Biopotere. L’uomo OGM.

Un amico psicoterapeuta, parlando di un blando, diffusissimo ansiolitico, affermò che, se ne avesse avuto il potere, avrebbe versato quantitativi del preparato nei pubblici acquedotti, allo scopo di dare tranquillità alla popolazione. La medicalizzazione della vita, unita al modello socioeconomico e ai concreti modi di produzione, sono elementi di quello che Michel Foucault chiamava biopotere, Il biopotere si incarica di prendere in gestione la vita, amministrarla, organizzarla; non soppianta la sovranità, bensì la contamina progressivamente. “Tende ad assumere la vita e i suoi meccanismi, per divenire un agente di trasformazione della vita umana” (Michel Foucault). È un’area d’incontro tra potere e sfera della vita, attraverso la gestione del corpo umano, la sua riduzione a oggetto, la sua utilizzazione, espropriazione e controllo. In più, investe la specie umana nei processi biologici che vengono controllati, ormai apertamente modificati e riformulati, creando una biopolitica delle popolazioni.
Alcune scienze moderne, dalla psicologia alla statistica, dalla chimica alla biologia alla genetica hanno ridefinito le linee della “normalità”, fornendo al potere gli strumenti concettuali per la gestione delle attività biologiche. La biopolitica avanza con tale velocità da diventare psicopolitica; il potere non disciplina più i corpi ma anche le menti, secondo la tesi del filosofo tedesco coreano Byung-Chul Han. Si avvicina l’uomo OGM, geneticamente modificato attraverso l’azione combinata dell’apparato tecnologico e l’azione a lungo termine di ciò che respiriamo, mangiamo e di quanto ci viene iniettato nel corpo per mezzo della medicalizzazione di ogni aspetto della vita. L’uomo inquina il mondo e modifica se stesso.

Un recente esperimento promosso dal governo della Catalogna ha dato esiti inquietanti. L’analisi delle urine di venti persone scelte come testimonial di una campagna tesa a denunciare l’uso abusivo di plastica negli alimenti, ha dato sorprendenti risultati. Il laboratorio specializzato nella ricerca di metaboliti plastici ha rilevato nei campioni ben 27 diverse sostanze derivate dalla plastica. Nessuno ne conteneva meno di venti. E’ dunque dimostrata la “plastificazione” degli alimenti in tutta la catena di distribuzione e consumo. Chiunque di noi è sorpreso ogni giorno della quantità di rifiuti domestici prodotti e dalla prevalenza tra essi di oggetti e residui in plastica, frutto della sottocultura dell’usa e getta. Si rende urgente un cambiamento nelle politiche produttive da parte degli agenti economici vincolati al comparto alimentare e non solo. La presenza di recipienti, contenitori ed imballaggi in materie plastiche domina anche tra i giocattoli, nei cavi e raccordi, le superfici in PVC, le tinture per stampa, i tessuti, i prodotti per la pulizia, le lacche, i vernici, i medicinali, i cosmetici.
I residui rintracciati più frequentemente sono ftalati, sostanze utilizzate per incrementare la flessibilità e l’elasticità, e fenoli, il cui compito è dare forma e resistenza alle plastiche. Per quanto tali sostanze tossiche vengano espulse, l’esposizione continua nuoce seriamente all’organismo. Possono produrre alterazioni nel sistema endocrino, deteriorare la qualità del seme maschile, alterare il livello ormonale, causare infertilità, avere effetti sulla tiroide, determinare parti prematuri, allergie, obesità e crescita di cellule cancerogene.
La ragione economica, strumentale, legata al modello consumista è ormai penetrata nel nostro corpo. L’uomo, diceva Feuerbach, è ciò che mangia. In termini biologici, l’affermazione ha un senso. L’esperienza contemporanea ci insegna che siamo ben oltre la tesi del materialista tedesco. Siamo anche ciò che ci viene fatto respirare in un mondo divorato dall’inquinamento, ciò che ingurgitiamo sotto forma di farmaci, o ci viene inalato e inoculato in vari modi. Non è più una boutade l’affermazione dello psicoterapeuta: il sistema di potere è davvero in grado di modificare il nostro organismo in profondità, silenziosamente e con esiti imprevedibili. Probabilmente lo sta già facendo, come rammentano alcune vicende legate al sistema dei vaccini. Accuratamente preparato dal sistema (dis)educativo, dall’apparato di intrattenimento, spettacolo e informazione, l’uomo è rimodellato, ristrutturato, ridefinito.

A parte le droghe, milioni di persone fanno uso quotidiano di sostanze psicoattive, ogni funzione della vita è mercificata, si inventano insidie alla salute sempre nuove, sindromi da medicalizzare con costose prestazioni sanitarie e farmacologiche. Contemporaneamente, si permette la vendita, il consumo e l’abuso, a partire dai bambini, di cibo e bevande spazzatura, ricchi di sostanze nocive non naturali, zuccheri, grassi, dolcificanti, coloranti, che destinano a patologie croniche come diabete, obesità, immunodeficienze, oltre a neuropatologie degenerative, in aumento per la presenza di metalli (alluminio, mercurio) in cibi, vaccini, emissioni. Si estende e diventerà presto comune l’invasione della biochimica e dell’elettromagnetica nell’organismo umano, in cui si pensa di impiantare sensori, elettrodi, trasduttori. Negli Stati Uniti, mentre la cura maniacale del corpo è fenomeno di massa delle classi medie e alte, l’obesità è triste esclusiva dei poveri, che si alimentano con il cibo “chimico” della grande distribuzione a basso prezzo.

Non possiamo pensare che il biopotere sia un’invenzione o una fobia. La realtà quotidiana è sotto i nostri occhi e la popolazione viene tenuta all’oscuro dei veri effetti di farmaci, vaccini, emissioni, sostanze che respiriamo o assumiamo in vario modo. L’inganno sembra essere la regola, alimentato dagli immensi interessi economici, finanziari, industriali, geopolitici. L’uomo comune non è che il corpus vilis su cui si sperimenta o si scarica ogni problema. Un’ organismo privato, il Corvelva, Coordinamento regionale veneto per la libertà delle vaccinazioni, ha dimostrato con analisi eseguite dall’Ordine dei biologi che diversi preparati obbligatori contengono sostanze tossiche. La consultazione del sito dell’associazione offre informazioni raggelanti sull’intero sistema farmaceutico e vaccinale, sostenute da prove analitiche e sentenze di tribunali in Usa, Giappone, Francia.
Nel suo libro Le chiavi del potere, Marco Della Luna scrive: “va indagata l’ipotesi che non siamo in presenza di una ordinaria corruzione e inefficienza, bensì di una campagna di danneggiamento di massa del sistema immunitario e del sistema nervoso dei bambini per farne consumatori obbligati di farmaci. “L’inutilità di alcuni vaccini è stata confermata dal presidente dei biologi italiani con un articolo sul quotidiano romano Il Tempo. Non sono stati riscontrati antigeni delle malattie bersaglio, dunque non immunizzano. In compenso contengono una proteina animale dagli effetti non conosciuti e sostanze tossiche varie – glifosato, spezzoni di DNA di feti abortiti, eccetera. Una delle Big Pharma, la Glaxo, ha in Italia precedenti inquietanti in tema di corruzione, il noto caso De Lorenzo- Poggiolini degli anni 90.

Si ha il diritto di chiedersi perché si vada estendendo la platea dei vaccini obbligatori, il doppio, talora il triplo rispetto ad altre nazioni europee, e quale sia la ratio delle persecuzioni e stigmatizzazioni sociali a carico delle famiglie che si oppongono agli obblighi. L’uomo è sempre più un oggetto plastico manipolabile per scopi inconfessati. Sul versante della produzione agricola, il presente è già la modificazione genetica, a partire da sementi, diserbanti e fertilizzanti, brevettati da un pugno di colossi (Corteva, Monsanto-Bayer, ChemChina, Basf) i quali impongono trattamenti e modi di produzione che impoveriscono l’humus, tendono a sterilizzarlo e lo rendono dipendente dai loro prodotti, facendo perdere l’autosufficienza dei cicli biologici naturali.
Intanto, l’apparato pubblicitario ed informativo produce nuovi “diritti”, ad esempio quello ad avere o acquistare figli con metodi artificiali che degradano l’uomo a nudo animale, lasciandoci per il resto prigionieri di una visione centrata su bisogni immaginari, una sottocultura di massa della futilità. Inaliamo, respiriamo, forse ci vengono iniettati veleni, certamente sostanze di cui nulla sappiamo, ma siamo disposti ad accettare il futuro impianto di apparati bio magnetici, i chip sottocutanei. In nome della comodità, del risparmio di tempo, un tempo lineare di cui non sappiamo che fare, se non utilizzarlo in divertimenti volgari e consumi innecessari. Non dobbiamo certo cadere nella paranoia, ma abbiamo il dovere di chiederci, ad esempio, che cosa sono e quali sostanze liberino le cosiddette “scie chimiche” che solcano il cielo. Si tratta solo delle tracce di condensazione del vapore acqueo degli aerei o ha qualche fondamento la tesi che si tratti di irrorazioni per scopi di ingegneria climatica o altro?

Il potere inganna sistematicamente, le rassicurazioni sono sempre meno credibili. Siamo oggetto di un’intensa manipolazione cognitiva per fini politici, economici, commerciali e di dominio. Non è irrealistico immaginare scenari distopici. Del resto, nazioni guida del mondo non hanno esitato a esporre i loro stessi soldati a radiazioni drammatiche nell’ambito di esperimenti nucleari, ed a testare in programmi riservati forme estreme di condizionamento mentale per via chimica e farmacologica.

Rammentiamo la vicenda, tuttora aperta, dell’uranio impoverito, alla cui esposizione sono stati costretti militari di molti eserciti, tra cui il nostro. La mistificazione fu d’alta scuola: le colpe di malattie e decessi fu sempre attribuita dal sistema mediatico, controllato dal livello più elevato del potere oligarchico, all’uranio – componente essenziale di ogni tecnologia “nucleare”, che è quasi innocuo se non ingerito, anziché al plutonio- pericolosissimo e cancerogeno – e ad altri residui radioattivi di reattori nucleari, difficilissimi da smaltire, in grado, esplodendo, di produrre composti metallici pesanti. Scagionato, per così dire l’uranio, la notizia di tante morti vere di soldati diventa fake news, la popolazione si rassicura e continua a credere nella narrazione ufficiale.

Un ultimo esempio fa rabbrividire. Riguarda i farmaci- vero e proprio crimine seriale- dispensati anche a minorenni suppostamente affetti da disforia di genere, ovvero da confusione sulla propria identità sessuale. Premesso che la medicina onesta riconosce che il problema è di natura psicologica- dunque va affrontato con i mezzi delle psicoterapie-; che i casi accertati sono molti in meno di quanto denunciano alcuni invasati della teoria del gender, e che non è esagerato chiamare delitto la somministrazione a minori in fase di sviluppo fisico e psichico, il farmaco di punta è il Leupron. Si tratta di un potente bloccante ormonale utilizzato per pazienti affetti da carcinoma alla prostata e per alcuni tumori femminili terminali. Menzogna più disinformazione più ideologia unite ad interessi economici odiosi, sulla pelle di personalità fragili.

E’ in fase avanzata la costruzione artificiosa dell’uomo OGM, una definizione impropria poiché non tutta l’ingegneria antropologica si basa sulla chimica e la genetica. Dobbiamo diventare vigili, pretendere conoscenza, trasparenza, prudenza. Nessun entusiasmo per le conquiste tecnologiche può compensare la riduzione dell’uomo a cosa, prodotto da manipolare secondo convenienza. Se non smetteremo di credere alle versioni ufficiali il nostro destino sarà segnato.

Lo confermano due filosofi diversissimi, Martin Heidegger e Manlio Sgalambro. Scrive l’autore di Essere e tempo: possiamo dire di sì all’uso inevitabile dei prodotti della tecnica e nello stesso tempo possiamo dir loro di no, impedire che prendano il sopravvento su di noi, deformino, confondano, devastino il nostro essere. Il pensatore catanese va oltre, se possibile: “la tecnica è la regressione progressiva all’inorganico. Essa è ritorno all’inorganico come progresso. L’uomo residuo è una fase attardata.” E’ in atto un’espropriazione senza rimpianti dell’umanità. L’uomo OGM è senz’anima, senza storia. Forse ci vaccineranno anche contro i sentimenti. Se quel giorno venisse, meglio morire. In piedi, però, gridando no.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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