Francesco Lomonaco: un precursore del sovranismo?

Nella sua “Storia del Fascismo” Pino Rauti riferisce che l’ideologo lucano Francesco Lomonaco, vissuto a cavallo tra settecento ed ottocento, era considerato in alcuni circoli culturali del “fascismo delle origini” tra i “precursori del Fascismo”. Può dirsi altrettanto rispetto al “sovranismo”? A leggere qualche brano di quello che è considerato il suo testamento ideale e politico, “Colpo d’Occhio sull’Italia”, parrebbe di si.

Chi era Francesco Lomonaco? Nacque a Montalbano Jonico nel 1772 e morì suicida a Pavia nel 1810. Aveva partecipato alla rivoluzione napoletana del 1799 e sfuggì al patibolo per un mero errore di trascrizione del suo cognome. Esiliato in Francia rientrò in Italia al seguito delle truppe napoleoniche e si stabilì a Milano. Nella capitale della Repubblica Cisalpina e, in seguito, del Regno d’Italia, venne a contatto con gli altri esuli napoletani ( tra cui Vincenzo Cuoco) e con Alessandro Manzoni (che gli dedicò un sonetto), Ugo Foscolo e Vincenzo Monti. A questi fece conoscere l’importanza dell’opera di Giovan Battista Vico, sia pure nell’interpretazione illuministica. E’ in quel contesto che ottenne l’incarico di professore di storia e geografia al Collegio militare Ghislieri di Pavia; scuola che nella visione del regime napoleonico lombardo doveva preparare i futuri ufficiali e comandanti militari.
Nella sua opera letteraria e pubblicistica spiccano “Le Vite de’ famosi Capitani d’Italia” e “Le vite degli eccellenti italiani”, opere che gli valsero da parte di Manzoni l’appellativo di “Plutarco italiano”.

In queste opere, che si caratterizzano per un linguaggio sobrio e divulgativo, del medesimo tenore della “Storia d’Italia” di Indro Montanelli per intenderci, Lomonaco celebra il “genio italiano” attraverso biografie che riguardano grandi poeti (Dante e il Tasso), navigatori (Colombo e Dandolo),scienziati (Galileo), filosofi (Vico), guerrieri come Francesco Sforza, Ludovico il Moro, Bartoleomeo Colleoni, il Conte di Carmagnola ed altri. Con esse Lomonaco intendeva affermare il “primato italiano” nei vari ambiti dell’umano, sia che si tratti del sapere che della pratica e dell’azione.
Aveva esordito nel mondo della saggistica storica con “Il Rapporto al Cittadino Carnot” un saggio nel quale, in parallelo con l’opera più famosa di Vincenzo Cuoco, analizza le ragioni del fallimento dell’esperienza della Repubblica Partenopea. Scrisse anche saggi di impostazione filosofica e di chiara matrice ed impostazione sensistico – materialista, come “Analisi della Sensibilità” e “Discorsi Letterari e Filosofici”.

Come si chiude la parabola di questo intellettuale meridionale che, al pari di Ugo Foscolo e di tanti altri intellettuali italiani, visse l’illusione che Napoleone potesse divenire “levatrice” e al tempo stesso “mallevadore” dell’Unità Nazionale? Quando nei suoi scritti e nel suo insegnamento al collegio Ghislieri le sue idee sulla necessità dell’Unità Nazionale e di conseguenza della sovranità della nazione italiana si manifestarono con più evidenza e minori prudenze inibitorie, egli fu costretto a lasciare l’insegnamento, fu sottoposto ad una sorveglianza speciale da parte della polizia napoleonica. Prostrato e logorato anche da difficoltà economiche si gettò, durante una piena, nel navigliaccio del fiume Ticino a Pavia.
Il gesto fatale di Lomonaco, in verità, fu anche preceduto da una sorta di nemesi ideale ed intellettuale derivante dall’impossibilità di conciliare e riportare a sintesi posizioni antitetiche e contraddittorie come i suoi sentimenti ed ideali patriottici e nazionali e la sua formazione illuminista e “cosmopolita”. In virtù di questo retaggio culturale aveva sperato vanamente che Napoleone (esito finale della rivoluzione francese) potesse consentire in un’Europa giacobina ed illuminista il libero affermarsi delle nazionalità e della loro sovranità all’interno dei confini dei propri stati.

Dell’intellettuale di Montalbano resta una sincera e grande passione per l’unità e l’identità italiana così mirabilmente descritte in un altro passo di “Colpo d’Occhio sull’Italia”: L’Italia non essendo divisa né per mezzo di grossi fiumi, né di gran montagne, godendo la stessa fertilità di suolo, racchiudendo in sé tutte le umane risorse, bagnata dal Mediterraneo, dallo Jonio, dall’Adriatico e separato dagli altri popoli da una catena di monti inaccessibili, sembra che dalla natura sia destinata a formare una sola Potenza. I suoi abitanti, che parlano la stessa lingua, che hanno la medesima tinta di passioni e di carattere, che godono di ugual genere di sviluppo morale e di fisica energia, che non sono separati né da interessi, né da opinioni religiose, sono fatti per essere membri della stessa famiglia.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
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