Il Mezzogiorno abbandonato dal Governo e drogato dal reddito di cittadinanza

I dati resi noti da poche ore dall’annuale rapporto Svimez ci presentano una realtà drammatica che ormai sembra irreversibile nel Mezzogiorno, un’implacabile fotografia dove emergono le tinte fosche di un’area del Paese che si allontana sempre di più dal centro nord, sia da un punto di vista produttivo che da un punto di vista occupazionale, e se a questo aggiungiamo il progressivo aumento delle migrazioni delle giovani generazioni, stando alle stime dello Svimez, nel 2050 saranno ben 5 milioni coloro che sceglieranno di andare a vivere e a lavorare nelle aree più produttive d’Italia e d’Europa, e chi sono questi migranti interni? Sono paradossalmente i giovani più formati, neo laureati e con un grado di specializzazione elevata, in sostanza le migliori energie di un’area del paese, questo comporta non soltanto un pericolo demografico ma anche un massiccio fallimento della scuola tecnica ed universitaria del Mezzogiorno che forma giovani professionisti destinati altrove.

L’impatto delle politiche governative balza agli occhi al di là di qualsivoglia lettura di parte, il reddito di cittadinanza ha prodotto posti di lavoro pari allo zero, anzi, paradossalmente sembra sempre più una misura tesa a lenire le sofferenze di un enorme massa di persone che sono sempre più invogliate a smettere di cercare un lavoro, e se a questo aggiungiamo il pericolo enorme che da ieri si abbatte sul futuro dell’ Ilva di Taranto che grazie alle scelte scellerate di questo governo rischia la chiusura, si dovrà pensare a concedere sussidi ad altri 10 mila disoccupati oltre a perdere un punto di riferimento per tutta l’industria italiana che da sola vale 1,5 punti di PIL per la Puglia.

Il tutto in quadro politico in cui il governo pare non abbia la minima idea di sviluppo per il Mezzogiorno, oggetto di una clamorosa sperequazione in quanto ad investimenti pubblici destinati ad infrastrutture e politiche di convergenza. Occorre un’idea di sviluppo per il Mezzogiorno ed occorre tirarla fuori ora, prima che il divario sia così irreversibile da mettere a rischio l’intero sistema Paese, occorre tirar fuori il coraggio di scelte precise, quel coraggio che la destra politica pur ha avuto nel corso della sua storia, la destra che intuì il ruolo trainante del Mezzogiorno quale punto di riferimento culturale e ponte naturale sul Mediterraneo quale destino per una rinascita economica e sociale in chiave nazionale.

Da Lauro ad Almirante, da Tatarella a Parlato, quell’idea di riscossa di Mezzogiorno, a volte sopita e sacrificata sull’altare di un’alleanza per non osare sbilanciare troppo il baricentro di un azione, sol perché poteva essere interpretata da taluni come le solite rivendicazioni di comodo, devono essere tirate fuori e messe al centro di un offerta politica, al centro di una visione incardinata in una complessiva idea di sviluppo per il Paese, la tragedia è in atto, chi spera che con i sussidi e con qualche intervento spot si possa risolvere il problema contribuisce soltanto a rubare il futuro a milioni di cittadini ed ad ammazzare il Mezzogiorno.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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