La scuola del Ministro Fioramonti

In precedenti articoli dedicati alla “questione – scuola”, così come nella relazione che discutemmo al seminario di ottobre 2018 “Riprendiamoci le chiavi di Casa” e che comparirà nel volume “Sovranismo: le radici e il progetto”, abbiamo sostenuto la tesi che la crisi e il declino della scuola italiana fossero stati causati in maniera cospicua anche dall’assenza di una grande pedagogia quale quella gentiliana che aveva contraddistinto la scuola italiana in quasi tutto il secolo ventesimo.
Questo tratto ha caratterizzato i ministeri Gelmini, Giannini, Fedeli e Bussetti. Non altrettanto può dirsi del “ministero Fioramonti” che intende sì avvalersi di una pedagogia nel governo di Viale Trastevere ma facendo ricorso a riferimenti pedagogici pericolosi e deleteri.

Di recente il Ministro ha potuto godere della sponsorizzazione di importanti organi di stampa della sinistra internazionale e globalista come il New York Times, El Pais, il Washington Post, il Guardian, il settimanale Stern e l’agenzia Reuters. Questi organi di stampa di grande influenza sull’opinione pubblica progressista hanno presentato il Ministro come il vero “anti-Salvini” italiano e come una sorta di Bill De Blasio di casa nostra.

Ma, al di là dei significativi patronage di cui gode il nostro, quali sarebbero i punti che ne farebbero presagire una sostanziale e più preoccupante pericolosità rispetto ai suoi predecessori? Una delle sue prime provocazioni ha riguardato la pretesa sostituzione nelle aule del Crocifisso con una carta geografica del mondo. In precedenza aveva invitato gli studenti a “bigiare” la scuola e a partecipare alla manifestazione contro i cambiamenti climatici indetta da Greta Thunberg. Ha annunciato che verrà introdotta per 33 ore all’anno (un’ora alla settimana) la disciplina di “Educazione Ambientale” e che tutte le altre discipline dovranno essere “declinate” nei termini e nella prospettiva di diffondere il verbo della “sostenibilità”. Ha fatto capire che, se potesse farlo subito, metterebbe questa nuova materia al posto dell’insegnamento della religione cattolica.
Altre discipline tipiche della tradizione ed identità culturale italiana potrebbe subire i colpi della sua mannaia, come il latino da sostituire con il coding (il linguaggio degli algoritmi), la storia che non dovrà occuparsi più di date, grandi battaglie e grandi personaggi ma, per esempio, anche delle imperfezioni e delle cadute di questi personaggi. Ha fatto l’esempio dell’ulcera di Napoleone. A lui studente sarebbe piaciuto, studiando la storia, sapere un po’ di più su cosa avesse originato questa patologia.
Ha anche annunciato che si avvarrà della consulenza (non crediamo gratuita e di poco costo) della più aggiornata intellighentia progressista: Jeffrey D. Sachs dell’Harvard Institute, di Kate Raworth dell’Istituto Cambiamenti Ambientali di Oxford e della “eco – santona” indiana Vandana Shiva, famosa propilatrice di fake news come quella secondo cui 250 mila agricoltori indiani si sarebbero suicidati per colpa degli OGM.

Qual è la filosofia che fa da sfondo a queste prese di posizione oltre l’aspetto fokloristico che sembrerebbe emergere? Si tratta di una filosofia “panteista” di derivazione russeauiana che molto deve al culto della “Dea Gaia” che caratterizzava le prime battaglie grilline e di Casaleggio Senior. Lo stesso simbolo dell’attivista – bambina Greta rimanda al modello dell’ “Emile” russeauiano, del “buon selvaggio” che il passaggio dalla natura alla società irrimediabilmente corromperebbe.
Il vuoto pedagogico che aveva caratterizzato i precedenti ministeri dell’istruzione rischia di essere riempito con una sorta di regressione in una pedagogia non solo superata ma addirittura sepolta legittimamente nel dimenticatoio dalla scienza dell’educazione.
Leonardo Giordano

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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