Sovranismo tra destra e sinistra. Il punto

La sinistra ha un rapporto di amore e odio con il sovranismo. Ciò perché in realtà è dilaniata all’idea di sposare tesi che possano anche solo ipoteticamente rappresentare (e che in realtà non rappresentano) quell’egoismo sdrucciolo evocato dai sentimenti nazionalisti, sui quali possa scivolare e mai più risollevarsi. E l’evidenza maggiore si nota nel disagio che le procura ogni discorso in cui c’entri o venga rivendicato l’interesse nazionale e la sovranità. Sicché i suoi maggiorenti, pur di non dover affrontare il problema e il tema, sono ben felici di confondere il sovranismo e il nazionalismo, attribuendo al primo gli stessi presupposti filosofico-politici ed economici del secondo e viceversa, per poi relegare il tutto nel ghetto delle idee xenofobe, razziste e nazionaliste.

Il sovranismo è chiaramente un neologismo suggestivo. Chi lo abbia inventato non si sa (ma è davvero un problema marginale). In realtà però è un sinonimo, e precisamente rappresenta per esteso il cosiddetto patriottismo costituzionale. Dunque il sovranismo è solo la contrazione di patriottismo costituzionale e nulla più. V’è dunque da chiedersi perché la sinistra – da sempre in prima fila nel difendere la Costituzione – faccia tanta fatica ad accettarlo come elemento positivo nel dibattito politico, fino a delegittimarlo, alimentando il pericolo del tutto inesistente di una reviviscenza nazionalista e grettamente populista.

La risposta non può che essere trovata nel mutamento genetico della sinistra stessa, che dall’essere autenticamente e naturalmente sovranista e populista, è passata all’essere autenticamente e naturalmente mondialista, eurista ed elitaria. Così se a parole continua a difendere la Costituzione del 1948 – presupposto ideologico e ideale del sovranismo costituzionale – o meglio continua a difenderne gli antefatti storici che l’hanno generata, in concreto da qualche decennio rema contro lo spirito della carta fondamentale. La situazione paradossale dunque è quella che spesso abbiamo veduto in tutti questi anni: la sinistra invoca il rispetto della Costituzione, la difende contro improbabili vulnus, e poi nei fatti la rinnega a causa di quella mutazione genetica che l’ha portata a guardare e sostenere tesi e idee neoliberiste, sovranazionaliste, e dunque antitetiche non certo (o comunque non solo) al nazionalismo, ma al sovranismo tout court di cui la carta fondamentale è – si ribadisce – espressione e realizzazione.

Dal suo canto la destra, in questi ultimi anni, sta percorrendo il senso di marcia inverso, non con molti sforzi, contraddizioni e ripensamenti ideali. Da diverso tempo ormai il nazionalismo viene rielaborato in termini sovranisti. E certo non possono essere considerati espressione di becero nazionalismo gli elementi politici securitari e una richiesta di politiche più attente e selettive nei confronti del fenomeno migratorio, soprattutto in un contesto socio-economico degradato come quello attuale, nel quale i flussi migratori sono epocali, frutto di una geopolitica precisa che comporta, tra gli altri obiettivi, la dissoluzione delle identità nazionali per la costruzione di società fluide, prive di radici e di identità, dove conta solo l’individuo (e la sua dimensione egoistica) e gli Stati nazionali diventano un serio ostacolo al progetto mondialista. Ecco dunque che oggi la destra guarda con un certo interesse alle idee sovraniste, poiché queste idee, depurate delle storture nazionaliste, recuperano le istanze popolari e populiste ed esprimono quella richiesta di tutela della sovranità, dell’economia e dell’identità italiana che le forze globaliste vorrebbero demolire in nome del liberoscambismo commerciale e finanziario. Tanto che – come si è già avuto modo di scrivere – i tempi sono ormai maturi per l’affermazione e la nascita di una destra costituzionale, e cioè di una destra la cui azione politica si ponga nel quadro costituzionale delineato nel 1948, e faccia dei principi fondamentali della Costituzione la sua base ideale, pur mantenendo quell’approccio tipico della destra identitaria che mira alla difesa e alla tutela della cultura e dell’identità italiana.

Vero è comunque che oggi, non si può certo asserire che tutta la sinistra sia affetta da globalite e neoliberite, così come non si può affermare che tutta la destra oggi non sia più affetta da nazionalismite. Ed ecco perché allo stato le categorizzazioni politiche tradizionali, nate nel ‘900, in realtà vanno un po’ strette e non corrispondono più (del tutto) al contesto politico e culturale attuale, ben diverso da quello in cui ci si muoveva nel secolo scorso. E non è un caso che proprio per questo ovvio motivo, si deve condividere – a ragione – l’idea che la vera e unica contrapposizione politica nel presente sia quella che vede i sovranisti e populisti da una parte e il globalisti e i neoliberisti dall’altra.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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