Bellanova, la bracciante contro l’agricoltura

Chi si è concentrato troppo sul look della neo-ministra dell’Agricolutura Teresa Bellanova, dovrebbe invece sgranare gli occhi sulle sue dichiarazioni programmatiche. Già i generici appelli della ministra sulla necessità dell’”innovazione in agricoltura” avevano messo in allarme chi conosce il linguaggio in codice delle politiche agricole. Poi sono arrivate dichiarazione più esplicite sull’utilizzo degli Ogm (organismi geneticamente modificati) nelle coltivazioni: “Sugli Ogm voglio aprire un confronto rapidamente anche con le parti imprenditoriali, è un tema delicato che non va affrontato in modo azzardato”. Per un paese come l’Italia che ha storicamente rifiutato l’utilizzo di queste tecnologie in agricoltura (a cominciare dal mio impegno come Ministro del Mipaaf, cosa di cui mi onoro), già queste aperture al confronto sono un gravissimo dietrofront. Considerate le lobby multinazionali e gli interessi economici che ci sono dietro, basta aprire uno spiraglio al dialogo per essere travolti. È una vecchia volpe agricola come Teresa Bellanova non può non saperlo. Cosa c’è in gioco? La contaminazione genetica progressiva di tutte le nostre coltivazioni, anche quelle più pregiate e tipiche. Addio Made in Italy agroalimentare di qualità…

Stesse aperture per il Ceta, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, ancora non ratificato dal Parlamento Italiano.

“Il Ceta è in vigore, abbiamo bisogno di fare un ragionamento con il mondo della rappresentanza, analizzare i risultati e capire insieme cosa fare in sede europea per apportare le modifiche che dovessimo ritenere fondamentali” ha dichiarato la Bellanova, concludendo così: non si può “dire oggi si o no a prescindere. L’Italia non ha ratificato ma il Ceta è in vigore”. Classico ragionamento da politico asservito alla Ue: sono più importanti le decisioni della Commissione UE rispetto alle variazioni del Parlamento Italiano, alla faccia della sovranità nazionale e democratica.

“E’ in vigore in modo del tutto anomalo dato che ancora non è stato ratificato dal Parlamento”, ha replicato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, secondo il quale “emergono tutte le criticita che avevamo palesato. I primi tre mesi del 2019 evidenziano dati negativi. Oggi l’export di Grana Padano e Parmigiano Reggiano segnano un calo dell’export del 30 per cento, con corrispondente aumento del consumo di Parmesan (il parmigiano falsificato all’estero)”.

Da notare che il Ministro dice una cosa non vera quando parla di modifiche al Ceta: ormai il trattato è stato negoziato e bisogna accettarlo o rifiutarlo così com’è. È il Parlamento Italiano DEVE rifiutarlo perché contrario ai nostri interessi economici nazionali! Insomma, niente da fare: la Bellanova proverrà pure da un sindacato di braccianti, ma come tutti gli esponenti PD (soprattutto quelli renziani) è soprattutto attenta agli interessi delle grandi lobby della globalizzazione. Bisogna fermarli prima che producano danni irreparabili (come già hanno fatto nei Governi Prodi), ma credo che a dare manforte all’opposizione scenderanno presto molti trattori agricoli…

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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