Se passa la riforma del MES l’economia italiana è finita

Sulla riforma del MES (Meccanismo europeo di Stabilità – evoluzione del Fondo salva Stati) si sta giocando una partita decisiva per il nostro futuro economico e per il nostro rapporto con l’Unione Europea.

Il caso è emerso dopo che Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno accusato il premier Conte di aver accettato sotto banco questa riforma, ma è esploso quando anche il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli hanno denunciato i pericoli di questo nuovo trattato. A questo punto i media non hanno più potuto etichettare il problema come la solita fake news dei “cattivi sovranisti” e finalmente anche Giggino Di Maio ha dovuto alzare la voce nel Governo.

Certamente sullo sfondo rimane l’assoluto dilettantismo con cui la politica e il giornalismo italiano affrontano il nostro rapporto con l’Unione Europea. Quel dilettantismo che ci ha portato, in altre epoche e anche con governi di centrodestra, ad aderire a cuor leggero al Fiscal Compact o al Trattato di Dublino sui migranti. Mentre anche i più “europeisti” tra gli uomini politici farebbero bene a rendersi conto che a Bruxelles non ci saranno svolte a favore dello sviluppo e del welfare, ma la contrario programmi di progressivo inasprimento dell’austerità. Il Ministro delle finanze tedesco Olaf Sholz ha parlato chiaro (intervista sulla Repubblica, a cui lo stesso giornale ha pubblicato ieri una dura replica di Alessandro Penati), la neo-Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si prepara ad operare di conseguenza.

Come è stato sottolineato dall’autorevole blog http://orizzonte48.blogspot.com/ il rischio è quello di sottometterci a condizioni capestro che ci obbligheranno a rispettare subito non solo il pareggio di bilancio, ma anche la riduzione a tappe forzate del nostro debito pubblico secondo gli obiettivi del Fiscal Compact (60% debito/pil). Combinando riforma del MES con il procedere dell’Unione bancaria europea si otterrà l’effetto di impedire alle nostre banche di comprare titoli di stato italiani (che quindi sarebbero totalmente in balia dei capricci del mercato globale) , di imporre una ristrutturazione del debito delle banche e dello Stato a carico dei risparmiatori privati (un bail-in generalizzato) e si crea un “piano inclinato” di effetti annuncio che potrebbe trasformare anche la più normale difficoltà politico-finanziaria nella crisi totale del nostro debito pubblico e nell’esplosione dello spread.

Al contrario le banche tedesche e francesi potrebbero accede al Fondo senza eccessivi problemi e quindi il risultato per gli italiani sarebbe doppiamente beffardo: finanzieremmo contemporaneamente sia il salvataggio dei paesi più forti che lo strangolamento dell’Italia.

Lo ha ammesso perfino Carlo Cottarelli in un articolo sulla Stampa: “Se gli investitori sanno che il Fondo salva Stati, quello che può intervenire in caso di problemi, richiederà probabilmente la ristrutturazione del nostro debito come condizione per un prestito, come pensate che si comportino? Smetterebbero di comprare titoli di Stato al primo segnale di tensione: un momento di difficoltà che potrebbe essere superato, potrebbe trasformarsi in una crisi profonda, che porterebbe effettivamente alla necessità di ricorrere al Mes e alla ristrutturazione del debito.”

Ma Pierre Moscovici, nella sua ultima visita in Italia come Commissario europeo ha messo le mani avanti: «Quello sul Meccanismo Europeo di Stabilità è un testo accettato a giugno da parte del governo precedente. Oggi ci sono persone che ne parlano in modo diverso, ma c’erano anche loro quando è stato adottato».

Se il Parlamento italiano non blocca questa follia sarà veramente impossibile per l’Italia affrontare a testa alta qualsiasi altro negoziato con l’Unione Europea, ma sarà anche molto improbabile salvare la nostra economia dalla devastazione.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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