Mattei: profilo di un sovranista ante litteram

A distanza quasi di 60 anni dal misterioso incidente aereo che ne provocò la morte, è opportuno che anche la Destra (soprattutto quando essa si definisce “sociale” e “sovranista”) faccia i conti con la figura di Enrico Mattei, la cui azione, a cavallo tra anni ’50 ed anni ’60, sia pur tra molte contraddizioni, influì significativamente nel panorama politico e socio-economico dell’Italia uscita dalla sconfitta bellica.

Non ci sia di impedimento, in questo giudizio, il fatto che egli sia stato comandante partigiano; fatto da collocare forse più nella dimensione dei fatti contingenti, più che nella sfera dei fatti essenziali e che restano.

Mattei sovranista. Perché? Il suo sforzo di manager, prima alla guida dell’Agip (che non volle liquidare –compito gli avevano assegnato – ma rilanciare) e poi da presidente dell’Eni, fu quello di affrancare l’Italia dalla dipendenza energetica rispetto a  potenze e a potentati che volevano trattare l’Italia come una colonia: USA e “Sette sorelle” (la definizione fu sua) in testa a tutti. C’è un’intervista televisiva in cui Mattei descrive con un aneddoto quale fosse la sua meta. In essa racconta che dopo esser tornato da una battuta di caccia, diede da mangiare ai suoi cani. Vide avvicinarsi alle ciotole uno smunto e magro gattino. Esso, approfittando dell’iniziale indifferenza dei cani, era quasi giunto ad assaggiare il primo boccone nella ciotola quando uno dei cani della muta gli si avventò e lo sbranò. “Quell’episodio –dice Mattei nell’intervista- mi fece chiaramente comprendere il contesto nel quale si trovava l’Italia/gattino” e gli rafforzò la motivazione a combattere per emancipare il paese da quella condizione di estrema subalternità.

Mattei solidarista. Perché? Il suo retroterra culturale era stato quello sì del cattolicesimo “sociale” (creò e finanziò nella DC la corrente “basista”) ma anche quello del corporativismo cattolico di Giuseppe Toniolo: un recente convegno all’Università Cattolica di Milano l’ha confermato. Lo dimostrò poi nei fatti. Immaginò un modello di relazioni industriali in cui si potesse pure praticare la partecipazione agli utili aziendali e si potesse costruire una sorta di “welfare” aziendale. Intorno alle aziende Eni sorgevano villaggi e centri residenziali, la cui architettura era affidata a celebri urbanisti di scuola “razionalista”, villaggi affidati agli operai, ai dipendenti e alle loro famiglie.

Mattei non materialista né marxista. Perché? Sono noti i contatti con le gerarchie cattoliche lombarde, con Paolo VI in modo particolare che aiutò nell’opera di ricostruzione degli edifici ecclesiastici all’indomani delle distruzioni belliche, con il quale ebbe anche un fertile dialogo spirituale. Cose che contraddicono nettamente l’immagine che la “vulgata” neoliberista (Indro Montanelli in testa a tutti) ha trasmesso per comunicarci l’immagine di un Mattei corrotto e corruttore. Giulio Sapelli, uno dei giovani studiosi ed economisti allevati nel Centro Studi dell’Eni di Mattei, in una recente intervista a “Tempi” ha rivelato che Mattei donava il suo stipendio da manager Eni ad un convento di clausura di Matelica (la sua città natale) sicchè alla moglie Greta, che rischiava di vivere in povertà, fu riconosciuta dal Consiglio di Amministrazione dell’Eni una non ricca pensione.

Mattei coraggioso avversario della logica di Yalta. Perché? Egli comprende che il Mediterraneo è il luogo in cui il peso internazionale dell’Italia può meglio farsi sentire ed apprezzare. E’ quindi inevitabile che si debbano stabilire relazioni più intime con Egitto, Libia, Algeria post-coloniale, Marocco e persino Iran; anche a costo di urtare la suscettibilità di “atlantisti” e filoamericani, di britannici e francesi.

Mattei meridionalista. Perché? Innanzitutto perché non esiste politica “mediterranea” senza aver presente il ruolo che potrebbe giocarvi il Sud. Inoltre egli, con l’Eni e le  aziende consorelle (Snam, Anic, Nuovo Pignone, Agip Mineraria) inizia a fare nel sud quello che l’IRI aveva fatto durante il ventennio nel centro-nord: risollevare le sorti dell’industria pubblica italiana e renderla competitiva sia rispetto ai privati che alle grandi aziende internazionali.

Dice Daniele Pozzi, in uno dei saggi più documentati sull’opera di Enrico Mattei:<< Le esperienze intellettuali, le vecchie e nuove frequentazioni di questi anni, contribuirono a formare le idee fondanti  e le principali motivazioni della futura attività del Mattei: una forte coscienza sociale, rafforzata dall’esperienza di povertà familiare e di “emigrazione”; un pronunciato nazionalismo, dovuto in parte alla cultura dell’epoca e in parte alla positiva valutazione delle effettive possibilità di sviluppo dell’Italia; la ferma convinzione della necessità di un ruolo forte dello Stato a sostegno dell’economia, retaggio non solo della cultura economica fascista ma anche espressone di pulsioni anticapitaliste di matrice cattolica e socialista e dell’esigenza di trovare soluzione a quello che sembrava allora il problema irrisolto del capitalismo internazionale, drammaticamente messo in luce dalla crisi del 1929.>>

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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