La banalità del male

Può essere? Può essere così triste e banale il discorso di insediamento di un Presidente del Consiglio? Leccato e azzimato come un politico della prima Repubblica, di quelli che servivano a “fare immagine” per coprire gli intrighi della vecchia partitocrazia, Giuseppe Conte ha esordito dicendo che il suo nuovo Governo sarebbe stato un prodigio di cambiamento e di novità. Dopo questo avvio, unito ad una tirata moralistica contro Salvini sulla necessità di moderare i toni, è partita la peggiore fiera delle banalità.

I soliti auspici ad un cambiamento in Europa, che aspettiamo invano da 20 anni, con immancabile modifica del Patto di Stabilità, già auspicata – figuratevi un po’ – da Romano Prodi. Un po’ di ambientalismo sparso e di promesse d’investimenti pubblici senza nessuna traccia di come sia possibile pagarli, un altro po’di populismo anti-politica per tagliare i parlamentari e frasi generiche sull’emergenza immigrazione. La banalità più assoluta. Ma, parafrasando al ribasso Hannah Arendt, è la banalità del male. Perché il vero senso del discorso è tutto nei salamelecchi nei confronti dell’Unione Europea e della nuova Commissione di Ursula von del Leyen. Il Governo Conte si giustifica solo come un argine ultra-europeista di fronte al “mostro” sovranista di Salvini e Meloni. La logica della paura e dell’asservimento, coperta a malapena dalle parole di un discorso fin troppo banale e noioso.

Talmente noioso che anche i deputati della maggioranza hanno presto smesso di applaudire, lasciando Conte in balia delle proteste dell’opposizione. Persino quel citrullo di Luigi Di Maio aveva l’espressione quasi sgomenta di chi si sta rendendo conto di essersi ficcato in un brutto guaio. Fuori dal Palazzo rumoreggiava una folla crescente e imprevista di contestatori armati di Tricolori, molti di più di quelli che anche Giorgia Meloni e Matteo Salvini si aspettavano. Questo popolo in piazza ha trovato di fronte a sé Forze dell’Ordine a cui era stato ordinata la mano dura, come non avveniva ormai da molto tempo. Ecco la banalità del male che chiude il suo cerchio: non hanno nulla da dire se non l’apoteosi del politicamente corretto, sanno di non avere dalla loro parte la maggioranza degli italiani e cominciano a fare ricorso a una repressione tutt’altro che strisciante. Saranno mesi duri quelli che ci attendono, ma oggi sappiamo che, anche se durano, non potranno superare vivi le prossime elezioni.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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