Sulla scuola tanti errori da correggere

Non più tardi del 21 ottobre 2017, sulla prima pagina del “Messaggero”, Luca Ricolfi, pensando a quelle che allora sembravano imminenti elezioni politiche, affermava: “Ci sarebbe poi un punto ulteriore, che però non riguarda specificatamente la destra, ma un po’ tutte le forze politiche: sulla scuola e,  più in generale sul mondo dell’istruzione, che cosa possiamo aspettarci dal prossimo governo? (…) La seconda è che l’abbassamento degli standard, in atto in tutti gli ordini di scuola da almeno mezzo secolo, non accenna a interrompersi. Nessun governo negli ultimi 50 anni ha mai fatto qualcosa per fermare questa deriva, e quasi tutti hanno molto operato per accelerarla. Non sarebbe ora che almeno una forza politica si decidesse, non dico a combinare qualcosa di buono ma almeno a riconoscere il problema?” e questa domanda era la terza di tre domande che Ricolfi poneva alla destra italiana.

La domanda non era peregrina giacchè nel passato la scuola italiana è stata “costruita” da personaggi di rilievo della cultura italiana e questi appartenevano al variegato mondo della Destra, sia che si trattasse della “Destra Storica” con Francesco De Sanctis e Gabrio Casati che della Destra liberale con Benedetto Croce che dell’anomala Destra fascista con Giovanni Gentile e Giuseppe Bottai.

Nel dopoguerra, a parte le brevissime parentesi di Salvatore Valitutti e Giovanni Spadolini, è stato tutto un susseguirsi di personaggi di secondo piano fino al punto più “basso” del Ministro Fedeli, addirittura sprovvista di laurea.

L’avvicendarsi continuo  di Ministri della Pubblica Istruzione che non hanno certamente eccelso nel delicato e particolare mondo della cultura è ragione sufficiente a spiegare il declino della scuola italiana. Perché la politica trascura l’importanza della scuola? Perché alle classi dirigenti italiane non importa granchè della scuola e il Ministero della Pubblica Istruzione (da qualche anno, tra l’altro, anche della Ricerca Scientifica) non è tra i più ambiti e, di conseguenza, assegnati a figure politiche e culturali di primo piano? Non si è sempre detto che l’Italia, priva di materie prime, ha una sola grande “materia prima”, che è il suo genio, la sua arte, la sua cultura?

Mi rifiuto di credere che nella così detta  “area di Destra” non ci fossero e non ci siano figure di spicco: da Franco Cardini a Marcello Veneziani, da Francesco Perfetti a Stefano Zecchi, da Mauro Ronco a Vittorio Sgarbi, tanto per citare solo alcuni nomi. Personaggi che certamente avrebbero “una visione” di quello che sarebbe  il compito della scuola nel particolare frangente che attraversa tutta la società italiana.

Tutti riconosciamo che sarebbe in atto quella che è definita una “deriva antropologica” dell’italiano; l’ultimo rapporto CENSIS ha parlato di “coriandolizzazione” della società italiana che ha ormai cessato di essere “comunità” e si è completamente trasformata in un agglomerato sociale di individui isolati come “coriandoli sparsi su di una strada”.

Ebbene la scuola non potrebbe dire la sua da questo punto di vista? Non potrebbe contrastare ed arginare questa “deriva”? C’è bisogno però di personalità “forti”, di peso. Le scelte dell’ultimo governo si sono fermate su due figure di dirigenti scolastici:  il Ministro Marco Bussetti e il Sottosegretario Salvatore Giuliano. Per carità è già qualcosa, rispetto alla non laureata Fedeli. Ma il problema non è questo. Dalle prime dichiarazioni del Ministro sembrerebbe che la riforma della “Buona Scuola” di Renzi  ha sbagliato solo nel reclutamento fuori regione di tanti insegnanti; cosa giusta. Ma quella riforma (alla quale Salvatore Giuliano ha dato il proprio contributo in riferimento alle così dette “avanguardie educative” e al Piano Nazionale della Scuola Digitale) ha avviato altri processi che potrebbero rivelarsi più dannosi e deleteri, come l’invasione e la pervasività didattica del digitale, quando in altre nazione cominciano ad emergere le criticità e i primi ravvedimenti su questa sorta di “panacea”. Si è stabilito come traguardo quello di imitare il modello di scuola della Finlandia, e cioè una scuola senza classi, senza libri, senza confini identitari (cosa della quale Salvatore Giuliano è accanito sostenitore). Ha mai prodotto scienziati, artisti, inventori e grandi letterati la scuola finlandese? Contrastare quest’altra deriva è un atto di salvaguardia della nostra Sovranità, la Sovranità culturale ed identitaria.

 

(l’autore è Componente Direzione Nazionale Mns e preside nei Licei)

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