Se paghiamo una patrimoniale occulta da quando siamo entrati nell’euro

Molti parlano della possibilità che se si dovesse inasprire lo scontro con la UE e si arrivasse a una svolta come quella del 2011, con le dimissioni di Conte e l’arrivo di un tecnico, si aprirebbero le porte a una patrimoniale per calmierare lo spread e per riportare i nostri titoli pubblici sotto la soglia dei junk bond (titoli spazzatura). E in effetti, c’è chi – per certi versi – quasi tifa per questa eventualità, semplicemente perché una simile e sciagurata ipotesi (che evocherebbe lo scenario greco) decreterebbe la fine del governo gialloverde e forse persino dell’ondata sovranista, proprio a ridosso delle elezioni europee del 2019.

Quello che però pochi sanno è che l’Italia e gli italiani pagano già da sedici anni una “patrimoniale” occulta. Quella imposta con l’ingresso dell’Italia nell’euro e dunque con una perdita progressiva di competitività, di lavoro e di risparmio, e un aumento progressivo del debito privato. Il grafico qui sotto spiega perfettamente l’incremento del debito privato:

Si noti come dal 1997 (anno in cui sono iniziate le manovre di ingresso nella moneta unica con il primo patto di stabilità e crescita che ha impedito nuove manovre in deficit), il debito delle famiglie italiane è iniziato a salire fino a toccare il picco nel 2012 (crisi del debito sovrano italiano).

Ebbene, questo aumento del debito privato ha gli stessi effetti deleteri di una patrimoniale, perché significa che i cittadini italiani sono stati costretti a indebitarsi (e dunque a erodere i propri risparmi) per vivere o per soddisfare i loro bisogni. Una parte rilevante del loro reddito e del loro patrimonio è stato drenato, per via fiscale, onde garantire la permanenza dell’Italia nella zona euro e nella UE (ricordiamo che siamo contributori netti), le cui condizioni richiedono – come è noto – il taglio del deficit e la riduzione del debito pubblico entro i limiti stabiliti nel trattato di Maastricht e del fiscal compact (politiche che, poi sappiamo, sul punto sono risultate del tutto inefficaci, se non addirittura controproducenti per la nostra economia).

Un maggiore indebitamento delle famiglie ha portato a un crollo del risparmio privato, come si può vedere nel grafico (fonte Commissione Europea) qui visualizzato:

Tutto questo può tradursi, senza ombra di dubbio, in una patrimoniale occulta, poiché minore deficit, e dunque minori investimenti pubblici, significa maggiore spesa, anche fiscale, per le famiglie italiane. E maggiore spesa (non consumo) per le famiglie, significa una costante contrazione della domanda (soprattutto interna) e dunque, a seguire, in un circolo vizioso, calo del PIL (con un conseguentemente aumento del rapporto debito/PIL), disoccupazione, deindustrializzazione, indebitamento e minore risparmio (come da grafico).

Ciononostante, gli italiani sono ancora dei grandi risparmiatori. Oggi, l’ammontare del risparmio privato è di circa 2000 miliardi di euro. Una ricchezza che fa gola e che rappresenta ancora l’unico vero ostacolo alla definitiva colonizzazione economica del nostro paese. Ed ecco la ragione per la quale ancora oggi si parla di patrimoniale (quella vera) da attuare qualora lo spread salisse oltre certi limiti, tanto da richiedere l’intervento della Troika, che naturalmente non interverrebbe a titolo gratuito, ma esigerebbe quello che ha esatto dalla Grecia: privatizzazioni, macelleria sociale e prosciugamento del risparmio privato per rimettere in sesto i conti. Accadesse, per noi sarebbe la fine.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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