25 aprile: considerazioni sovraniste del giorno dopo

Proprio ieri, 25 aprile, il cantautore non conformista Giuseppe Povia ha diffuso sui social una sua rilettura ironica e dolente della famosa canzone partigiana “Bella ciao”. In sostanza, nel suo testo rivisto Povia chiede a tutti gli antifascisti che si gloriano di questo canto, perché quando parlano di liberazione nazionale continuano a pensare a lotte avvenute 75 anni fa e non alla condizione attuale dell’Italia. Un’Italia che avrebbe drammaticamente bisogno di una nuova liberazione, quello che ci deve affrancare dalla dominazione economica delle tecnocrazie della Globalizzazione e di un’Unione Europea dominata dalla Germania. Già, bella domanda…

Sarà stata solo un’impressione, ma ieri, nei messaggi del Capo dello Stato e delle altra autorità istituzionali, abbiamo notato, nella consueta enfatizzazione delle lotte partigiane per la libertà, una minore insistenza sul nemico principale di quelle lotte, la Germania che dopo l’8 settembre aveva invaso buona parte della penisola italiana. Come che si volesse evitare qualsiasi parallelismo tra quelle vicende storiche e lo scontro sulla gestione della crisi del Covid-19 che sta oggi dividendo l’Italia dai paesi del Nord , guidati appunto dalla cancelliera tedesca Merkel.

E in effetti una rilettura in chiave sovranista della ricorrenza del 25 aprile forse ci può aiutare a rivedere in una prospettiva nuova le vecchie polemiche che pesano su quella data.

Innanzitutto, se il 25 aprile fu vera Liberazione perché da quella data le truppe americane sono rimaste di stanza sul nostro territorio nazionale? All’epoca la presenza militare americana in Italia era rappresentata da una contro-invasione contrapposta a quella tedesca, poi con la permanenza fino ad oggi di basi militari (alcune totalmente segrete) sottratte alla sovranità nazionale italiana e spesso agli stessi comandi NATO. Se la Repubblica Sociale Italiana era obiettivamente una realtà istituzionale a sovranità limitata rispetto al Terzo Reich, dopo la fine della guerra la Repubblica Italiana – nonostante quanto scritto nella Carta costituzionale –  ha subito una doppia limitazione della propria sovranità, prima da parte americana e poi attraverso l’adesione ai Trattati europei.

In effetti con la fine della guerra fredda USA-URSS e la riunificazione della Germania, l’incidenza americana sulla politica italiana si è progressivamente ridotta (limitandosi oggi all’utilizzo di parti del territorio italiano come basi militari per intervenire nel Mediterraneo e in Medio Oriente) mentre è parallelamente cresciuta la dipendenza da una Unione europea progressivamente egemonizzata dai tedeschi.

Ora tutto questo sembra non scuotere le coscienze di chi sfilava (fino all’anno scorso) nei cortei per il 25 aprile, salvo pochi gruppi estremisti dichiaratamente antagonisti contro tutto e quindi non solo antifascisti ma anche anti-USA e anti-UE. Eppure è evidente che i Trattati europei hanno messo in discussione molti dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana, a partire dalla sovranità nazionale e popolare per arrivare ai diritti sociali dei cittadini e dei lavoratori. In questa ottica la recrudescenza dell’odio antifascista che è avvenuta in questi anni (negli anni 80 era molto scemata), sembra non solo uno strumento per combattere i nuovi venuti della politica della seconda Repubblica, ieri Berlusconi oggi Salvini e la Meloni, ma sembra anche un modo per occultare e rimuovere questi problemi enormi.

In altri termini si ricordano le lotte contro un vecchio nemico ormai inesistente, per non guardare in faccia i nuovi, reali e potenti nemici della libertà, della democrazia e della sovranità del popolo italiano.

Da queste considerazioni nasce una prospettiva politica. Per tanti anni, a cominciare da Giorgio Almirante, si è parlato di una pacificazione nazionale capace di rimarginare le vecchie ferite della guerra civile che divise il nostro Paese tra il 1943  e il 1945. Ma la storia ci insegna che le vecchie divisioni si superano non in base ad appelli buonisti alla fratellanza e all’unità nazionale, ma solo quando emergono nuovi nemici che costringono una comunità nazionale a combattere unita.

L’unica strada per non continuare a dividersi tra chi si richiama ancora oggi all’antifascismo e chi invece mantiene viva la “memoria dei vinti”, l’unica strada vera per comprendere che non tutte le ragioni stavano da una parte e non tutti torti stravano dall’altra, è quella di affrontare oggi una lotta di liberazione nazionale, questa volta senza compromessi e guerre civili, che riconsegni pienamente la sovranità nazionale al popolo italiano.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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