Salvini fermi l’assurda riforma della “prescrizione mai”

Quando ho letto l’emendamento (in foto) non volevo credere ai miei occhi. In poche parole, viene messo in discussione, o meglio sostanzialmente cancellato, uno degli istituti fondamentali dello stato di diritto: la prescrizione. Che secondo il testo presentato dai 5s, deve essere sospesa con la sentenza di primo grado. Praticamente, se passasse questa aberrante modifica al codice penale, un processo potrà durare virtualmente secoli e millenni. O più umanamente decenni. Con buona pace di una serie di principi costituzionali, alcuni fondamentali, come la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva (art. 27 Cost.), la ragionevole durata dei processi (art. 111 Cost.) e il diritto di difesa del cittadino (art. 24 Cost.).

Non posso qui fare una disamina giuridica costituzionale (ma è certo che la farò sul mio blog). Vero è però che questa riforma, qualora passasse, comprometterebbe gravemente il buon andamento della giustizia (e della pubblica amministrazione) e violerebbe le norme costituzionali anzidette, qualora non venissero previsti contrappesi, che però, allo stato, richiederebbe l’introduzione del processo a tappe forzate con obbligo di fissazione delle udienze entro termini tassativi. Il che porrebbe problemi di ben altra natura. E queste siffatte violazioni, peraltro, sarebbero destinate a non rimanere inascoltate: se siamo fortunati, dalla sola Corte Costituzionale; e se siamo sfortunati dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che a quel punto sanzionerebbe il nostro paese.

L’unica soluzione dunque è che questo emendamento venga assolutamente ritirato o rigettato. E qui entra in gioco la Lega e Salvini, che non possono in alcun modo permettere che un istituto così delicato come la prescrizione venga modificato in questi termini, di fatto, cancellandolo: la sospensione fino a sentenza definitiva, infatti, è una sostanziale cancellazione della prescrizione; o meglio, una sua neutralizzazione che pone il peso del problema della denegata giustizia e della tutela delle vittime dei reati, non sulla causa (le lungaggini processuali), ma sull’effetto (la prescrizione). Significa, in altre parole, mettere l’imputato sulla graticola processuale per un tempo indefinito, negandogli un processo celere e veloce, e una sentenza in tempi ragionevolmente brevi. La negazione stessa della Costituzione.

E’ pur vero che nel contratto di Governo c’è la riforma della prescrizione, ma è anche vero che non è detto che debba essere intesa in quei termini, e cioè come una sua sostanziale cancellazione. Dunque, prima di fare modifiche avventate e irrazionali, è necessario che i due alleati di Governo valutino bene in che termini e in che modo vogliano realmente modificare la prescrizione, che ricordo, non è un istituto processuale, ma è strettamente sostanziale (in quanto incide sulla vita del reato e non sul processo) e che, a mio avviso, è già stato alterato in modo irrazionale nella passata legislatura con la sospensione della prescrizione per due anni, dopo la sentenza di primo grado. Che però al confronto di quella qui contestata, risulta essere all’acqua di rose.

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi