Non esiste una nazione europea. Esiste un’Europa delle nazioni

Da quando i gialloverdi sono al Governo, nelle file degli europeisti di lotta e di potere è emersa sempre più forte l’esigenza di “combattere” (politicamente) i nazional-populisti, attraverso la creazione di un “argine” anti-sovranista in chiave oppositiva ai gialloverdi, visti – a torto o ragione – come gli alfieri del sovranismo.

Allora, benché abbia ripiegato su un atteggiamento più critico e maggiormente severo nei confronti dei pentaleghisti, è chiaro che questo leit motiv che tende a confondere nazional-populismo e sovranismo ha un po’ stancato. E ha stancato, perché è basato su un errore di fondo (voluto o meno) che viene ripetuto spesso fino alla nausea: e cioè l’idea che sovranismo e nazionalismo siano interscambiabili se non addirittura sovrapponibili, quando invece rappresentano gli antipodi l’uno dell’altro.

A beneficio di chi legge, premetto e ribadisco il concetto: il sovranismo è opposto al nazionalismo. Il sovranismo è patriottismo costituzionale e dunque rappresenta un’istanza democratica opposta a qualsiasi fenomeno nazionalista. Rappresenta il ripristino della piena sovranità costituzionale e il rispetto dei principi costituzionali in materia economica e sociale, contro il neonazionalismo tedesco di cui sono impregnati i trattati europei. Il fenomeno nazionalista, invece, è tutt’altro: è la prevaricazione di una nazione sull’altra, sul presupposto della superiorità politica, economica, militare e persino etno-culturale. Confonderli, perciò, è politicamente e storicamente errato.

Fatta la premessa, quello che qui interessa evidenziare è che il leit motiv del “neoeuropeismo” anti-sovranista cerca di arginare il sovranismo, alimentando l’idea che europeismo ed europeità siano sinonimi. In altre parole che l’essere europei in quanto appartenenti al continente europeo implichi (bontà loro!) necessariamente l’essere europeisti, in quanto appartenenti all’Unione Europea. Sicché apparirebbe del tutto ingiustificato qualsiasi atteggiamento anti-europeista, sul presupposto che l’aspirazione naturale di un popolo – il popolo europeo – sia l’unità politica ed economica, e che dunque, l’anormalità stia, non già nel costrutto eurocratico e nelle aspirazioni (queste sì) nazionaliste dell’europeismo germanico, ma nella esistenza degli Stati nazionali e di chi lotta per difenderne l’indipendenza e la sovranità.

La verità dunque è ben diversa. Vero è che tutti siamo europei, in quanto l’Italia geograficamente appartiene all’Europa, ma l’essere europei in senso politico (europeismo) non è l’essere europei in senso geografico (europeità). Di più: l’essere europei in senso politico è una finzione giuridica senza alcun fondamento culturale. Non esiste un popolo europeo, o meglio una nazione europea, la cui aspirazione addirittura sia l’unità politica. Esistono i popoli europei, o meglio le “nazioni europee”, ognuna con la sua lingua, la sua cultura, le sue tradizioni, i suoi costumi e il suo Stato nazionale, libero e sovrano. Perciò, se esiste qualcosa di politicamente innaturale, questo è il neonazionalismo tedesco, pilastro unico dell’europeismo.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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