Dove siamo arrivati nella sfida all’asimmetria (voluta) del “sistema EU”

www.mittdolcino.com – Molte cose sono successe nello scorso mese e mezzo: prima l’Italia ha lanciato la sfida all’EU; poi ha fatto parzialmente marcia indietro con la manovra finanziaria ben poco sovranista dei gialloverdi (ma senza cedere sui migranti); di seguito abbiamo visto riprendere da parte di Roma le posizioni critiche originarie – tipiche dei gialloverdi – improntate ad una demolizione fattuale dell’operato dell’EU, quello asimmetrico, ossia dell’istituzione EUropea a vantaggio franco-tedesco ed a parallelo svantaggio dei paesi periferici, a maggior ragione se ricchi (ossia, soprattutto dell’Italia).

Chiaramente la premessa è d’obbligo: Roma può permettersi di stare “così” sopra le righe? E’ chiaro che ciò succeda giusto perchè ha uno sponsor d’eccezione, quella Washington diventata profondamente sovranista in politica estera prima con Trump e poi con la vittoria dei Repubblicani al Senato nelle scorse elezioni Midterm.

Or dunque, primo elemento: il revisionismo anti EU dell’Italia va necessariamente a braccetto con i successi di Trump in politica estera ed economica.

In due parole, l’Italia è all’angolo: la crescita langue anche a causa di un contesto internazionale che non aiuta; dunque le tasse che verranno incassate nei prossimi mesi ed anni saranno (molte) meno del previsto; da qui un buco prospettico nei conti che ad oggi già si percepisce ma che non si riesce – e men che meno si vuole – misurare analiticamente.

Parimenti gli USA stanno combattendo come al solito in modo pragmatico le loro battaglie, oggi come non mai; indirizzando i loro sforzi non in utopie. Infatti Trump, parallelamente ad un abbassamento delle tasse, sta “puntando” China e Germania per il loro enorme surplus commerciale vs. gli USA.

Il discorso trumpiano è molto semplice: dice,”tu mi vuoi sfidare sul campo della competizione dei reciproci sistemi paese? Va bene, ma allora io smetto di comprare i tuoi prodotti”. Da qui la stizza cinese e tedesca, ben sapendo che a proseguire con la sfida ci sarà solo da farsi male a vicenda; visto che, comunque, alla fine vincerebbero gli USA una volta bloccati coi dazi i consumi dei prodotti importati a Pechino e Berlino verso gli States, a maggior ragione in presenza di una recessione interna all’America.

In tale contesto già di per se difficile e teso, il blocco franco-tedesco ha pensato bene di rinsaldarsi anche in veste militare, ossia creando ad Acquisgrana un asse non solo economico ma anche geostrategico con prospezione esterna all’EU in competizione diretta con Washington; ossia lanciando il più classico dei guanti di sfida a Trump, anche con commenti verbali inequivocabilmente aggressivi. Ossia confermando che la nuova Vichy, rinnovata negli anni almeno un paio di volte, vuole davvero divincolarsi da Washington al comando strategico dell’EU. Ovvero, sostituirsi a Washington, in prospettiva anche in Africa e, chissà, anche nel medio oriente mediterraneo.

Chiaramente Washington non lo può permettere.

Or dunque, quello che abbiamo visto negli scorsi giorni e settimane è un saggio abbandono di Trump dei molti/troppi teatri di conflitto geostrategico diventati obsoleti e pragmaticamente ridondanti (Syria, Afghanistan; anche Israele sotto certi versi è stato lasciato a se stesso, sebbene sempre tutelato, alla bisogna); in paralello si stanno abbassando i toni con la Russia – con cui la corrente amministrazione ha sempre avuto buoni rapporti – e soprattutto con la Cina.

Il motivo? Concentrarsi sui driver importanti. Ossia, tradotto, esiste una precisa strategia.

Prima di tutto bisogna far ordine nel proprio giardino di casa, da qui il golpe in Venezuela per liberarsi di Maduro, solo questione di tempo (ratio: il Venezuela NON deve diventare l’Ucraina delle Americhe). Poi sarà la volta dell’Iran, che ritengo servirà come grimaldello globale per attaccare interessi specifici, ossia toccando direttamente nel portafoglio, i nuovi-vecchi avversari, Cina e Germania.

Mentre sulla Cina l’attacco potrà arrivare solo a livello economico e finanziario (ossia, nel solito modo di sempre: per un paese di quasi 1.5 miliardi di persone, solo inflazione e bassa crescita possono essere un problema). Mentre per l’EU è faccenda diversa.

Prima di tutto Germania e Francia stanno tradendo la NATO, un dato di fatto. Secondariamente sono giganti dai piedi d’argilla, con un esercito di fatto ridotto e relativamente impotente – ad oggi, almeno ufficialmente -; il cui benessere inclusa la pace sociale interna dipende in larga parte dall’export commerciale verso il mondo anglosassone (ossia con le incertezze della Brexit), con fortune costruite sulla base di una debolezza intrinseca dell’euro causata dalla mera presenza dei paesi periferici; i quali oggi – sobillati e sostenuti da Washington – stanno ribellandosi all’asse franco-tedesco. Caos.

In tutto questo siamo ancora in attesa di una discesa dei corsi del dollaro come strumento principe per far implodere l’EU.

Ecco, precisamente in questo contesto si stanno innescando gli accordi geostrategici franco-tedeschi mirati a sfidare Washington anche sul piano militare, ossia finalizzati a dotare Berlino addirittura della bomba atomica in veste forse EU ma certamente franco-tedesca, in perfetto contrasto con gli accordi di Yalta.

Come andrà a finire secondo voi? Se domani Berlino dovesse dire, abbiamo l’atomica, cosa succederebbe? Gli USA abbasserebbero la testa dicendo, liberi tutti? E la Russia, sarebbe contenta di avere un vicino bellicoso in grado di sferrare un attacco nucleare ai propri confini? Kaliningrad tornerebbe in mani prussiane?

Non penso proprio. Da qui la mia convinzione che la Germania e dunque l’EU – assieme al vero folle leader della compagine, Macron – si stiano cacciando in un guaio enorme.

Ritengo parimenti che Berlino non si fermerà nel suo progetto revanscista euro-centrico: anche in caso di vittoria populista alle Europee sarà pronta a tirare dritto, perseverando nel suo piano di emancipazione dagli USA, mettendosi in diretta competizione geostrategica con Washington.

Come andrà a finire? Per gradi, ritengo che la situazione si scalderà, inevitabilmente. Ritengo per altro che l’aspetto – ossia il conflitto – economico la farà da padrone. A causa di ciò la tensione anche e soprattutto sui mercati salirà (volatilità, scandali finanziari, Deutsche Bank al collasso, multe, flash crashes ecc.).

Se come penso Berlino l’atomica già ce l’ha ed a breve verrà anche annunciata, il mazzo passerà inevitabilmente di mano, agli USA, che dovranno fare qualcosa di serio.

Cosa questo possa significare solo il Supremo lo sa, ma ritengo nulla di buono per l’EU.

Chi subirà maggiormente la situazione temo sarà l’Italia, stretta fra la bassissima preparazione dei propri governanti gialloverdi – sebbene relativamente onesti e certamente in buona fede – e le destabilizzazioni reciproche in seno alle istituzioni italiane, tra il fronte europeista-elitario legato all’EU e quello borghese tradizionalmente legato agli USA: vedremo la magistratura che direzione seguirà, dopo essere stata investita durante Tangentopoli dal Dipartimento di Stato e di Giustizia USA – Rudolph Giuliani conosce tutta la storia, a menadito – del primo grande reset italiano del dopoguerra, di fatto rivelatosi un autogol per Washington.

Oggi, preso nota degli alti ranghi militari NATO in Europa infarciti di generali tricolori in posizioni apicali mai raggiunte dal dopoguerra, nulla è da escludere purtroppo, vista la posta in gioco.

Mitt Dolcino

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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