Farsi processare non è nella disponibilità di Salvini

So cosa ripete Matteo Salvini: “vado a processo, non ho paura”. Ecco, pur comprendendo l’uomo Matteo e la sua fermezza, vorrei dire al politico Salvini (che ho votato e come me molti italiani per cui rappresenta la speranza di un futuro da italiani liberi ed orgogliosi della propria nazione) che quella di lasciare che l’azione penale vada avanti è un’opzione che mette a rischio la tenuta dell’equilibrio istituzionale della Patria e come tale non può, non deve essere nella sua disponibilità. Una cosa del genere non può essere nella disponibilità di alcuno che l’Italia ed gli italiani sia stato chiamato a rappresentare e difendere.

Di fronte alla messa in stato d’accusa, da parte della magistratura, di scelte eminentemente politiche di un governo legittimo la sola risposta è la Costituzione con le sue leggi. E proprio la Carta rimanda alla Legge Costituzionale che spiega che non si può procedere con il procedimento penale ove “l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo”. Mi pare chiaro che un politico che abbia messo i suoi convincimenti ed i conseguenti comportamenti come cardini del programma elettorale, facendosi su queste scelte votare dagli italiani e mantenendo quindi le sue promesse una volta al governo, sta agendo nel perseguimento di quello che lui (e la maggioranza degli italiani) identifica come “preminente interesse pubblico”.

Sarebbe poi surreale che di diverso avviso fosse chi quelle idee ha condiviso in sede di programma di governo (presentato ed approvato dalle Camere) e che fa parte della maggioranza di Governo, come i 5 Stelle, avendo fra le proprie fila addirittura il Ministro competente rispetto alle scelte sui porti, ovvero Toninelli. Di questo Di Maio, Di Battista e compagnia cantante è bene comincino a farsene una ragione perché comprendere la “ragion di stato” è una delle minime caratteristiche che deve avere un uomo di governo e che lo distingue da un peone di successo in gita premio al Parlamento o a Palazzo Chigi.

L’emergenza derivante dalla messa in crisi dell’equilibrio fra Poteri ed Ordini dello Stato è oggi ancora più chiara alla luce del fato che alla strana richiesta di procedere del Tribunale dei Ministri di Catania, contro la stessa richiesta di archiviazione dell’accusa, si è aggiunta la missiva di un procuratore della Procura di Catania che scrive al governo, intimando ai suoi esponenti di prendere provvedimenti politici non in forza di una sentenza esecutiva o di un’ordinanza di una Corte ma di una sua personale convinzione. Non senza avere aperto un bel fascicolo contro ignoti a preparare la prossima puntata della guerra fra toghe e politica.

Insomma, se vogliamo riaffermare la sovranità della politica sulla tecnica ed il primato del popolo sovrano rispetto ad organizzazioni private, trafficanti di uomini e governi stranieri non c’è altra strada che votare NO alla richiesta di procedere contro il Ministro dell’interno e Vice Presidente del Consiglio Matteo Salvini. Chiunque per calcolo o per dispetto, per coraggio o per viltà, per honestà o disonestà scegliesse di votare al Senato per autorizzare i magistrati ad andare avanti si prende la gravissima responsabilità di dare un ennesimo e forse mortale colpo alle istituzioni democratiche di questa nostra Italia e ne risponderà di fronte al popolo sovrano ed alla storia.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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