Alla faccia del “testa a testa”

48-33. Ma scriviamolo per esteso, come sugli assegni: quarantotto a trentatré. Come abbia fatto, davanti a questi numeri, a sopravvivere la narrazione del “testa a testa” in Sardegna fino al, pomeriggio del lunedì dopo il voto delle regionali è un mistero. D’altronde, ancora più longeva è la leggenda secondo la quale il Pd è pronto a ripartire da queste stesse elezioni, alle quali trova un 12% striminzito, in crollo verticale rispetto al 22% del precedente di cinque anni prima. Per non parlare della incapacità di sfondamento di un sindaco “arancione” come Zedda. Che dovrebbe anzi, a questo punto, riflettere sull’opportunità di offrire ai cittadini di Cagliari le sue dimissioni.

Meno male allora che il successo di Christian Solinas consente al neopresidente di dedicare, a chi vuol sentirla, la chiave di lettura migliore del voto sardo, e cioè l’alleanza tra Partito Sardo d’Azione e centrodestra (a traino comunque leghista) che piace. Paradigma, è evidente, di capacità che emergono dai territori e coalizione tradizionale rinnovata.

Matteo Salvini, leader del partito che guida ampiamente lo schieramento vincente (nonostante alcune convinzioni proprie a Forza Italia e Fdi su presunte “spallate” dall’isola al governo), ha buon gioco nel ricordare il 6-0 accumulato in votazioni regionali ai danni del centrosinistra dal 4 marzo scorso ad oggi.

È invece evidente la difficoltà del Movimento 5 stelle nel trasferire sui territori iul bottino di voti d’opinione raccolto sempre un anno fa.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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