e spesso irrazionale), ma un sovranismo di ampio respiro, internazionale, che investe e stravolge gli eventi globali, restituendo nuova linfa agli Stati nazionali (per lo scrittore, affatto morenti) e a un’idea di Europa che superi la perniciosa struttura plutocratica unionista (efficacemente equiparata al Minotauro per la sua mostruosità), per divenire essa stessa alleanza pacifica tra nazioni europee pienamente sovrane, legate da un patrimonio culturale, politico ed economico comune, pur nelle debite e ineliminabili differenze.

L’analisi del globalismo e dei sui prodotti, quali appunto l’euro e l’Unione Europea, delle sue contraddizioni e della sua perniciosità, è impietosa e senz’appello. Egli denuncia il pericolo del progetto distruttivo delle peculiarità nazionali, delle identità nazionali, dell’obiettivo insito in questo meccanismo involuzionistico che vuole massificare i popoli, barbarizzandoli, affievolendo le loro identità nazionale e isolando gli individui nei multiversi dell’egoismo consumistico, per asservirli agli interessi del capitale finanziario globale, il quale per raggiungere questi obiettivi utilizza le sovrastrutture internazionali, la stratificazione normativa ancorata ai vincoli esterni, i cosiddetti diritti civili radicalizzati e barattati con i diritti sociali, e non in ultimo, l’immigrazione di massa per rendere ognuno di noi straniero in patria (La politica dei flussi migratori – pagg. 151 e ss.).

E’ difficile però racchiudere in poche righe la complessità del messaggio di Italia Sovrana, che porta in sé una vera e propria sintesi del sovranismo, esposta con un confortevole approccio pedagogico. La verità è che ci sarebbe tanto da dire su quest’opera che cerca un equilibrio tra divulgazione e approccio scientifico, e che seppure non pretende di essere un punto di riferimento per chi voglia comprendere l’essenza stessa di un movimento trasversale così complesso e variegato (che di fatto supera la tradizionale contrapposizione destra/sinistra, entrambi emblematicamente rappresentati «come due calvi che si contendono un pettine», Destra/Sinistra – pag. 73), è comunque tale, perché è questa la sua essenza e la sua portata.

Vero è che Italia Sovrana non può affatto mancare nella biblioteca di ogni sovranista che voglia dirsi tale, a meno che egli, il sovranista, non sia prigioniero di un concetto ristretto e quasi infantile di sovranismo e pensi – con una certa dose di presuntuosa ignoranza – che per essere sovranisti sia sufficiente aver letto l’art. 1 della Costituzione del 1948. E anzi, personalmente mi spingerei oltre. Questo libro, al di là di come la si pensi sul sovranismo, non dovrebbe mancare in nessuna biblioteca. Le sue pagine sono un prezioso e raro tesoro teorico, analitico e filosofico su un fenomeno oggi ancora poco studiato e sbrigativamente (e propagandisticamente) liquidato dalle élite culturali (allo scopo sapientemente ammaestrate dal potere) come una fiamma di ritorno del becero nazionalismo novecentesco. Accusa assolutamente falsa, naturalmente, che Italia Sovrana, per chi avesse voglia non solo di leggere ma di conoscere, mette a nudo senza inutili sofismi e senza alcuna pretenziosità intellettuale o ipocrisia morale.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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