Primi giorni di scuola: vecchi problemi e preoccupanti prospettive

La scuola è iniziata da pochi giorni in tutt’Italia e si ripropongono i problemi di sempre: docenti che ancora mancano in molte scuole, edifici ancora in buona parte inadeguati e non del tutto sicuri, addirittura molte scuole ancora prive di presidi; decine di vincitori di concorso, infatti, vistisi spostare a centinaia o migliaia di chilometri di distanza dal loro luogo di residenza, hanno rinunciato tornando a fare gli insegnanti, come accadde nel 2015 all’applicazione della “Buona Scuola” di Renzi.

In cambio, a fine estate, è letteralmente esplosa dal punto di vista mediatico la parola d’ordine di iniziare a fare una scuola senza zaino anche in Italia. Noncuranti delle preoccupazioni espresse da vari intellettuali, di Destra e di Sinistra, sullo stato comatoso della nostra scuola, si è lanciato questo spot vuoto, retorico e privo di senso per cui nelle scuole italiane non si dovrebbero più portare libri, penne, righelli, temperamatite, gomme, tutto quello insomma che per secoli è stato il corredo scolastico degli alunni e studenti italiani.

Il 13 agosto scorso, Ernesto Galli della Loggia, in un fondo sul Corriere della Sera aveva affermato che in buona parte lo scadimento delle classi dirigenti italiane, al centro come in periferia, è dovuto anche al declino della scuola italiana ed al degrado del sistema educativo nazionale. Sempre sul medesimo organo di stampa, Carlo Sini qualche settimana prima aveva lanciato insieme ad altri 100 intellettuali questo preoccupante monito: “L’obiettivo primario della scuola deve essere quello di avvicinare gli alunni alla grande cultura non alle pretese competenze di cui parlano riformatori sconsiderati in preda ad ossessioni pedagogico-valutative.”

Su La Verità di domenica 15 settembre lo psicologo Claudio Risé afferma: “Si fa fuori lo zaino contenitore per eliminare il contenuto, cioè i libri e trasformare la scuola in chiacchiera […] Scuola senza zaino ha in compenso (potevano mancare?) tre valori manifesto: ospitalità, responsabilità, comunità. Tre bei concettoni super astratti e ipersociali, lontani dall’attività personalissima della scuola primaria e secondaria. E’ questa socializzazione così pervasiva e asfissiante a far sì che i ragazzi più svegli delle nostre società si chiudano in camera e non vogliano più vedere nessuno come gli hikikomori anche italici.”

I propugnatori di queste scuole senza zaino, senza libri e senza classi (il modello sarebbe la scuola finlandese quando proprio la Finlandia sta facendo marcia indietro) si trincerano dietro le pedagogie marginali di Maria Montessori e Johann Pestalozzi le quali si sono diffuse in ambiti molto circoscritti e privati mai assurgendo a ispirare i più complessi sistemi educativi nazionali e di massa. Tra l’altro l’interpretazione di queste pedagogie non è la più ortodossa. Dice sempre Risé: “I maestri delle pedagogie d’avanguardia rimarrebbero di stucco scoprendo che nelle scuole senza zaino, gli spazi di aule o giardini delle loro amate scuole attive ( i kindergarten nacquero in giardino) sono stati sostituiti da open space, come qualsiasi Mondadori o multinazionale, anticipo precoce di successive nevrosi.”

Non passerà tempo e suggeriranno anche scuole senza maestri e professori, supplendo in video-conferenza con robot transumani programmati a botta di algoritmi. Questo orizzonte non sarebbe troppo lontano, se si pensa che in Cina, nell’aprile del 2018, è stato già sperimentato il primo telegiornale condotto da un robot con sembianze umane.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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