Asse franco-tedesco ed Eurexit in condizioni di sicurezza (continua la saga Savona)

Settimana significativa sul fronte avanzamento del Progetto Eurexit. La vittoria di Savona getta nel panico mezzo mondo ed è in questo quadro che dobbiamo concentrare le nostre attenzioni. Si, perché la rivolta gialloverde, che è rivolta del popolo contro le élite, si colloca all’interno di una battaglia di portata mondiale: l’infinita lotta tra globalisti e nazionalisti.

Una serie di eventi avvenuti tra le due sponde dell’oceano portano a far pensare che l’evoluzione dell’Italexit in Eurexit avrà bisogno di un passaggio intermedio.

Cerchiamo di comprendere cosa è accaduto in USA questa settimana e capiremo la strategia da attuare per una Eurexit senza rischi. Parliamo dello sventato attentato alla Casa Bianca, là dove in questi giorni si trovavano solo soletti Trump e Pence, in un colpo solo Potus e Vice Presidente.

Venerdì della settimana precedente, come riportato da www.scenarieconomici, è stato presumibilmente sventato un attentato alla Casa Bianca (https://scenarieconomici.it/sventato-attentato-a-trump-e-pence-forse-adesso-capirete-perche-i-gialloverdi-non-vanno-attaccati/).

Un ragazzo, radicalizzato, con l’aiuto di persone dalle idee ben chiare e dall’arsenale ben fornito, avrebbe pianificato un attacco al Presidente.

Lo stesso giorno, la portavoce della Camera Pelosi sarebbe dovuta partire per il quartier generale della Nato a Bruxelles per incontrare alti vertici Nato, Juncker e il duo Macròn-Merkel.

 

Il viaggio sarebbe poi proseguito per l’Egitto (Fratellanza Mussulmana?) e per l’Afghanistan (centrale produzione droga?).

 

La cosa ha suscitato scalpore poiché stiamo parlando di un viaggio su aereo militare con equipaggio personalmente scelto dalla stessa Pelosi, 7 membri DEM del congresso e ben 85 familiari.

Ecco le foto dell’autobus militare con l’intera delegazione a bordo pronto per il trasferimento all’aeroporto:

Non possiamo certo sapere se dietro il presunto assalto alla Casa Bianca vi fossero Nato, Dem e vertici UE, lungi da noi il sostenerlo, ma sappiate che in caso di contemporanea morte di Trump e Pence, la Pelosi sarebbe diventata Presidente!

Pelosi presidente avrebbe significato:

  • la ripresa delle guerre in Ucraina, Afghanistan, Siria e dintorni,
  • lo stringere la corda intorno al collo di Israele,

insomma una vera e propria escalation militare mondiale, specialmente nel medio oriente.

Solo 10 giorni fa, la Pelosi aveva nominato alla potente commissione Affari Esteri della Camera la radicale anti-israeliana Ilhan Omar, quella per la quale Israele è il male del mondo:

Da queste cose si capisce che la sinistra progressista americana ha di fatto abbandonato il popolo americano in favore delle minoranze e dei portatori di interessi per diritti civili. I Dem stanno caricando a bordo guerrieri dei diritti civili. Quelli dei diritti sociali possono pure andare a farsi benedire!

Cosa vi ricorda tutto ciò? Il Partito Democratico e i sindacati italiani? Ma va?

Come vedete, dunque, i Dem Usa stanno diventando piano piano sempre più antisemiti (da “Why the Democrat Party will become more anti-semitic” su www.amgreatness.com) e probabilmente lo stesso fenomeno avverrà in Italia e (quindi) in tutta Europa.

Quella società aperta professata da Soros gli si ritorcerà contro pesantemente (Némesi?). Solo il nazionalismo potrà garantire ad Israele la loro adeguata protezione come avvenuto negli ultimi 70 anni (piccola nota nel giorno della memoria).

Fortunatamente, l’attentato pare sia stato sventato e alla delegazione Pelosi Trump ha negato l’uso di velivoli militari per viaggiare (causa shutdown).

Adesso possiamo far entrare in gioco i gialloverdi.

Direte voi, cosa c’entrano con un attentato a Trump?

L’ideologo di riferimento per Salvini è Steve Bannon, autore del capolavoro Trump. Con Bannon Salvini condivide un bel progetto dalla rilevanza europea: THE MOVEMENT!

Salvini ne è socio fondatore.

Per capire il pensiero di Bannon su UE e Nato, andiamo su https://www.rivistastudio.com/bannon-europa-battaglia-culturale in cui la giornalista francese Natalie Nougayrède esperta di affari internazionali scrive:

“I viaggi di Bannon nel continente sono parte di una guerra ideologica tra i nazionalisti e i globalisti…… Quello a cui punta è la ridefinizione dell’Occidente come un’entità nazionalista e cristiana …… Lo strumento per ottenerlo, appunto, è la battaglia culturale, una guerriglia che si combatte a forza di slogan e di ideologie. Parlando ai sostenitori di Marine Le Pen in Francia, lui stesso l’ha messa giù così: «Lasciate che vi chiamino razzisti, xenofobi, nativisti, omofobi e misogini: anzi, andatene fieri!»”.

Osservando le reazioni di Salvini alle offese dei globalisti, vedi il caso Gino Strada, si capisce che segue alla lettera le idee di Bannon:

L’analisi del Bannon-pensiero prosegue poi con l’idea circa l’Unione Europea:

“Bannon….Non parla mai apertamente della distruzione del progetto europeo. Piuttosto, vuole che essa cambi, attraverso lo smantellamento della moneta unica e la sconfitta dei valori liberali e universalisti, e che si trasformi in una “confederazione di Stati liberi e indipendenti”».”.

Altro inutile carrozzone, secondo Bannon, è la Nato.

Nel pezzo https://www.politico.com/magazine/story/2017/03/trump-steve-bannon-destroy-eu-european-union-214889 (da American First) Bannon parla apertamente di cancellare la Nato. Secondo l’autore dietro il mantra “destroy Ue” si nasconde la seguente grande verità:

“He has suggested that NATO is both obsolete and a bad deal for the American taxpayer”.

Quindi, da un lato abbiamo Trump, Bannon e Salvini che sono per il nazionalismo, per il ritorno alla moneta sovrana, per l’eliminazione dei valori liberali e universalisti, per l’eliminazione della Nato, dall’altro abbiamo i DEM, controllati dalle grandi banche mondiali, con alleati in Eurozona che puntano all’esercito unico europeo e con la Nato che a tutto pensa meno che alla propria estinzione!

Salvini in Italia può contare solo su Di Maio, difatti, secondo www.occhidellaguerra.it, abbiamo un importante fronte pro-Pelosi (ossia pro-Dem, pro-Frankrukkia, pro-Nato):

Questo incontro ha fatto infuriare Salvini al punto che oggi evita accuratamente le riunioni dove è costretto ad incontrare il ministro degli Esteri, nel pezzo http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagoesclusivo-bordelli-governativi-conte-propone-riunione-settimanale-192269.htm si riporta che Salvini “….. non vuole più vedere neanche dipinto è il ministro Moavero Milanesi: dopo la festa all’ambasciata italiana di Washington in onore di Nancy Pelosi, ”riportino” fa meglio a tenersi alla larga.

…l’ambasciatore Varricchio – già consigliere diplomatico di Renzi – ha messo i locali dell’ambasciata a disposizione della celebrazione italo-americana di una figura istituzionale come lo speaker della Camera. Tutto bene, se non fosse che gli ospiti principali erano i Clinton e Kerry, che con la comunità italiana hanno ben poco a che fare. Il dettaglio è che Varricchio fece una campagna sfrenata per Hillary, convinto com’era del suo successo, spingendo la comunità italiana negli USA a votare la candidata democratica.”

 

Quindi Salvini, con un di Di Maio stretto tra i temi storici dei grillini e l’esigenza di governare, si trova a fronteggiare sia la neonata Frankrukkia, sia il Partito dei Francesi.

Quest’ultimo è pericolosissimo poiché offre alla Nato, che non vuol morire, la possibilità di sperare che la UE da piccola (Frankrukkia) torni ad essere grande. Ecco perché quelli della Nato avrebbero dovuto incontrare la Pelosi assieme a Merkel e Macron. Si tratta di attendere che i DEM tornino al potere in USA e il Partito dei Francesi in Italia, con mezzi legali o meno, per tornare a pensare in grande.

Ma ora veniamo al nuovo attuale assetto della UE, quello su cui ad oggi può contare la Nato, l’asse Franco-tedesco, il famoso parlamentino della neonata Frankrukkia. Esso, in linea di massima, dovrebbe solo consentire alle due nazioni di prendere le decisioni per tutta la UE e ribaltarle su Strasburgo e Bruxelles. Dico in linea di massima, poiché in realtà dietro tale paravento giacciono i veri intenti, 3 importantissimi motivi:

  • L’avvio della concretizzazione dell’Europa a 2 velocità e 2 euro;
  • la decisione tedesca di tornare ad essere potenza nucleare grazie alla bomba atomica francese, di cui i tedeschi si approprierebbero ben volentieri;
  • lo sfruttamento delle immense risorse del continente africano.

Macròn ambisce ad esser ricordato come il Napoleone del terzo millennio ed è perciò propenso a piegare il suo popolo, bombardandolo e manganellandolo (vedi Gilet Gialli), ma sia lui che i suoi funzionari non hanno fatto i conti con Balzac, quello secondo cui:

“L’uomo abituato al lavoro non può comprendere la vita elegante”.

L’art. 1 del trattato parla di integrazione fra le economie francese e tedesca ma trattasi di obiettivo tecnicamente non realizzabile poiché:

  • In Francia il 30% delle aziende sono multinazionali, il 70% sono Pmi all’italiana (mentre in Germania il rapporto è 60%/40%);
  • Il differenziale di competitività tra i due paesi, da colmare con una svalutazione, è del 26/42% e o lo ottieni con i cambi flessibili (svalutazione della moneta) o sei costretto a ricorrere al taglio dei salari in entrambi i settori (pubblico e privato).

Lo sciovinismo francese porterà Macròn a fare di tutto pur di non rompere la Frankrukkia, chiaro che si trasformerà nel Pinochet del nuovo millennio e sarà tutto un susseguirsi di manganellate:

Come vedete nel tweet, Prefetti e Commissari hanno imposto manganellate e spari contro i gilet gialli. Chiaro che dietro tali decisioni vi è il pugno duro di Pinochet.

Purtroppo per la Frankrukkia, la bella vita francese è incompatibile con lo schiavismo delle élite tedesche, pertanto i francesi reagiranno contro Macròn, inoltre dalla Francia è partita la guerra contro élite e bancocrazia. Essa si è diffusa in tutto il mondo, guardate questa foto che arriva dall’Australia:

Oramai il mondo intero si sta ribellando all’impostazione “Pompidouiana” dell’economia pubblica e, guarda caso, ovunque Yellow-Vests occupano gli spazi davanti alle banche dei Rothschild.
Tra le richieste dei Gilet Gialli francesi troviamo i seguenti punti:
a – ridimensionamento delle banche
b – ripristino del Glass-Steagall Act
c – nazionalizzazione di beni pubblici, autostrade, aeroporti, parcheggi, ferrovie, ecc
d – Frexit e recupero del diritto di battere moneta.
Le élite hanno tirato troppo la corda. I popoli preferiscono tornare a cambi flessibili piuttosto che sopportare costanti tagli ai propri salari e una paurosa precarizzazione della propria vita.
I super-ricchi (specialmente i banchieri) col liberismo sfrenato hanno legalmente accumulato immense ricchezze ed ora devono evitare la rinascita di stati-nazione che coordinino le attività economiche nuovamente a vantaggio delle classi medie.
La Frankrukkia si romperà inevitabilmente, troppo grande il divario economico fra i 2 paesi. Non è possibile reggere socialmente una deflazione salariale del 30% in un paese in cui gli stipendi minimi già sono la metà di quanto sarebbero stati in presenza di quegli stati nazione nati dopo la seconda guerra mondiale seguendo la produttività dell’industria francese degli ultimi 15 anni.
Per quanto concerne il secondo punto, ossia la bomba atomica, è da quando Trump è salito al potere che in Germania è iniziato il dibattito circa la necessità di un arsenale atomico. Il primo di agosto del 2018 titola Imola Oggi: “La Germania vuole dotarsi di una propria bomba atomica”. Secondo alcuni politologi tedeschi la diplomazia di crisi ha successo solo se ha un potente sostegno militare. Non è un caso che la Merkel abbia accelerato il processo di Piccola Europa (la Frankrukkia). Sfruttando la mania di grandezza macròniana essa può rapidamente acquisire la “Forza d’Urto”, la forza di dissuasione francese, e tornare ad essere potenza militare. Peccato che la Germania, firmataria del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, diventerebbe quasi uno stato-canaglia.
Infine, sul fronte Africa, la guerra frankrukka è per le materie prime delle 2 aree geografiche che utilizzano il Franco CFA, ma anche (e questo è male per noi) per gas e petrolio.
In questo ultimo caso, lo scontro è tra ENI e TOTAL.
Come racconta Startmag in https://www.startmag.it/energia/libia-petrolio-eni-total-italia-francia, è guerra fra Eni e Total a tutto campo in Libia ed Egitto, come riporta il pezzo:
“I francesi mirano …… non a uno Stato unitario. In questo modo, secondo i piani di Macron e di Total, si potrebbero avere due enti di gestione del petrolio ….. Total non è in difficoltà come qualcuno auspica e scrive in Italia … ma in pieno attacco. Eni è la Tripolitania e l’integrità della Libia”.
Vi ricordo che la Total si è comprata i pozzi dei mari del nord: “Total compra Maersk: 7 miliardi per i pozzi del mare del nord” (Repubblica) perché in difficoltà sul fronte russo. Rammentate il pezzo “Il CEO di Total è morto a Mosca” in cui si legge:
“De Margerie negli ultimi mesi era stato anche un convinto sostenitore della necessità di mantenere un dialogo con la Russia, riducendo le sanzioni economiche avviate nei suoi confronti da Unione Europea e Stati Uniti in seguito alla guerra nell’Ucraina orientale. Aveva invitato le autorità europee a ripensare le loro politiche, rendendo più forti i rapporti con la Russia e più stabili i contratti per le forniture di gas russo”.

A distanza di alcuni anni il doppiogiochista Macròn ha riaperto i rapporti coi russi: “France’s Total takes stake in Russia’s Arctic gas project” in cui si legge:
“ French energy major Total will buy a 10 percent stake in a Russian Arctic gas project under a deal struck during Emmanuel Macron’s visit to Russia, and showing the Kremlin’s ability to find foreign partners despite Western sanctions” ma oramai la Total ha perso un lustro sul piano competitivo.
E così Total riserva altre sorprese all’Eni anche sul fronte Egitto, sia per i pozzi di Zohr (condivisi con altre compagnie), sia per i nuovi giacimenti di Noor. Entrambi i siti farebbero tanto comodo ai francesi per dominare anche il mediterraneo.
Come vediamo, i gialloverdi oltre al liberismo globalista della bancocrazia mondiale devono fronteggiare anche la ferocia colonizzatrice dei loro più stretti vicini e presunti partner: i Frankrukki.
Per il momento, i cannoni (la BCE) sono in mano a questi ultimi e non possiamo pretendere che Salvini e Di Maio vadano alla pugna con lance e pugnali.
Fino a che Di Maio, Salvini e Le Pen non entrano in possesso dei cannoni (BCE) non possono minimamente pensare di fare la guerra ai mercati finanziari e ai Frankrukki.
Due sono le strade da seguire:
1) Scalare la BCE onde poterla mettere sotto controllo dei governi;
2) Lanciare un progetto di moneta complementare stampando gli euro in ogni paese la dove servono.

Partiamo con il primo punto.
La volta scorsa parlammo del provvedimento Usa #AuditTheFed da parte dei membri del congresso che, ad oggi, non solo non entrano in FED, ma neanche vengono informati sulla sua attività.
Non è un caso che la Le Pen abbia affermato: “Con i cambiamenti che avverranno in UE prima mettiamo sotto controllo la BCE, quindi se basta bene, altrimenti se l’euro continuerà ad esser un problema allora lo affronteremo di nuovo” (da “Le RN abandone la sortie de l’euro” – Le Figaro).
Il messaggio della Le Pen è chiaro, ed in perfetta sintonia con il Salvini pensiero:
a – prendo il voto dei moderati;
b – disattivo i cannoni dei tedeschi (la BCE);
c – a quel punto si trattano le riforme alla pari, o ci si riesce o ognuno per la sua strada.
D’altronde, persino la Corte dei Conti UE si è lamentata dell’opacità delle carte BCE:
“La supervisione bancaria comprende rischi significativi per i portafogli pubblici dei cittadini”, spiega la Corte, denunciando il fatto che i suoi esperti non riescano a fare un audit corretto di tali attività a meno che la Bce non cambi la sua posizione” (da Banche: Corte Conti Ue contro Bce, dia accesso a documenti – La Sicilia).

E pensate che alla Corte dei Conti non interessa affatto la gestione della Politica Monetaria ma solo garantire che essa non nuoccia ai cittadini.

Questa è la strategia dettata da Trump e dal suo staff a Salvini e Le Pen. I Rep USA si sono già mossi in tal senso, ai primi di gennaio è stato presentato l’atto formale HR24:

da Massie, membro Rep del Congresso.
I rapporti Salvini-Trump sono sicuramente molto stretti. Il sottosegretario Guglielmo Picchi, impegnato a tessere le relazioni della lega negli USA, anche di recente si è recato a Washington DC per alcuni incontri istituzionali. Il legame Trump-Salvini di sicuro coinvolge persino la Le Pen. Quest’ultima, difatti, di recente afferma:
“con i populisti al potere l’Europa si cambierà dall’interno” e la strada è proprio quella indicata.
Veniamo ora al secondo punto.
Sino a quando i populisti non avranno preso e messo sotto controllo la BCE dovremo accontentarci di quanto riusciranno a fare, gettando il cappello là dove non possono arrivare con le braccia. Tra queste cose possiamo annoverare i miniBot.
Come afferma Affari Italiani, e come vi avevamo già anticipato da queste colonne, Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera conferma che nel 2020 i Mini-Bot saranno utilizzati per i crediti d’ imposta (www.zazoom.it/2019-01-22/mini-bot-per-i-crediti-dimposta-dal-2020-aliquota-effettiva-al-15).

Il progetto di Eurexit inizia a prendere corpo, solo che ha bisogno di tempo affinché avvenga in condizioni di salvaguardia degli interessi di tutto il paese, delle aziende (piccole e grandi), degli elettori (di destra e di sinistra) e delle stesse istituzioni.

Sino ad allora, #TrustThePlan

Ad maiora.

 

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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